Augusto Gregori: “il futuro è qui e ora. Roma ci aspetta”

Membro della segreteria del Pd Roma, con delega allo Sviluppo economico, Gregori analizza oggi la situazione di decadenza in cui Roma versa. E lo fa raccontandoci al contempo di ideaRoma, progetto finalizzato a ridare lustro alla Città Eterna, rendendola nuovamente competitiva in Europa e nel mondo.

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Gregori, partiamo da Roma. Come giudica la situazione attuale?

Roma oggi è ai margini del processo decisionale in cui sono coinvolte le grandi capitali europee e mondiali. Al di là dei drammi organizzativi che sono sotto gli occhi di tutti, Roma è fuori da un progetto di sviluppo mondiale che le grandi città del globo, assieme, stanno portando avanti sulla base di principi economici e di sostenibilità ampiamente condivisi. La collocazione di Roma tra le grandi città globali non è solo un obiettivo effimero da campagna elettorale, o un lusso inutile in questo periodo di crisi, ma una delle condizioni indispensabili per poter influire, da protagonista, nel contesto internazionale dal quale manca da troppi anni. La nostra città deve avere nuovamente un posto prestigioso al tavolo delle politiche europee di sviluppo economico ed urbano, dal quale oggi è più che mai assente, anche a causa dello scarso prestigio di chi la rappresenta. Questo si raggiunge con un’idea forte e credibile del suo sviluppo futuro. Il governo locale non può continuare a far finta di non vedere.

E qui arriviamo ad “ideaRoma”. Di cosa si tratta?

IdeaRoma ha l’obiettivo di rifondare il modello di lavoro, rivoluzionando al contempo il modo di fare politica oggi a Roma. Il principio da cui partiamo è piuttosto semplice: chi amministra una città, deve conoscerne a fondo ogni aspetto. Oggi viviamo troppo spesso di slogan. Vogliamo partire dalla promozione e dal supporto dell’elaborazione di ricerche, analisi, studi e proposte, condivise con tutte le realtà coinvolte, per avere una visione della città completa e più vicina alle reali esigenze dei cittadini. Non esiste buona Politica senza una buona preparazione. Ci sono amministratori, oggi anche all’opposizione ed al governo di alcuni Municipi, oltre a tante realtà civiche, dell’associazionismo, del mondo imprenditoriale e universitario, che hanno le competenze giuste per aiutarci a ripartire. Mettendo a sistema queste energie, vogliamo costruire una nuova visione della nostra città, che torni ad attrarre persone e imprese da tutto il mondo.

L’idea è nobile. Ma qual è il piano di realizzazione, per evitare che non rimanga l’ennesimo “slogan” elettorale?

Ci tengo a specificare che siamo aperti all’ascolto, a collaborare per la città. Il progetto non è finalizzato a vincere le elezioni domani. Vogliamo incidere oggi su Roma e potenziarne l’azione, svolgendo il ruolo di opposizione costruttiva e responsabile, dando sempre più forza ai nostri rappresentanti che ogni giorno combattono in Campidoglio e nei municipi. Nonostante la nostra vocazione maggioritaria, vogliamo oggi ripartire dal concetto di “metterci al servizio”, con idee e progetti vincenti. Roma prima di tutto. La campagna elettorale avrà i suoi tempi, e svolgerà il suo corso a tempo debito…

E dunque?

La vocazione globale della Città Eterna, da sempre caratteristica della sua natura, va riletta ed interpretata alla luce della contemporaneità.

C’è la disperata esigenza di una visione chiara e netta del modello di sviluppo strategico sul quale concentrare progetti e investimenti pubblici e privati, soprattutto visto il momento di transizione che stiamo attraversando a livello mondiale. Quindi dobbiamo comprendere le sue prospettive di cambiamento su tutti i fronti ed in tutti i settori.

Partiamo dunque dall’ascolto! Partire dalla profonda conoscenza di cosa è importante per la città è il punto di partenza per (ri)progettare, ed offrire al contempo una vera “Idea” di futuro, lavorando senza dimenticare la storia ultra millenaria di Roma, suo inestimabile patrimonio.  E questa è “ideaRoma”, utile ad arginare il processo di progressiva “desertificazione” economica di Roma.

Facciamo un passo indietro. Cosa manca secondo lei al modello di governance romano?

