Agostino Di Bartolomei, un Capitano tragicamente grande

Per tutti i Romanisti il vero ed ed unico Capitano, per la sua tragica grandezza, resterà sempre Agostino Di Bartolomei

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Avevo incontrato, per la seconda volta nella mia vita, Agostino Di Bartolomei in una calda serata di Maggio,di quelle che si possono godere soltanto a Roma e, ancora di più su una bella terrazza romana con vista sul Biondo Tevere.
In Prati, nel suo appartamento al decimo piano di un palazzone priminovecento,un amico-collega di lavoro aveva organizzato una festa per un motivo particolare e mi aveva invitato a partecipare.

Da Presidente del Milan Club VIP di Roma, e la cosa non faccia sorridere perché in quei tempi era possibile anche una cosa del genere, voleva festeggiare alla grande la recentissima conquista da parte dei Rossoneri della Coppa dei Campioni di Calcio.
Infatti, soltanto pochi giorni prima il Milan di Berlusconi aveva battuto sonoramente,ad Atene, il Barcellona allenato da Johan Cruyff, un mito del calcio mondiale, prima come giocatore e poi come allenatore.

Appunto, lo avevo incontrato di nuovo quella sera, dopo averlo velocemente conosciuto in una Estate di più di dieci anni prima a Nettuno, quando era venuto a trovare il mio amico Bruno Conti, insieme a qualcun altro compagno di quella fantastica Squadra Primavera della Roma che aveva dato al calcio romano e nazionale campioni del mondo come lo stesso Bruno, grandi calciatori sfortunati come Francesco Rocca, grandi giocatori sottovalutati come Agostino, e un gruppetto di giovani che avrebbero avuto, chi più chi meno, una dignitosa carriera nel calcio professionistico.

Erano il prodotto del Settore Giovanile della Roma di Gaetano Anzalone, costruttore romano, poi anche Consigliere Comunale di Roma per la DC, al quale è d’obbligo riconoscere il merito di aver realizzato il Centro Sportivo di Trigoria prima di lasciare la Presidenza della Società giallorossa.
Quella sera, al fresco del Ponentino avevamo parlato molto della Roma, del Milan, nel quale si era trasferito al seguito del Barone Liedholm, del Cesena e della Salernitana, squadre minori nelle quali aveva deciso di tirare gli ultimi calci di una carriera prestigiosa quanto contraddittoria.
Una carriera che lo aveva visto protagonista nella Roma, fino allo Scudetto del 1983, ed in tutte le Nazionali Giovanili, dall’Under 15 all’Under 23, senza mai però potersi avvicinare alla Nazionale maggiore.

Quelli,dicevano,erano gli anni di Giancarlo Antognoni, il Putto Biondo Umbro che giocava nella Fiorentina, e quindi per il mite e silenzioso ragazzo della Montagnola non c’era spazio in maglia azzurra.
In molti non eravamo d’accordo e la Storia del Calcio si è poi incaricata di darci ragione.
“Ago” non era inferiore ad Antognoni, ed il suo peso in campo si avvertiva sempre molto di più.

Ma tant’è,non erano bastati nemmeno i passaggi illuminanti agli attaccanti e gli innumerevoli calci di punizione che lui spesso e volentieri metteva in rete alle spalle dei portieri,al contrario di quasi tutti gli altri che venivano considerati degli specialisti.
Avevamo parlato di questo ma anche di altro, e in particolare,di argomento che a me sembrava potesse essere di comuni interesse.
Gliavevo proposto, infatti, di venire a dirigere i Corsi di Calcio Estivi per giovani calciatori che io stavo organizzando a Sportilia,uno splendido centro sportivo sulle colline dell’Appennino-Tosco Romagnolo che lui conosceva bene, avendone fatta, nella Estate precedente, una succursale nel suo Albergo di San Marco di Castellabate, nel Cilento.

Lo stesso Albergo sulla Terrazza del quale,qualche giorno dopo,sarebbe accaduto quello di cui oggi ricordiamo il venticinquennale.
Si era mostrato interessato,mi aveva chiesto informazioni sull’organizzazione e sullo staff che stavo mettendo in piedi e mi aveva assicurato che ci avrebbe pensato.
La risposta, tragica ed inattesa, era arrivata qualche giorno dopo con l’assordante rumore di quel colpo di Smith&Wesson calibro 38.

Dopo di “Ago” abbiamo avuto altri Capitani romani della Roma, Francesco Totti e Daniele De Rossi su tutti, altri ne avremo, sicuramente Alessandro Florenzi e forse Lorenzo Pellegrini, ma per me, e credo, per tutti i Romanisti il vero ed ed unico Capitano, per la sua tragica grandezza, resterà sempre Agostino Di Bartolomei.