Attualità del 25 aprile

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Attualità del 25 aprile

Il segretario della DC, ex partigiano, scriveva su “Il Popolo” nel giorno della Festa della Liberazione questo editoriale (qui riproposto) che conserva ancora aspetti interessanti e suggestivi. L’Italia attraversava una crisi grave, originata anni prima dalla fine della convertibilità del dollaro e dalla impennata dei prezzi del petrolio a causa delle tensioni in Medio Oriente. Premeva, in quel momento, anche la minaccia crescente della violenza, tanto sul versante dello stragismo nero che del terrorismo brigatista. Zaccagnini invocava una disponibilità a concorrere a uno sforzo collettivo, invitando di fatto il PCI a prendere sul serio la politica della “solidarietà nazionale”. Quella politica che dopo le elezioni, nel giugno dello stesso anno, avrebbe preso iniziale forma con il governo Andreotti della “non sfiducia”.

Questo 25 aprile – che celebriamo ormai da trent’anni – non è soltanto una ricorrenza civile tra tante altre: e non è nemmeno soltanto memoria e simbolo di un giorno indimenticabile per tutto il popolo italiano. Il tempo non ha affievolito il ricordo e l’emozione di quella grande vicenda popolare che fu la Resistenza. Essa riacquista, anzi, con gli anni, contorni sempre più precisi e marcati, come il principale momento creativo della democrazia repubblicana, che nasce dall’incontro di forze politiche e culturali diverse tra loro, ma unite da una medesima ansia di rinnovamento e di libertà.

Questo è – secondo noi – il significato più profondo del 25 aprile, che di anno in anno invita tutti a rimeditare sul cammino percorso, a confrontare la realtà di oggi con le speranze e gli ideali di allora, a verificare anche con spirito critico la rispondenza tra la generosa immagine di un’Italia che tutti volevano libera, prospera e giusta, e l’Italia che si dibatte oggi in una delle crisi più gravi di questo dopoguerra.

Siamo convinti che anche di fronte alle difficoltà attuali, gli ideali della Resistenza – pur rivissuti nella singolarità e nella originalità delle sue varie componenti politiche e popolari – rappresentino un punto di riferimento necessario e inevitabile.

Vi sono valori – la pace, l’indipendenza nazionale, una più concreta e autentica giustizia sociale – che non possono non essere condivisi da tutti come obiettivi generali di una politica democratica. E la stessa situazione di oggi preme nel senso di una più attiva presa di coscienza che vi sono dei momenti nella vita di un popolo, vi sono circostanze e obiettivi particolari, per i quali è indispensabile la collaborazione di tutti, pur senza confusione di ruoli e senza rinunce alle proprie convinzioni profonde.

La Liberazione fu uno di questi momenti; la Ricostruzione nasce anch’essa come incontro creativo di tutte le forze sociali del Paese. Oggi, proprio la più grave crisi che l’Italia si sia mai trovata a dover affrontare impone a tutti un nuovo senso di solidarietà che deriva da una interdipendenza di massa di fronte ai grandi fenomeni politici, sociali ed economici del nostro tempo. Abbiamo insieme progredito, talvolta forse disordinatamente, con ritardi e lacune purtroppo innegabili; insieme dobbiamo affrontare il riflusso di una crisi che parte da lontano e che impegna duramente anche talune strutture del sistema.

Questo è oggi più che mai il prezzo della comune salvezza: e questo è il senso dell’iniziativa che la Democrazia cristiana ha voluto assumere in questi giorni, nella convinzione che non vi sono alternative reali a questo rinnovato spirito di solidarietà nazionale. In ciò la DC non guarda ai suoi interessi di parte: siamo certi – qualcunque sia l’esito finale di questo nuovo sforzo – che esso rimarrà come indicazione di una via che resta obbligata e come testimonianza di buona volontà.

Ciò che sta avvenendo oggi nel nostro Paese potrebbe anche rappresentare un’occasione valida, se il senso comune del pericolo – che investe le stesse istituzioni – ci porterà a ripristinare il circuito di un vitale ed effettivo solidarismo, che sollecita revisioni e correzioni dello stesso modello di sviluppo. Proprio questa crisi deve indurci a rimeditare insieme sul tipo di società che noi vogliamo e che è in qualche tratto abbastanza diversa da quella che è venuta talora tumultuosamente crescendo in questi trent’anni. Proprio lo sforzo comune per superare le difficoltà di questo frangente nazionale, grave per tutti, può offrirci la chiave per porre le premesse di una società più progredita, più equilibrata e più giusta.

Queste sono alcune delle considerazioni che ci suggerisce questo 25 aprile 1976. Il ricordo di che cosa fu e rappresentò allora, nell’ormai lontano 1945, ci incoraggia ad avere ancora fiducia nelle capacità di sacrificio, di lotta e di ripresa del popolo italiano, di fronte al quale la DC non è sola o isolata, e rappresenta anzi ancor oggi l’espressione più articolata e sensibile di una realtà nazionale travagliata, ma che ha ancora in sé forze sociali ed energie morali sane e decise ad operare per la comune rinascita.

 

(Fonte: Il Popolo, 25 aprile 1976)