Discorso all’umanità

Era dal 1936 che Chaplin stava lavorando alla sceneggiatura di un film che denunciasse gli orrori del nazifascismo attraverso una parodia satirica.

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Per Gentile concessione del direttore e autore dell’articolo Antonio Gaspari, riproponiamo questo testo apparso sulle pagine del giornale Orbisphera

Era l’ottobre del 1940 quando, negli Stati Uniti, fu proiettato il film “Il grande dittatore”.

Scritto, diretto, musicato, interpretato e prodotto da Charlie Chaplin, il film è la parodia satirica più straordinaria e famosa della dittatura nazifascista di Adolf Hitler (“Adenoid Hynkel” nel film) e Benito Mussolini (“Benzino Napaloni” nel film).

Era dal 1936 che Chaplin stava lavorando alla sceneggiatura di un film che denunciasse gli orrori del nazifascismo attraverso una parodia satirica.

Depositò la prima sceneggiatura presso la Lybrary of Congress il 12 novembre 1938, due giorni dopo la “notte dei cristalli”, quando le SA naziste e la gioventù hitleriana distrussero oltre 1.400 sinagoghe e case di preghiera ebraiche, dando alle fiamme cimiteri, luoghi di aggregazione, e migliaia di negozi e case private della comunità ebraica.

Nella sceneggiatura erano presenti situazioni realmente accadute ed erano oggetto di parodia eventi come la visita di Mussolini in Germania e l’annessione dell’Austria alla Germania.

Il 3 settembre 1939 furono distribuite le copie della sceneggiatura; nello stesso giorno l’Inghilterra dichiarò guerra alla Germania. La settimana successiva cominciarono in gran segreto le riprese del film.

Nonostante Chaplin sapesse che il suo film non sarebbe stato proiettato in Europa, investì nella produzione circa due milioni di dollari: una cifra enorme per quei tempi. Inoltre “Il grande dittatore” era il primo film con dialoghi parlati e Chaplin non voleva tacere di fronte alla minaccia che incombeva sul mondo.

In Europa il film non fu distribuito. In Italia il MinCulPop fascista emanò la disposizione di “ignorare la pellicola propagandistica dell’ebreo Chaplin” (anche se Chaplin non lo era), e anche la riedizione de “Il grande dittatore” fatta nel 1960 rimase a lungo sotto censura.

Il film ebbe grande successo commerciale, nel 1941 ottenne cinque candidature al Premio Oscar e viene tutt’oggi considerato uno dei capolavori della storia del cinema. Nel 1997 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.

Nella parte finale del film, Charlie Chaplin pronuncia con ardore il “Discorso all’Umanità”, che rimane anche oggi straordinariamente attuale. Lo riportiamo di seguito:

«Mi dispiace, ma io non voglio fare l’imperatore. Non voglio né governare né comandare nessuno. Vorrei aiutare tutti: ebrei, ariani, uomini neri e bianchi. Tutti noi esseri umani dovremmo unirci, aiutarci sempre, dovremmo godere della felicità del prossimo. Non odiarci e disprezzarci l’un l’altro. In questo mondo c’è posto per tutti.

La natura è ricca e sufficiente per tutti noi. La vita può essere felice e magnifica, ma noi l’abbiamo dimenticato. L’avidità ha avvelenato i nostri cuori, fatto precipitare il mondo nell’odio, condotti a passo d’oca verso le cose più abiette.

Abbiamo i mezzi per spaziare, ma ci siamo chiusi in noi stessi. La macchina dell’abbondanza ci ha dato povertà, la scienza ci ha trasformati in cinici, l’abilità ci ha resi duri e cattivi. Pensiamo troppo e sentiamo poco. Più che macchine ci serve umanità, più che abilità ci serve bontà e gentilezza. Senza queste qualità la vita è vuota e violenta e tutto è perduto. L’aviazione e la radio hanno avvicinato la gente, la natura stessa di queste invenzioni reclama la bontà dell’uomo, reclama la fratellanza universale. L’unione dell’umanità. Persino ora la mia voce raggiunge milioni di persone.

Milioni di uomini, donne, bambini disperati, vittime di un sistema che impone agli uomini di segregare, umiliare e torturare gente innocente. A coloro che sono vittime dell’odio io dico: non disperate! Perché l’avidità che ci comanda è soltanto un male passeggero, come la pochezza di uomini che temono le meraviglie del progresso umano. L’odio degli uomini scompare insieme ai dittatori. Il potere che hanno tolto al popolo, al popolo tornerà. E qualsiasi mezzo usino, la libertà non può essere soppressa.

Non cedete a dei bruti, uomini che vi comandano e che vi disprezzano, che vi limitano, uomini che vi dicono cosa dire, cosa fare, cosa pensare e come vivere! Che vi irreggimentano, vi condizionano, vi trattano come bestie! Voi vi consegnate a questa gente senza un’anima! Uomini macchine con macchine al posto del cervello e del cuore.

Ma voi non siete macchine! Voi non siete bestie! Siete uomini! Voi portate l’amore dell’umanità nel cuore. Voi non odiate. Coloro che odiano sono solo quelli che non hanno l’amore altrui.

Non difendete la schiavitù, ma la libertà! Ricordate che nel Vangelo di Luca è scritto: «Il Regno di Dio è nel cuore dell’Uomo». Non di un solo uomo, ma nel cuore di tutti gli uomini. Voi, il popolo, avete la forza di creare le macchine, il progresso e la felicità. Voi, il popolo, avete la forza di far sì che la vita sia bella e libera.

Voi potete fare di questa vita una splendida avventura.

In nome della democrazia, uniamo le forze. Uniamoci tutti! Combattiamo tutti per un mondo nuovo, che dia a tutti un lavoro, ai giovani la speranza, ai vecchi la serenità e alle donne la sicurezza.

Combattiamo per mantenere queste promesse. Per abbattere i confini e le barriere. Combattiamo per eliminare l’avidità e l’odio. Un mondo ragionevole in cui la scienza ed il progresso diano a tutti gli uomini il benessere. Nel nome della democrazia siate tutti uniti!».