Ado Moro: Una politica intesa come forma di solidarietà tra uomini liberi

Il Domani d’Italia, in collaborazione con Orbisphera, Centro studi Aldo Moro e Archivio Gero Grassi,

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Riteniamo interessante, a ridosso del 42° anniversario del ritrovamento del corpo dell’On. Aldo Moro (9 maggio 1978), pubblicare l’articolo scritto dallo statista pugliese nell’agosto 1944. Già nel titolo (“Ricostruzione”) si possono cogliere i nessi con l’attualità, avviandoci noi tutti verso una fase particolarmente complessa, che vedrà impegnato il Paese in un grande sforzo di cambiamento e riorganizzazione. Qui riportiamo il testo integrale, con introduzione e note, pubblicato in A. Moro, La vanità della forza. Gli articoli su “La Rassegna” di Bari(1943-1945), a cura di Lucio D’Ubaldo,  Roma, 2016). La parte conclusiva dell’articolo, per il suo carattere così attinente al dibattito odierno, è stata scelta per essere letta da Marco Frittella, noto giornalista Rai, nell’allegato video realizzato da “Il Domani d’Italia” – e ringraziamo nella circostanza l’amico Nicola Lori per l’egregio lavoro svolto – in collaborazione con la testata quotidiana online “Orbishera”, il Centro Studi Aldo Moro e l’Archivio Gero Grassi.

RICOSTRUZIONE

Non è una fuga dalla realtà, perché Moro aborriva quello che, in altra circostanza, aveva definito astrattismo, bensì una sincera e profonda attenzione alla causa di una decadenza, oltremodo dolorosa per il popolo italiano, che necessitava di essere affrontata con intelligenza, per essere vinta grazie, principalmente, a una rinnovata scala di valori. Alcuni di essi, infatti, dovevano essere recuperati e ricomposti nell’ambito di una pedagogia civile, in linea con le aspettative di ripresa della vita democratica e, perciò, di cambiamento della mentalità collettiva. Il patriottismo, ad esempio, aveva nutrito il discorso pubblico e la maniera di atteggiarsi, tra parate ed esibizioni militaresche, dello Stato fascista. Questa teatrale raffigurazione della italianità, pomposamente ricollegata ai fasti imperiali di Roma antica, faceva pendant con lo svuotamento del civismo: il patriota poteva tributare gli onori alla bandiera (e al duce) e rintanarsi subito appresso nella sua privata dimensione di onesto e disciplinato suddito del Regno.

Nulla di più si chiedeva agli italiani: essere fervidi patriottici e lasciare campo libero all’autorità del regime. Ebbene, se questa era la natura e la funzione del patriottismo secondo la grammatica autoritaria dell’epoca mussoliniana, non per questo la nuova stagione democratica avrebbe dovuto espungere dalla vita pubblica il concetto dell’amor di patria. Moro, a riguardo, non contrappose a quella fascista una possibile retorica democratica: in una dialettica così semplificata, ai limiti della banalità, senz’altro avrebbe perso l’ethos della nuova Italia. Cercò, piuttosto, di riempire di contenuto quel concetto di patriottismo che l’ideologia totalitaria aveva sfruttato a fini di propaganda e di organizzazione del consenso. L’amor di patria faceva parte – doveva far parte – del senso del dovere. E quando, suggerì Moro, ognuno di noi compisse il suo dovere, in quel momento e per quella ragione attinge all’amore per la vita. Qui risiedeva anche la fonte di rigenerazione della politica, ovvero di una politica intesa come forma di solidarietà tra uomini liberi, capaci di indirizzare al bene i loro sforzi, pronti a sacrificare i propri egoismi per rafforzare l’interesse generale della società. Non più individualismo, ma vita sociale; non più retorica pubblica e asservimento privato, ma ricerca e conquista di una solidarietà che effondeva sugli uomini gioia e amore per la vita, con pienezza di libertà. Questa, in definitiva, era la ricostruzione a cui Moro invitava a guardare con semplicità e purezza, sia di mente che di cuore.

