ALLA CONTA DEI VOTI TRA SONDAGGI E IMPEGNI.

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Sembra che il risultato elettorale sia stato ormai metabolizzato. Sorprese ce ne potranno ancora essere. Ma una campagna così spenta, così rituale, così stancamente autoreferenziale, difficilmente produce uno sconvolgimento delle previsioni.

 

Marco Follini

 

A meno di un mese dal voto sembra quasi che i pianeti si stiano allineando. A tutto vantaggio della destra. Infatti i sondaggi misurano la preminenza dei suoi numeri, finora non smentiti. E nei dintorni si possono cogliere segnali più discreti, quasi impercettibili, di una sorta di implicito, inavvertito, involontario riconoscimento di questa realtà.

 

Così il premier Draghi spiega al meeting di Cl che l’Italia onorerà i suoi impegni, quale che sia il colore politico del governo che verrà. E la voce del Quirinale arriva a correggere le ricostruzioni del Corriere della Sera secondo cui la troppa baldanza di Giorgia Meloni nel rivendicare la sua investitura avrebbe provocato un discretissimo sconcerto.

 

Nulla che esca dai cardini della neutralità istituzionale, in entrambi i casi. Eppure quanto basta a far capire che il risultato elettorale è stato ormai metabolizzato. Naturalmente, sorprese ce ne potranno ancora essere. E chi scrive, per quel che vale, non tifa certo per una vittoria della destra.

 

Ma una campagna così spenta, così rituale, così stancamente autoreferenziale, difficilmente produce uno sconvolgimento delle previsioni.

 

Si dirà che questa destra non merita di vincere, che non ha posto un gran rimedio ai suoi difetti di tutti questi anni. Ma la sinistra a sua volta non ha fatto molto per migliorare. E il centro non ha fatto molto per esistere. Dunque alla fine, giocoforza, si conteranno i voti. E come sempre in democrazia saranno i numeri a sancire il momentaneo primato degli uni o degli altri. Con buona pace di tutti.

 

Fonte: La Voce del Popolo – 1 Settembre 2022

[Qui riprodotto per gentile concessione]