A Cuba continuano le proteste. Intervento del Consiglio episcopale dell’America Latina dopo la presa di posizione dei Vescovi dell’isola caraibica.

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Non accenna a placarsi il moto popolare che sfida, sull’onda di una grave crisi economica, il regime comunista cubano. La Chiesa mostra la sua sensibilità pastorale, anzitutto nel rapporto con le persone più deboli e povere, lanciando un messaggio di allarme e preoccupazione.

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Porta la firma del presidente monsignor Miguel Cabrejos e del segretario generale monsignor Jorge Lozano il messaggio indirizzato dal Consiglio episcopale latinoamericano (Celam) ai vescovi cubani: «Vicinanza e solidarietà di fronte ai recenti eventi che hanno avuto un impatto sulla vita, sulla dignità e sulla libertà delle persone, dopo i giorni di protesta», si legge nel testo.

I presuli del Celam sottolineano che «non possiamo chiudere gli occhi o guardare da un’altra parte, come se nulla stesse succedendo». Ed esprimono l’auspicio che «la risposta alle richieste della popolazione non sia l’immobilismo», che non si continui a dare «continuità ai problemi, senza risolverli» e che non si arrivi a un «irrigidimento di posizioni che potrebbero nuocere a tutti. Facciamo nostro anche il pensiero di Papa Francesco che chiede a tutti noi di ascoltare il grido della popolazione e risolvere i conflitti attraverso il dialogo», è scritto nella lettera.

Nello stesso tempo, «facciamo un appello deciso alle autorità governative affinché cerchino soluzioni, poiché sappiamo che nessuna azione violenta o aggressiva consentirà ai nostri popoli di avanzare lungo strade della fratellanza, giustizia e pace», le parole dei due rappresentanti del Celam. Da ultimo, l’incoraggiamento rivolto ai vescovi di Cuba a «continuare a sostenere la speranza del popolo cubano rafforzando, come già state facendo, la salvaguardia del bene comune».

In precedenza, e più direttamente. si erano espressi i Vescovi cubani. Se è vero che il governo «ha cercato di adottare misure per alleviare queste difficoltà», scrivevano l’altro giorno, è anche vero che «le persone hanno il diritto di esprimere i propri bisogni, desideri e speranze e, a loro volta, di esprimere pubblicamente come alcune misure prese li stiano colpendo seriamente. È necessario che ogni persona contribuisca con la propria creatività e iniziativa e che ogni famiglia lavori per il proprio benessere, sapendo che quando questo è possibile si sta lavorando per il bene della nazione». In questo momento invece «ci preoccupa – spiegavano impresuli – che la risposta a queste istanze sia l’immobilità, che contribuisce a dare continuità ai problemi, senza risolverli. Non solo le situazioni peggiorano ma si va anche verso una rigidità e un indurimento delle posizioni che potrebbero generare risposte negative, con conseguenze imprevedibili che danneggerebbero tutti noi».