Alleanze, adesso si faccia nella chiarezza. E senza furbizie.

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È inutile richiamare l’attenzione sul fatto che il “centro” che si va costruendo in vista delle elezioni – e che sarà presente nella consultazione della prossima primavera – opta per una prospettiva di centro sinistra senza alcuna deriva o condizionamento massimalista, populista o anti politico.

 

Dunque, le elezioni si avvicinano e la politica italiana cerca di uscire faticosamente dal trasformismo politico e dall’opportunismo parlamentare che l’ha contraddistinta in quest’ultima legislatura. Una delle stagioni più squallide e decadenti nella lunga storia democratica del nostro paese, caratterizzata da una profonda crisi politica, culturale e soprattutto etica.

 

Ora, di fronte a questo scenario, forse è arrivato anche il momento di sciogliere il nodo delle alleanze. O meglio, delle coalizioni da ricostruire dopo la sbornia populista, demagogica e anti populista scaturita dal voto del marzo 2018. Quella fase, fortunatamente, volge al termine e la bolla populista si sta sciogliendo, seppur lentamente, come neve al sole e non si può, di conseguenza, non aprire una nuova stagione.

 

Molto, però, dipende dalle scelte concette dei partiti. O almeno, dei principali partiti italiani. A cominciare, appunto, dalla scelta concreta che farà il Partito democratico. E da cosa decide il Pd dipende anche, seppur in parte, il futuro del partito di “centro” che si va configurando e consolidando, malgrado gli atteggiamenti grotteschi se non addirittura ridicoli di chi all’interno di quest’area politica e culturale continua a distribuire patenti di competenza, di onestà e di presentabilità a destra e a manca. E quindi anche al centro. Nello specifico penso, com’è evidente a tutti, a Calenda e al suo partito.

 

Ma, al di là di Calenda, nel merito si confrontano almeno tre prospettive politiche all’interno del Pd, al di là e al di fuori del sempre più misterioso “campo largo”.

 

C’è chi pensa di riproporre, con una versione aggiornata e rivista, l’antica e mai sopita “vocazione maggioritaria” del partito. Una sorta di revival gramsciano che vede il Pd al centro di tutte le operazioni politiche supportato da alcuni “satelliti” scelti dall’alto come semplice truppa di complemento da contrapporre alla destra.

 

C’è chi, invece, pensa ancora in modo forte e determinato a stringere un‘alleanza organica e duratura con il partito populista per eccellenza, cioè il partito di Grillo e di Conte, in nome e per conto della solita, e ormai un po’ noiosa, alleanza contro la destra illiberale, fascista, sovversiva, sovranista e chi più ne ha più ne metta. La solita solfa che viene recitata ormai a memoria da svariati decenni dalla sinistra post comunista alcuni mesi prima di celebrare le elezioni politiche nazionali. Un modo questo, però, per non battere e archiviare definitivamente la mapalapianta del populismo demagogico, anti politico, giustizialista e manettaro che continuerebbe, purtroppo, a circolare nel sottosuolo, e non solo, della società e della politica italiana.

 

E c’è chi, invece, con maggior realismo e coerenza politica, punta a ricostruire dalla fondamenta un vero e credibile centro sinistra di governo. Autenticamente riformista e democratico. Un progetto, questo, che non contempla affatto la deriva populista e che punta, semmai, ad archiviare definitivamente una stagione politica che sarà ricordata per i danni che ha provocato al paese e per la distruzione di alcuni caposaldi costitutivi della nostra democrazia rappresentativa e costituzionale.

 

Ecco perchè, adesso, si tratta di capire quale di queste strade sarà intrapresa. Con l’avvertenza che ognuna delle prospettive politiche richiamate, e ben presenti nel dibattito interno al Pd, avrà delle ricadute politiche altrettanto precise e definite all’interno della cittadella politica italiana. È inutile richiamare l’attenzione sul fatto che il “centro” che si va costruendo in vista delle elezioni – e che sarà presente nella consultazione della prossima primavera – opta per una prospettiva di centro sinistra senza alcuna deriva o condizionamento massimalista, populista o anti politico. Se così non fosse, credo, ognuno si assumerà le proprie responsabilità. Come, del resto, capita sempre in politica per le scelte concrete che un partito fa e compie.