Basilicata, eppure il Pd è contento

Contenti voi contenti tutti

644

Diciamoci la verità. Cose del genere nella biasimata prima repubblica e nella contestata seconda repubblica – per usare termini un po’ convenzionali – non capitavano. Per capirci, quando un partito perdeva tutte le elezioni nell’arco di un anno – e soprattutto perdeva nelle zone e nei territori dove governava da anni – si parlava di sconfitta, o di batosta politica o di debacle. Ora le cose sono cambiate, e anche profondamente. Prendiamo il caso del Pd. O Pds, come molti ormai lo definiscono dopo la massiccia vittoria alle primarie di Zingaretti.

Dunque, dal 4 marzo del 2018 questo partito perde sistematicamente tutte le sfide elettorali che lo attendono. Guarda caso, sono tutte Regioni o Comuni dove, da molti anni, era al potere. Uno si attende, almeno per pudore, una autocritica, una riflessione, una ripuntualizzazione sulle cose non fatte o sugli errori politici in cui si è incappati. E invece no. E qui sta la differenza tra il passato e l’attualità. Prima Renzi, poi Martina e adesso Zingaretti quasi esultano per il risultato raggiunto. Perché, hanno detto e dicono i dirigenti del Pd, le ripetute e plateali sconfitte del partito – riassumo per brevità – coincidono con il tonfo dei 5 stelle, con la vittoria della Lega che è destinata rapidamente a sgonfiarsi e con la crisi del Governo perché fa emergere le contraddizioni di un centro destra forte a livello locale, dappertutto, ma inesistente sul piano del futuro assetto politico nazionale. Dunque, una sorta di “sconfitta vincente” per usare una celebre definizione del passato.

Che dire? In apparenza nulla. L’unica cosa che viene in mente e’ quella famosa battuta – ovviamente richiamata dal leader della Lega e dall’intero centro destra – “contenti voi contenti tutti”. Ecco perché è arrivato il momento, al di là di questa curiosa reazione dei dirigenti del Partito democratico felicissimi per le ripetute sconfitte e in attesa della auspicata e velleitaria inversione di rotta, di parlare con il linguaggio della chiarezza. Forse ognuno, adesso, deve svolgere al meglio il suo compito. La sinistra faccia la sinistra se ne è capace. E il centro faccia il centro se ne è altrettanto capace, tanto per cominciare. Pensare che oggi, dopo il fallimento e il superamento della cosiddetta “vocazione maggioritaria” del Pd e la fine della pluralità culturale interna e il conseguente ritorno del partito della sinistra italiana – ciò di un nuovo e rinnovato Pds – e’ sempre più necessario ed indispensabile mettere in campo una proposta che sia capace di rappresentare un campo politico oggi senza una autorevole e qualificata rappresentanza. Parlo di quella “politica di centro” e di quella “cultura di centro” che ovviamente il Pd, questo Pd, non è affatto in grado di di declinare e di intercettare e su cui molti commentatori ed opinionisti ne richiamano il ritorno. In termini ovviamente rinnovati e diversi rispetto al passato ma comunque sempre di un partito di centro si tratta. Riformista, di governo, moderato e plurale. Senza questo rinnovato progetto politico, che è fatto anche di cultura politica e di proposte concrete, si corre il serio rischio di radicalizzare sempre di più il confronto politico – un tempo si chiamavano “gli opposti estremismi – e di lasciare un vuoto che prima o poi qualcuno colmera’.

Altroché festeggiare per l’ennesima sconfitta politica ed elettorale pensando che la tua fortuna nel futuro passa solo attraverso la potenziale, auspicata e del tutto virtuale sconfitta dei tuoi avversari.