A.A.A. cercasi serietà e idee chiare

È preoccupante vedere quanta confusione e ignoranza stiano prevalendo intorno al serio problema dell’euro.

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Articolo già apparso sulla Newsletter di Servire L’Italia

È preoccupante vedere quanta confusione e ignoranza stiano prevalendo intorno al serio
problema dell’euro. Ieri sulla prima pagina del quotidiano Libero campeggiavano due titoli ad effetto. Il primo su 4 colonne: “Moneta unica sull’orlo del fallimento L’euro è in coma, che crepi pure”. E nel sottotitolo si leggeva: “Fioccano gli studi e gli articoli degli economisti che prevedono l’uscita dell’Italia dall’euro. Ci sono tutti i presupposti della profezia che si autoavvera”. Il secondo titolo si riferiva a un colloquio di Pietro Senaldi, Direttore di Libero, con il Ministro Paolo Savona: “O mi ascoltano o affondiamo – Se non si stimola la crescita rischiamo il collasso. Anche la UE deve fare i compiti”.

Sono titoli che creano allarme e confusione, per nulla in linea con il serio e costruttivo
documento che il Ministro Savona ha spedito il 12 settembre a Bruxelles con l’idea di formare un Gruppo di lavoro ad alto livello per proporre una riforma del funzionamento dell’UE. Fra l’altro in questo documento si legge: “Una moneta unica è indispensabile per il buon funzionamento di un mercato unico. Essa svolge un ruolo determinante nello sviluppo delle economie trainate dalle esportazioni, come gran parte di quelle europee. L’euro è diventato la seconda moneta negli scambi mondiali reali e finanziari”.

E noi italiani vogliamo che crepi? È davvero assurdo! Le conseguenze negative del ritorno
alla lira sarebbero devastanti per il risparmio degli italiani, per la nostra economia e per il
finanziamento del debito pubblico. Non usciremmo solo dall’euro, ma anche dall’Unione
Europea, il che causerebbe la fine dei favorevoli accordi commerciali delle nostre imprese con gli ex-partners europei, Germania in testa, principale acquirente dei prodotti italiani.
In Italia l’ignoranza regna sovrana su questi fondamentali problemi, come si può notare tutti i giorni nel leggere le dichiarazioni di chi è favorevole all’uscita dall’euro. E c’è ignoranza anche sulle cifre, come dimostrava ieri Ferdinando Da Rold su La Verità che “lamentava” il fatto che nel 2017 il reddito pro-capite in Lussemburgo è stato di 90.700 euro e in Italia solo di 29.200 euro.

Ma si è dimenticato di dire che il 75% del pil lussemburghese è fornito dal settore bancario grazie al lavoro di ben 152 banche, per lo più straniere, che portano i ricavi fuori dal Paese e quindi fuori dalla disponibilità dei lussemburghesi. Questi, pertanto, solo sulla carta possono vantare di avere il reddito pro-capite più alto del mondo. In realtà è un reddito pro-capite poi goduto in gran parte dalle “teste” degli azionisti stranieri delle banche estere operanti in Lussemburgo.

C’è quindi l’esigenza di avere serietà e idee chiare nel lavorare per il rilancio dell’UE,
evitando il pericoloso clima conflittuale generato dal problema dei migranti che Salvini sta
miopemente cavalcando per ottenere un fragile consenso demagogico di breve termine. Un
governo responsabile dovrebbe invece dedicare grande attenzione alla proposta che il Ministro Savona ha inviato a Bruxelles per migliorare il funzionamento dell’Unione Europea. L’augurio è che non si realizzi la profezia fatta di recente da Salvini: “Dopo le prossime elezioni di maggio, Orban e io guideremo l’Europa”…