Per il miglioramento dell’amministrazione capitolina, con le sue tante specificità, bisogna essere in grado di offrire una gestione della cosa pubblica adeguatamente modulata. Questa deve essere interpretata e sostenuta da parte dei componenti degli organi più prossimi ai territori. Per questo i Municipi di Roma vanno resi maggiormente partecipi nella vita amministrativa della città, poiché oggi, nonostante gli alti costi sostenuti dalla collettività per la loro esistenza, sono ben pochi i risultati che è consentito ottenere alle giunte municipali; troppo spesso in ostaggio dei soffocanti limiti posti alle loro ristrette competenze.

E’ giusto regolamentare, ma senza rendere le regole un argine all’efficacia dell’azione politico-amministrativa da parte dei Municipi. Lasciando le cose come sono attualmente, al contrario, prevarrà l’idea che le domande dei cittadini all’amministrazione non saranno più raccolte dall’interlocutore preposto, e dunque cadranno nel vuoto. Ricordiamo che gli enti municipali hanno un costo elevato, e ricoprono un numero limitato di competenze. Bisogna invece che questi ultimi possano incidere e siano messi nelle condizioni di poter fare, prima di ogni cosa.

E’ un progetto certamente ambizioso. Pensate di far collaborare la Città intera al suo rilancio, in questo processo di nuovo decentramento amministrativo?

Il decentramento amministrativo si è rivelato un progetto ambizioso, ma non è stato mai completato nel suo complesso. La competenza degli organi municipali è tanto più importante, quanto più i luoghi da amministrare sono prossimi alla vita delle persone. Questo perché solo l’amministrazione più vicina al territorio, quindi con organi elettivi composti da rappresentanti davvero locali, può dare il migliore indirizzo su alcune delle tematiche di maggiore interesse. Su tutte, la programmazione in merito alla valorizzazione di alcune aree non adeguatamente sfruttate.

Chi meglio degli organi di indirizzo municipale può decidere quali sono gli interventi migliori, per il mantenimento dei luoghi simbolo degli spazi urbani che valorizzano tutto quel che è circostante? Questo è uno dei trasferimenti di competenze che, almeno temporaneamente, andrebbe operato sovente da parte del Comune per avere a disposizione una migliore conoscenza dei territori ed un monitoraggio costante della situazione.

Torniamo a “ideaRoma”. Quali risultati pensate di poter realizzare per rendere concreta tale azione di riordino?

Ci tengo a fare una premessa: laddove i trasferimenti di competenze sono avvenuti, cosa non frequente, anche se prevista dal regolamento del decentramento amministrativo, i risultati sono stati soddisfacenti. In alcuni Municipi di Roma come il Terzo, il trasferimento di poteri è avvenuto ed ha portato buoni risultati. Sulla base di questo principio, il Municipio III ha emanato il Bando pubblico per l’assegnazione in concessione d’uso dell’immobile destinato a punto ristoro in Largo Fausta Labia, di proprietà di Roma Capitale, per l’utilizzazione di spazi commerciali e lo sviluppo di attività imprenditoriali. In tal modo si sono messe in moto tutte le forze produttive e sociali per sviluppare un modello di riqualificazione urbana attraverso un utilizzo produttivo di aree o immobili sottoutilizzati o abbandonati, al servizio di una crescita delle economie locali e della qualità urbana (contrastando il degrado), con azioni rivolte prevalentemente ai giovani e attraverso forme di innovazione sociale. Successi sfortunatamente sporadici, che vanno replicati su ampia scala.

Articolare significative azioni di questo tenore, coordinate tra Comune e Municipio, poi anche tra Municipio e Municipio (alcuni Municipi potrebbero cooperare tra di loro, soprattutto se confinanti) permette di recuperare un importante spazio di governo dei territori dando efficienza a tutta la città.

Questo rappresenta una buona esemplificazione di quanto la giusta sinergia tra Comune e Municipi possa aiutare a rendere un migliore servizio ai cittadini, facendo in modo che nessuno sia esautorato dal processo decisionale.

In conclusione, cosa direste ai romani? E qual è il primo passo di questa “chiamata alle armi”?

Ai romani vogliamo dire che questa è solo una delle tante idee che abbiamo per Roma, che deve tornare ad essere una metropoli VIVA (Vivibile, Innovativa, di Valore, Attrattiva). Siamo pronti a guardare avanti e ad iniziare il lavoro insieme a chi ci sta, con una idea condivisa ed aperta per la nostra città.

Per tutti questi motivi, nelle prossime settimane fisseremo il primo incontro pubblico con gli attori principali del panorama romano e i cittadini, dal quale inizieremo un tour   in tutti i municipi, per sviluppare l’idea condivisa della Roma che meglio si addice alla capitale d’Italia. Il futuro è qui e ora, Roma ci aspetta.