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Aldo Moro

Si parla molto di ricostruzione oggi, ma le idee del popolo italiano su questo punto non sono abbastanza chiare. Noi siamo stati abituati per 20 anni a guardare ogni attività della nostra vita sotto il profilo della politica122 e poiché, al popolo italiano è stato dato di quest’ultima un falso concetto, ogni attività della vita quotidiana è diventata solenne come una cerimonia ufficiale ed ha perso, nel vuoto decoro esteriore, ogni senso umano. Per 20 anni abbiamo parlato di un servizio sociale che ogni uomo deve rendere, di una responsabilità patriottica da assolvere ed ogni momento della nostra vita ci è apparso come donato alla collettività, contributo alla sua vita, espressione, in una parola, di patriottismo. C’è dunque un problema preliminare da risolvere e cioè che cosa debba intendersi per Patria, per collettività, per politica. Ora, noi siamo uomini e capaci perciò di capire ed amare veramente, con tutto lo slancio del nostro io, solo le cose che parlano al nostro cuore e destano la nostra umana sensibilità. Le cose non cambiano, se gli uomini, invece che isolati, sono considerati insieme. La vita sociale, se condotta secondo la sua verità (che è condizione perché possa apparire come di interesse per noi) non nega, ma moltiplica l’uomo123. Noi parliamo allora senza timore di collettività, intendendola come un complesso di esperienze umane eguali alla nostra, un ritrovamento del nostro io negli altri, del nostro io che tanto più si possiede quanto più vada ripetuta, e sempre in modo originale, la sua umana appassionante vicenda in altri uomini. Così la Patria è totalità di esperienze umana e riflette nella sua grandezza e complessità quello che è il può dare senso alla dimensione politica del cittadino, in questa successiva analisi, invece, poneva sotto accusa il fatto che la propaganda mussoliniana imponesse, sotto l’egida di un patriottismo totalizzante, la politicizzazione di molti atti a cui erano tenuti gli italiani. In realtà, in un caso e nell’altro, si trattava della medesima critica alla logica del fascismo: gonfiare di retorica il ruolo dell’individuo come servitore della Patria, sicché gesti pubblici e vissuto privato fossero racchiusi in un “vuoto” di valori e sterilizzati, a prescindere dall’esteriore e formalistica politicizzazione. È questo “vuoto” l’oggetto della polemica di Moro. contenuto di ogni vita individuale. Proporci di amarla e di dare tutto per essa, non può voler dire altro che invitarci ad amare le cose che amiamo perché umane, non soltanto guardando a noi ma a tutti gli uomini che ci accompagnano passando dal nostro piccolo angolo al mondo che è grande se noi siamo grandi, ed è ricco di vita se è pieno della nostra vita e fa vibrare la nostra umanità. Solo a questo titolo l’amor di Patria si pone tra i più sacri sentimenti dell’uomo e ci sollecita con la sua esigenza, rendendoci capaci di ogni sacrificio. Perché questo amore generoso che può spingersi sino al limite di una dedizione eroica e conoscere anche il sacrificio supremo non è cosa che ci alieni, ma dono fatto alla nostra stessa vita, atto di rispetto ed amore operoso dell’uomo. La variazione è solo qui (ed è tale poi che compie il profondo significato della vita), che l’uomo solo è superato ed a lui viene attribuito il diritto e il dovere di vivere insieme con gli altri uomini124. Solo una vita solidale è vita; ma, s’intende, a patto che non neghi la vera intima vita di ciascuno, quella nella quale crediamo e che ci da davvero la gioia – talvolta stranamente dolorosa – di esistere. L’inserirsi di ogni nostro atto nella vita collettiva, il significato politico di ogni nostra azione, questo veramente augusto servire la Patria, cui siamo sollecitati dalla nostra stessa sensibilità spirituale sono cose che non debbono compiersi con fatica ma in modo del tutto naturale. Non già che non si richieda per questo un processo morale, ma si tratta di una conquista diversa da quella che ci è domandata ogni istante per essere uomini, e cioè quel pieno controllo del nostro io, quel possesso di noi stessi, quella luce di spiritualità che danno disciplina alla vita e la fanno bella e gioiosa. Noi siamo politici non solo quando diamo il nostro voto o attivamente esplichiamo funzioni di responsabilità sociale, ma anche quando studiamo, lavoriamo, esercitiamo la professione, svolgiamo, nella sua monotonia così piena di pace, la nostra vita famigliare, in una parola, sempreché siamo uomini. E tanto più siamo politici, quanto più dimentichiamo questa grande parola e compiamo con semplicità il nostro dovere, facendo bene tutto quello che dobbiamo fare con vero amore per la vita e, poiché la vita è universale, con vero amore per tutti gli uomini, cui direttamente o indirettamente il nostro lavoro è donato125. In questi venti anni siamo stati poco semplici e poco buoni, avendo inteso la Patria e la vita come cose eroiche a parole e in fondo invece rumorose, pompose e senza un briciolo di umanità, abbiamo spento in noi ogni vero palpito umano. Ora dobbiamo percorrere una lunga e difficile strada; dobbiamo appunto ricostruire. Cominciamo di qui. Rimettiamoci tutti a fare con semplicità il nostro dovere, senza nulla perdere dei valori che in ogni opera fatta dagli uomini e per gli uomini si ritrovano. Così possiamo servire veramente la Patria che soffre. Chi ha da studiare, studi. Chi ha da insegnare, insegni. Chi ha da lavorare, lavori. Chi ha da combattere, combatta. Chi ha da fare della politica attiva, la faccia e con la stessa semplicità di cuore con la quale si fa ogni lavoro quotidiano. Madri e padri attendano ad educare i loro figliuoli. E nessuno pretenda di fare più e meglio di questo. Perché questo è veramente amare la Patria e l’umanità.

Note

(La numerazione è quella che rientra nella progressione del volume citato)

122 – A prima vista, Moro smentiva qui la tesi esposta nel precedente articolo. Infatti, mentre aveva denunciato il vuoto dell’esistenza individuale sotto il fascismo, conseguenza di un regime autoritario volto a negare la libertà che sola

123 – A conferma della originalità del linguaggio di Moro, che, però, non era linguaggio astruso o fantasioso, come avrebbe usualmente osservato, con maldicente ironia, negli anni del successo dello statista pugliese la critica giornalistica prevalentemente di destra, sta questa espressione molto bella: “l’uomo si moltiplica se opera in una vita sociale rispettosa della verità”.

124 – L’amor di patria, ridotto dal fascismo a esercizio retorico e vuota ostentazione di fedeltà nazionalistica, è legittimamente riproposto sotto forma di uno slancio verso qualcosa che suscita attrazione per il legame con la vita. Fuori da questo legame, come ogni cosa che prescinda dalla vita, l’amor di patria non è amore. E la vita richiede, quando operante nella società, che a fare da motrice sia la solidarietà.

125 – L’andamento della frase conduce a un esito che non è quello del panpoliticismo, come potrebbe far credere l’accenno della prima parte al fatto che ogni gesto umano sia riconducibile alla politica. In realtà, Moro asserì che fare il proprio dovere, in ogni campo e per qualunque esigenza della vita, implicasse e confermasse la politicità dell’agire umano. Non è la politica che assorbe la vita, ma la vita che infonde alla politica la sua giustificazione.