ADESSO È IL TEMPO DELLA VERITÀ. QUALE ALLEANZA DI CENTRO SINISTRA SI VUOLE COSTRUIRE?

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Diceva Mino Martinazzoli chein Italia la politica è sempre stata sinonimo di politica delle alleanze”. Allora, che alleanza per il 25 settembre? Il tempo sta per scadere. Al di là delle promesse da marinaio o delle proposte goliardiche, è giunto veramente il momento per sapere se il Pd, innanzitutto, e i suoi principali alleati perseguono realmente lobiettivo di costruire e consolidare una coalizione di centro sinistra nel nostro Paese.

 

Giorgio Merlo

 

 

Ora siamo arrivati al dunque. Mi spiego subito e meglio. Il centro sinistra – o almeno alcuni dei suoi capi partito – non può continuare pubblicamente a recitare il rosario laico della necessità dell’alleanza vasta, di raccogliere sino all’ultimo voto contro i potenziali “fascisti” e contro un’alleanza “sovversiva, illiberale e pericolosa” per la qualità della nostra democrazia e poi, privatamente, stendere l’elenco dei veti e delle pregiudiziali politiche e personali contro tizio, caio e sempronio che pure appartengono a questo campo politico.

 

Insomma, per dirla con chiarezza e senza infingimenti ed ipocrisie di varia natura, o si lavora per costruire un’alleanza politica riformista, democratica, di governo e realmente e convintamente inclusiva oppure, al contrario, lo si dice in pubblico per lavarsi la coscienza e poi si punta in privato – esclusivamente ed organicamente – a fare il pieno di potenziali eletti per il proprio partito con tanti saluti ad una alleanza e ad una coalizione competitiva e capace di essere una vera alternativa al centro destra e alla destra. Questo, e non altro, è il cuore della scelta politica che deve fare innanzitutto il vertice del Partito democratico e, in secondo luogo, tutti i partiti e i movimenti cosiddetti alternativi al centro destra e alla destra. Perché, sino ad oggi, abbiamo assistito ad uno spettacolo francamente indecente che non può non far rabbrividire qualsiasi cittadino/elettore che vota un’alleanza di centro sinistra. E questo perché  prevalgono, paradossalmente e grottescamente, una serie di veti e di controveti che bloccano all’origine qualsiasi possibilità di dar vita ad una alleanza politica seria e competitiva.

 

Del resto, con questa strana e singolare concezione non sarebbe mai nato l’Ulivo – per non parlare dell’Unione – ma non sarebbero mai decollati neanche altre formule politiche del passato sempre ispirate a quella “cultura delle alleanze” che resta il punto nevralgico e decisivo per dare un governo al nostro Paese nel segno del pieno riconoscimento del pluralismo democratico e della negazione della prassi del “partito unico” e, di conseguenza, dell’uomo solo al comando. E questo non solo perché , come ci ricordava sempre l’indimenticabile Mino Martinazzoli, “in Italia la politica è sempre stata sinonimo di politica delle alleanze”. Ma per la semplice ragione che, soprattutto in un contesto politico ed istituzionale caratterizzato da un impianto sostanzialmente bipolare, se non si costruisce una alleanza competitiva, larga e plurale la sconfitta è già assicurata in partenza.

 

Ed è proprio questo il dubbio che comincia a circolare sempre di più nel campo del centro sinistra. Perché, per dirla con l’ultima notizia di giornata, quando Clemente Mastella ha posto il tema di costruire finalmente un’alleanza larga e plurale senza alcuna prevenzione o pregiudiziale di natura politica o personale nei confronti di chicchessia, la reazione dei vari capi partito del centro sinistra non è stata affatto entusiasmante e nè tantomeno positiva, nonchè scontata. E questo, purtroppo, resta il vero tallone d’Achille non solo per il futuro e la prospettiva del centro sinistra ma anche, e soprattutto, per il destino democratico e riformista del nostro Paese.

 

Ora, tutti sappiamo che il tempo sta per scadere. E, al di là delle promesse da marinaio o delle proposte goliardiche che vengono pubblicamente avanzate sapendo che poi saranno privatamente sabotate, è giunto veramente il momento per sapere se il Pd, innanzitutto, e i suoi principali alleati perseguono realmente l’obiettivo di costruire e consolidare una coalizione di centro sinistra nel nostro Paese o se, al contrario, danno per scontata la sconfitta al prossimo 25 settembre e si cerca, ognuno per sè, di ridurre i danni. Tertium non datur. Questo è il bivio di fronte al quale ci troviamo. Tutti sappiamo, ma proprio tutti, che in molti collegi del Sud senza un’alleanza politica vera e convinta con Mastella e il suo partito il risultato è compromesso in partenza. Senza sconti e senza ipocrisia. E lo stesso, forse, può valere per Renzi in altri territori del nostro Paese, e via discorrendo.

 

Ecco perché adesso deve avere il sopravvento “il linguaggio della verità” a scapito di quello ispirato alla furbizia se non addirittura a quello dell’ipocrisia. Saranno solo le scelte politiche concrete a dirci quale delle due linee prevarrà. E questo è utile oggi per sapere come il centro sinistra affronterà questa impegnativa e complessa campagna elettorale e domani per certificare che le responsabilità politiche di una eventuale sconfitta avranno nomi e cognomi ben definiti.