1943-48, Roma “città aperta” e la transizione italiana verso la democrazia: il quartiere Prati, laboratorio politico di Alcide De Gasperi

Ripercorrendo i luoghi e i rifugi della capitale dove prese corpo la proposta ideale e programmatica dello statista trentino

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A settant’anni di distanza, nel celebrare le date e le ricorrenze riferite a uno dei periodi più importanti e difficili dell’Italia contemporanea, si rende interessante ripensare ad alcuni luoghi–simbolo della ricostruzione post-bellica e del lascito testamentario politico di Alcide De Gasperi, primo Presidente del Consiglio dell’Italia repubblicana e tra i padri della Costituzione.

Cola di Rienzo, Via Orazio, Piazza Cavour, Via Crescenzio, Piazza Mazzini, Via Bonifacio VIII (oggi Via De Gasperi) : fu quella, in pieno centro di Roma, la logistica in cui gli stati maggiori antifascisti della corrente popolare si riunirono tra il ’43 e il ’48 gettando le basi ideali e politiche per la ricostruzione del paese. E formulando, allo stesso tempo, le proposte circa il successivo assetto costituzionale della nazione. La memoria storica si concentra presso Prati, una delle zone della capitale dove giunsero a maturazione le teorie e le soluzioni di compromesso tra i partiti che stavano maggiormente contribuendo alla lotta per la Liberazione; vi abitavano Ercole Chiri, Mario Scelba, Giuseppe Spataro e lo stesso De Gasperi, il quale, dopo aver alloggiato in una pensioncina di Via Crescenzio, si trasferì prima in Via Monte Santo e poi in Via Bonifacio VIII. Ma quelle stanze vennero frequentate anche da personaggi come Giovanni Gronchi, Paolo Bonomi, Giuseppe Romita, Guido Gonella e altri giovani attivisti che affrontarono in modo diretto, sotto l’aspetto politico, la crisi del dopoguerra.

Se oggi siamo a conoscenza del testamento politico dello statista trentino è grazie soprattutto a Maria Romana, figlia di Alcide, la quale mise a disposizione delle scuole e degli studiosi gli scritti del padre relativi agli anni della Resistenza e della Liberazione dal nazifascismo. Non mancano tuttavia le testimonianze preziose di chi visse in prima persona – spesso da clandestino –  quelle difficili giornate. Lo stesso Spataro, che ospitò nel suo studio di Via Cola di Rienzo tutta una serie di animate e drammatiche discussioni, non si stancò di sottolineare «quanto queste fossero pericolose e vietate durante il ’43 e il ’44, periodo che precedette l’arrivo degli Alleati».

Come accennato, la gran parte degli incontri, prima del ’45, avveniva in gran segreto. Con uno spirito propositivo e la consapevolezza che l’esito di un conflitto così devastante doveva ancora decidersi, De Gasperi stese in modo olografo il suo pensiero politico e le sue mozioni, riprese e dattiloscritte successivamente dalla figlia. Le premesse del programma che avrebbe dato vita alla Democrazia Cristiana, divenute oggetto, dopo il ’43, di numerose analisi, correzioni e deduzioni, sono ricche di riferimenti e allusioni al quartiere romano in cui visse durante la delicatissima fase di transizione relativa al quinquennio compreso tra l’Armistizio, la Liberazione dal nazifascismo, la nascita della Repubblica e la compilazione della Carta Costituzionale del 1948. Suddetta stesura, intramezzata da riflessioni personali e lettere indirizzate alla moglie Francesca, si richiama ininterrottamente alla matrice cristiana delle sue idee e promuove contestualmente la laicità delle istituzioni poiché “la partecipazione di tutti i cittadini alle decisioni comuni è parte integrante di una moderna democrazia”. L’Italia che De Gasperi auspica è solidale e pacifica, e deve tradursi nella cooperazione tra i popoli facendo affidamento a un “ordine internazionale secondo giustizia ed equità sociale”. Libertà e democrazia sono dunque indissolubilmente complementari, inscindibili, in uno schema secondo il quale lo Stato deve assicurare alla Chiesa la sua integrità e la facoltà di esprimersi in piena autonomia (De Gasperi citò in tal senso le posizioni del discusso Pio XII, il Pastor Angelicus ).

Nel gennaio del 1944, a seguito dello sbarco angloamericano di Anzio, inaspritasi l’occupazione tedesca, Il Popolo, clandestinamente, pubblicava “La parola dei democratici cristiani”. Nello scritto è racchiusa una sintesi effettiva del programma degasperiano, che mise al primo posto il primato della coscienza morale di ogni individuo, legata al rispetto delle leggi e all’assunzione delle proprie responsabilità di fronte a Dio e alla nazione. L’opera politica testamentaria di De Gasperi, ripresa e pubblicata recentemente da alcune scolaresche romane, è stata tramandata alle generazioni successive, proprio come egli avrebbe voluto. La divulgazione delle idee per un futuro migliore coltivata (tra mille difficoltà) nei “laboratori politici” ubicati tra le vie del rione Prati, oggi I Municipio, a sole poche decine di metri dal Parlamento.