9 Maggio. Giorno della memoria delle vittime del terrorismo Manca ancora a Roma un Memoriale per ricordare i 428 caduti

Il 9 maggio 1978,veniva ritrovato nel centro di Roma, nel portabagagli di un auto, il corpo senza vita dell’On. Aldo Moro, Presidente della Democrazia Cristiana.

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Il 9 maggio 1978,veniva ritrovato nel centro di Roma, nel portabagagli di un auto, il corpo senza vita dell’On. Aldo Moro, Presidente della Democrazia Cristiana.

Il 4 maggio 2007, a 29 anni da quel drammatico evento, è stata approvata la legge n°56, , con la quale la Repubblica Italiana istituiva, il 9 maggio, quale “Giorno della memoria, dedicato alle vittime del terrorismo interno e internazionale, e alle stragi di tale matrice”.

Le vicende del terrorismo, nel nostro Paese e a Roma in particolare, o del periodo chiamato “anni di piombo”, avvenute nella seconda metà del secolo scorso, hanno determinato fra vittime individuali, stragi terroristiche e violenza politica: 428 morti e

oltre 2000 feriti, di cui una parte con danni permanenti.

La vicenda dell’estradizione dal Brasile del terrorista Cesare Battisti, condannato dalla Giustizia Italiana per 4 omicidi, ha richiamato l’attenzione dell’opinione pubblica a gennaio di questo 2019, attraverso giornali e TV, su un periodo della nostra storia recente, che  spesso, viene rimossa, per motivi di non conoscenza, d’ignoranza, di pigrizia culturale e di indifferenza.

Eppure, i 14.615 attentati compiuti (Sergio Zavoli “La notte della Repubblica” ed.2009), ha visto protagonisti, tra gli altri, Prima Linea, Brigate Rosse, Nuclei Armati Rivoluzionari e Ordine Nuovo, sono la riprova di un disegno eversivo che ha cercato di minacciare e colpire drammaticamente la nostra democrazia repubblicana.

E’ finito il terrorismo ? O ci dobbiamo interrogare, se esistono nuovi rischi di una nuova rinascita del terrorismo interno ma soprattutto  internazionale .

Importante è ricordare le vittime di ieri e i motivi che l’hanno generato, ma è anche urgente e necessario diffondere ,veicolare e alimentare la cultura della legalità, della giustizia sociale, e della solidarietà. Ricordare le vittime del terrorismo è un dovere.

Dedicare strade, scuole, parchi, targhe e lapidi, a persone che sono state sacrificate dalla violenza del terrorismo, sono atti lodevoli, ma è necessario fare di più, in modo particolare nei confronti delle nuove generazioni, nelle scuole che conoscono poco queste vicende.

Spiegare, informare, testimoniare che cosa sono stati gli  “anni di piombo” per chi li ha vissuti, è anche un dovere civico verso le vittime di quei anni opachi e drammatici.

In questo senso è necessario pensare concretamente di realizzare a Roma un memoriale, un monumento, un sacrario, dedicato alle vittime del terrorismo del nostro paese.

Roma è stata teatro di attentati che hanno colpito politici, magistrati, professori universitari, tutori dell’ordine (carabinieri e polizia di stato) e altre categorie di gente comune.

Negli anni passati, in occasione della giornata dedicata alle vittime del terrorismo, le Istituzioni, a partire dal Comune di Roma, la Regione Lazio e da ultimo il Ministero dei Beni Culturali, hanno ipotizzato soluzioni per “un sito simbolico” per ricordare i nuovi martiri della nostra democrazia, ma sono rimaste buone intenzioni, anche se l’ipotesi di un “Memoriale” sembrava quella più semplice da realizzare, in un luogo significativo della Città Eterna.

Quast’anno le celebrazioni ufficiali si svolgeranno alla Camera dei Deputati, presente il Capo dello Stato ( in altri anni anche il Quirinale ha ospitato questa “Giornata della Memoria) e il significato è ricordare a tutti noi, e in particolare alle nuove generazioni, che non hanno vissuto il dramma del terrorismo, che è necessario coltivare la memoria, non dimenticare mai chi si è battuto ed ha accettato il rischio di sacrificare la propria vita, per “stare dalla parte giusta”. Ecco perché è urgente, superando le difficoltà, realizzare il “Memoriale” per i caduti degli anni di piombo.

Infine c’è un vecchio detto o adagio popolare, che ci deve far riflettere: “Ricordiamo sempre, che senza memoria, siamo tutti più fragili e più deboli”.