Abbiamo bisogno di idealismo e voglia di cambiare. Intervista a Dacia Maraini

I testimoni possono essere importantissimi nella interpretazione della realtà

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Per gentile concessione del magazine “L’equilibrio delle parti” numero di maggio-giugno della rivista Fondazioni

Viviamo in un’epoca priva di ideali e di valori condivisi. Ma qualcosa resiste, ed è il sentimento di partecipazione e di solidarietà a cui molti credono. Lo dimostra la grande quantità di volontari italiani, giovani o meno giovani, che girano per il mondo, portando assistenza, sostegno, collaborazione». Ne è convinta la scrittrice Dacia Maraini, che in quasi cinquant’anni di carriera ha pubblicato una mole sterminata di romanzi, raccolte di racconti, saggi e opere teatrali, e ha vinto i Premi Strega e Campiello, oltre a tantissimi altri riconoscimenti. «Oggi abbiamo bisogno di “idealismo” – prosegue –, ovvero di un atteggiamento di fiducia verso il futuro, voglia di cambiare, di migliorare, di capire e solidarizzare con gli altri. Insomma un nuovo slancio di umanesimo».

Nei suoi libri c’è una galleria eterogenea di personaggi femminili: le sue protagoniste rispecchiano degli aspetti del suo modo di essere?

Certo, c’è sempre qualcosa dell’autore nei personaggi, ma non bisogna pensare che uno scriva solo di sé, sarebbe monotono e noioso. Lo scrittore racconta il mondo. Si guarda intorno, osserva e scrive.

Nelle sue opere dedica ampio spazio alla condizione femminile: la donna italiana è cambiata nel tempo?

Sì, è cambiata e anche molto. Dopo il femminismo, che è stata una grande rivoluzione pacifica, tutte le leggi sulla famiglia e sulla parità sono cambiate. Non è poco. Il diritto di famiglia, la parità di salario, l’abolizione dell’indulgenza sul delitto d’onore, e tante altre leggi sono mutate. Solo che è più facile cambiare una legge che una mentalità millenaria. «V Per quella ci vorrà più tempo. Ma qualcosa si sta lentamente modificando. Basta pensare alla grande quantità di donne che entrano con successo nelle professioni prima esclusiva degli uomini. Troppo spesso però queste donne intelligenti e preparate non riescono a raggiungere posizioni di prestigio, perché ancora funzionano forme, a volte dissimulate, di discriminazione. Ma comunque, piano piano, una trasformazione della posizione delle donne nel mondo, ancora simbolicamente patriarcale, si sta compiendo.

Le “sue” donne sono ribelli, indomite, coraggiose. La volontà di disegnare personaggi così forti ha anche lo scopo di spronare, incoraggiare, stimolare?

I personaggi non nascono con lo scopo di incoraggiare. I personaggi nascono da passioni profonde e a volte imperscrutabili. Li raccontiamo perchè ci interessano, non per ragioni funzionali.

Accanto alla sua attività di scrittrice, c’è sempre stato anche l’impegno civile: dalla lotta femminista alla condanna del razzismo, della mafia e dell’emarginazione. Lo scrittore è solo un testimone o può essere anche motore dei cambiamenti sociali?

I testimoni possono essere importantissimi nella interpretazione della realtà. Non fanno politica ma lavorano sulla crescita della consapevolezza.

Ci sono scrittori contemporanei che apprezza?

Certo, moltissimi. Oltre tutto penso che gli scrittori fanno un importante lavoro sulla lingua italiana, ovvero sul pensiero. Chi conosce e pratica bene la propria lingua, ragiona e riflette meglio

Da “L’equilibrio delle parti” numero di maggio-giugno della rivista Fondazioni