Adesso serve un nuovo “preambolo”. Contro i populismi.

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In ricordo del Preambolo di Donat Cattin, che unì nel congresso dc del 1980 la maggioranza ‘anticomunista’ del partito e divise per altro le forze della sinistra interna, l’autore propone coraggiosa,ente di allestire quanto prima un nuovo ‘documento’ – analogo per qualità al vecchio Preambolo – capace di unire le forze democratiche contro il populismo ancora presente nelle pieghe della società.

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Quando si parla di “preambolo” – almeno nella politica italiana – il ricordo corre direttamente a Carlo Donat-Cattin e al congresso della Democrazia Cristiana del febbraio 1980. Si trattava, per chi se lo fosse dimenticato, di un documento che fu scritto di pugno dal leader della sinistra sociale di Forze Nuove che modificava la linea e la strategia politica della Dc facendo prevalere l’alleanza con i socialisti e i partiti di democrazia laica chiudendo, al contempo, l’esperienza della “solidarietà nazionale” con il Partito Comunista Italiano. E, soprattutto, qualunque ipotesi di alleanza con i comunisti, tanto a livello nazionale quanto a livello locale. 

Un documento che ribaltò i pronostici della vigilia di quello storico congresso democristiano e che si apprestava ad inaugurare una nuova stagione politica per il paese e per la stessa Democrazia Cristiana. Un documento, quello scritto da Donat-Cattin, che raccolse la maggioranza dei delegati e che era dettato da motivazioni squisitamente e unicamente politiche. Quindi nessuna pregiudiziale ideologica nè, tantomeno, nessuna vendetta o voglia di rivalsa nei confronti di chi governò sino a quel momento la Democrazia Cristiana. Un documento, tuttavia, che ad oltre 40 anni dalla sua stesura continua a dividere gli storici e soprattutto i cattolici impegnati in politica, nonchè i democristiani ancora attivi qua e là nei vari partiti e cartelli elettorali attuali.

Ora, però, archiviate quella stagione e quelle lunghe discussioni, si ripropone – nel nuovo contesto politico italiano – la necessità di arrivare al più presto ad un nuovo “preambolo”. Un “preambolo” che non chiude più le porte ai comunisti – che sono comunque spariti dalla scena politico elettorale italiana anche se sono rimasti nella loro declinazione peggiore come esponenti di una sinistra salottiera, alto borghese, aristocratica e con uno smaccato impianto moralistico – ma, semmai, che deve diventare un argine invalicabile ai populisti e al populismo. Vecchi e nuovi. È questa la vera sfida politica che attende i democratici, gli europeisti, i riformisti e chi pensa e vuole ancorare la propria azione politica, culturale e legislativa ai valori e alla prassi della Costituzione repubblicana. Un “preambolo” politico e culturale, appunto.

È inutile girarci attorno. “Se la politica”, come ci ricordava sempre con intelligenza e saggezza Mino Martinazzoli, “in Italia è sempre stata sinonimo di politica delle alleanze”, è pur vero che oggi l’avversario più insidioso ed irriducibile continua ad essere il populismo. E, nello specifico, il populismo di marca grillina. Perchè, al di là di qualunque pregiudizio politico o pregiudiziale ideologica, in quel populismo si annidano i principali ostacoli per declinare una vera ed autentica strategia democratica, riformista, socialmente avanzata, partecipativa e ancorata alla nostra cultura costituzionale e alla stessa prassi parlamentare e rappresentativa. È appena sufficiente ricordare alcuni postulati costitutivi del populismo nostrano per rendersene conto: antipolitica, antiparlamentarismo, antisistema, giustizialismo manettaro, demagogia, odio per le culture politiche e i partiti che affondano le loro radici nel passato, disprezzo per i politici non riconducibili alla loro esperienza. Nonchè, e non per ultimo – come la concreta esperienza ha persin platealmente confermato – trasformismo e opportunismo politico e parlamentare.

Ecco perchè, in vista delle prossime e decisive elezioni politiche, il “preambolo” politico antipopulista quasi si impone per la salvaguardia e la conservazione della nostra democrazia. E, soprattutto, per la qualità della nostra democrazia che proprio il populismo svuota e indebolisce dall’interno. Tocca alle forze democratiche che ci sono – e quelle che nasceranno in vista delle politiche – arginare quella deriva e quella decadenza e assumere una iniziativa capace di fronteggiare un’insidia che ormai da troppo tempo mina le radici del nostro sistema politico e ne infiacchisce la sua vitalità. Senza distinzioni di sorta e senza continuare a blaterare, soprattutto da parte dei circoli della sinistra salottiera, aristocratica e moralistica, sui rischi virtuali e astratti di derive autoritarie, dittatoriali, illiberali e carnevalate simili. È giunto dil tempo di gettare alle ortiche quelle amenità goliardiche e di concentrarsi, invece, sui veri rischi che attraversa la nostra democrazia.

Certo, oggi, e purtroppo, i Donat-Cattin non esistono più. Ma un “preambolo” è attualissimo. Anzi, indispensabile per la salute delle nostre istituzioni, per la qualità della nostra democrazia e per la stessa credibilità della nostra politica.