Antibiotici: Calano i consumi

L’aumento delle resistenze, favorito dal consumo inappropriato e dall’abuso degli antibiotici

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L’antibiotico-resistenza rappresenta un problema di salute pubblica molto rilevante a
livello globale per via dell’elevato impatto epidemiologico sulla popolazione (incremento
della morbosità e della mortalità) e dei pesanti oneri sociali ed economici correlati (perdite
di vita e di giornate lavorative, prolungamento delle degenze e maggior utilizzo di
procedure diagnostiche). Secondo una recente analisi dell’Organizzazione Mondiale della
Sanità (OMS) in molte parti del mondo (Europa, Americhe, Africa, Mediterraneo Orientale,
Pacifico Occidentale e Sud-Est Asiatico) sono state registrate prevalenze elevate di
resistenza nei batteri che causano infezioni anche comuni, quali la polmonite e le infezioni
delle vie urinarie.

Uno studio recente dell’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC) riporta
che nel 2015, nei Paesi dell’Unione europea e dello Spazio economico europeo, si sono
verificati 671.689 casi di infezioni antibiotico-resistenti, a cui sono attribuibili 33.110
decessi, un terzo dei quali si è verificato in Italia, evidenziando la gravità del problema nel
nostro Paese.

Dall’indagine risulta inoltre che le infezioni resistenti agli antibiotici sono diffuse in tutte le
fasce di popolazione, ma colpiscono in particolare le fasce estreme di età. Il 75% dei casi è
dovuto a infezioni correlate all’assistenza sanitaria, e ciò a sostegno della necessità di
intervenire con azioni di contrasto soprattutto negli ambienti di cura.

Anche i dati elaborati dai network dell’ECDC, l’European Antimicrobial Resistance
Surveillance (EARS-Net) e l’European Surveillance of Antimicrobial Consumption (ESACNet), che fanno il punto rispettivamente sulle resistenze e sul consumo degli antimicrobici nell’Unione europea, confermano nell’anno 2017 la gravità della minaccia dell’antibioticoresistenza per l’Europa, evidenziando la priorità e l’urgenza di misure efficaci e armonizzate.

L’aumento delle resistenze, favorito dal consumo inappropriato e dall’abuso degli
antibiotici, può essere contrastato efficacemente solo attraverso un approccio globale –
one health – che promuova interventi per l’uso responsabile di questi farmaci in tutti gli
ambiti.

Le strategie per prevenire e controllare le resistenze agli antibiotici richiedono un
coordinamento a livello europeo e mondiale, ma anche piani nazionali in grado di
fronteggiare le specifiche situazioni locali. Per tale ragione, l’Italia si è dotata del primo
Piano Nazionale di Contrasto dell’Antimicrobico-Resistenza (PNCAR) 2017-2020 che, in
coerenza con le indicazioni dell’OMS, prevede tra gli ambiti di intervento la sorveglianza
dei consumi degli antibiotici sia nel settore umano che veterinario.

Nel 2017 il consumo globale di antibiotici in Italia, comprensivo degli acquisti privati, è
risultato pari a 25,5 DDD/1000 abitanti die.
Oltre l’85% delle dosi, pari a 21,8 DDD/1000 abitanti die, sono state erogate a carico del
Servizio Sanitario Nazionale (SSN), con una riduzione dell’1,6% rispetto al 2016. Questo
dato comprende sia gli antibiotici erogati in regime di assistenza convenzionata (dalle
farmacie pubbliche e private) sia quelli acquistati dalle strutture sanitarie pubbliche.

Anche la spesa pro capite nazionale (14,33 euro) si è ridotta rispetto all’anno precedente
dell’1,7%.
Il 90% del consumo di antibiotici a carico del SSN (19,7 DDD/1000 ab die) è in regime di
assistenza convenzionata, confermando che gran parte dell’utilizzo degli antibiotici
avviene a seguito della prescrizione del Medico di Medicina Generale o del Pediatra di
Libera Scelta.

Si osserva un andamento stagionale molto marcato dei consumi tra i mesi invernali e
quelli estivi, che passano da un minimo di 13,2 DDD/1000 ab die nel mese di agosto a un
massimo di 27,29 DDD/1000 ab die nel mese di gennaio. L’utilizzo più frequente di
antibiotici nei mesi invernali è correlato con i picchi di sindromi influenzali osservati nei
diversi anni.

L’analisi per area geografica conferma un maggior consumo al Sud e nelle Isole (24,9
DDD/1000 ab die) e al Centro (20,7 DDD/1000 ab die), rispetto al Nord (15,6 DDD/1000 ab die). Si evidenzia, comunque, una progressiva tendenza a un uso più attento di tali
medicinali con particolari riduzioni dei consumi proprio nelle aree di maggior utilizzo. Le
Regioni Campania e Puglia mostrano le contrazioni più importanti dei consumi
(rispettivamente -5,5% e -6,8%) e un consistente calo della spesa (rispettivamente -5,1% e -8,5%).