A quando una sede di confronto tra gruppi e movimenti che fanno riferimento al cattolicesimo democratico e sociale?

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Sul sito “c3dem” è apparso il 6 gennaio l’intervento di cui si riporta di seguito l’ultima parte. L’autore non fa mistero del suo scetticismo circa la possibilità di rilanciare un partito a base cattolica. Ciò nondimeno considera il dialogo tra i riformisti di matrice cristiana un fattore essenziale di crescita democratica, di cui evidentemente il Paese potrebbe avvantaggiarsi.

 

Sandro Campanini

 

[…] il dibattito sulla presenza dei cattolici in politica – e in particolare dei cattolici di sensibilità riformista e democratico-sociale – si è spesso polarizzato attorno a due tendenze: la prima […] che vede ancora la necessità e financo la possibilità di una (o anche più) formazioni che si richiamino esplicitamente alla dottrina sociale della Chiesa, seppure presentandosi in modo laico e con programmi potenzialmente attrattivi per tutti; la seconda, per la quale è molto difficile e persino poco auspicabile portare avanti un progetto del genere, e dunque i cattolici – ormai minoranza nel Paese – devono spendere i loro “talenti” all’interno dei grandi partiti e lì far valere il loro “peso” culturale; i cattolici dispersi nelle varie formazioni dovrebbero dialogare e ritrovarsi su alcuni temi e proposte comuni.

 

Chi scrive ritiene che in politica non si debba mai escludere a priori nulla, perché i contesti storici possono cambiare e richiedere scelte diverse da quelle ritenute valide in precedenza, ma è, non da oggi, convinto che la seconda tendenza sia preferibile (e più praticabile).

 

C’è un però, ed è su questo che vorrei richiamare l’attenzione. Come ho personalmente provato a proporre in diverse occasioni e colloqui personali, mi sarei aspettato – e tuttora mi aspetto – che chi tra i cattolici riformisti/democratici/sociali ha un ruolo politico, soprattutto se di una certa importanza, si impegni a creare occasioni di incontro e scambio con altri/e che militano nella sua stessa formazione e in altre, nonché nell’ambito associativo. Non per costituire correnti più o meno confessionali o eventi di facciata, ma per condividere esperienze, idee, proposte. In alcune occasioni e su alcuni temi specifici questo è avvenuto, ma soprattutto grazie alla spinta di alcuni movimenti cattolici e in modo episodico.

 

Tutto ciò fa sorgere due domande: 1. I cattolici impegnati in politica, che pure si dicono talvolta preoccupati per il rischio di una scarsa incidenza, sono disponibili a lavorare su questo fronte o tutto sommato lo ritengono un obiettivo secondario? 2. A quando una sede permanente di dialogo e confronto tra loro e anche con associazioni, gruppi, movimenti che fanno riferimento alle stesse radici culturali? Il 2022 potrebbe essere l’anno giusto per rispondere a queste due domande. Anche perché fra  qualche mese – salvo sorprese – non potremo nemmeno più dire “abbiamo Mattarella come Presidente della Repubblica…”

 

Per leggere il testo integrale

https://www.c3dem.it/cattolici-in-politica-e-ora-di-parlarsi/