Brexit e migranti

Nel vertice europeo di Bruxelles

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Articolo già apparso sull’Osservatore Romano

Al via i lavori della seconda giornata del vertice Ue, dopo la sessione speciale di ieri sera dedicata alla Brexit. Questa mattina i ventotto capi di stato e di governo hanno parlato soprattutto di migranti e sicurezza, con il cancelliere austriaco, Sebastian Kurz, il cui paese detiene la presidenza di turno dell’Ue, che ha fatto il punto della situazione sull’attuazione delle decisioni dell’ultimo Consiglio di giugno, dopo la riunione informale di Salisburgo.

Ad aprire i lavori è stato il tradizionale intervento del presidente del parlamento Ue, Antonio Tajani. Dopo il Consiglio europeo ci sarà l’Eurosummit, cui parteciperanno anche il presidente della Bce, Mario Draghi, e il presidente dell’Eurogruppo, Mário Centeno, dove si farà il punto sulla riforma dell’eurozona. In questo ambito potrebbe esserci una discussione sui conti pubblici dell’eurozona ed essere affrontata in particolare la questione della manovra italiana.

«Ora vogliamo la via della solidarietà, invece delle quote obbligatorie per cui tutti contribuiscono dove possono» ha detto questa mattina il cancelliere austriaco Sebastian Kurz che ha aggiunto che l’approccio solidale è accettato dai 27 «a larga maggioranza» e c’è soddisfazione sui progressi compiuti sul tema dei controlli alle frontiere. «L’Ue è rimasta bloccata per anni nel dibattito sulle migrazioni a causa della disputa sulle quote; ora la direzione è giusta, non siamo ancora arrivati, ma abbiamo sicuramente fatto un grande passo avanti» ha concluso.

Secondo l’Alto rappresentante Ue per la politica estera e di sicurezza comune, Federica Mogherini, gli stati membri devono continuare a «investire risorse nei progetti dell’Ue per aiutare a gestire le rotte migratorie» del Mediterraneo orientale, centrale e occidentale.

«Porto al Consiglio due punti discussi lunedì con i ministri degli esteri», in primo luogo il tema della «dimensione esterna» del lavoro dell’Ue sull’immigrazione, «che sta andando bene» e che si svolge in partenariato soprattutto con l’Onu e l’Unione africana, ha precisato Mogherini entrando in Consiglio. In seconda battuta, ha annunciato Mogherini, «i capi di stato e di governo si focalizzeranno sul partenariato con l’Africa, che abbiamo portato a un nuovo livello: quello di un partenariato politico».

Ieri sera il vertice a Bruxelles tra la premier britannica Theresa May e i leader dell’Unione europea non ha portato alcuna novità. I paesi Ue hanno deciso che resta in sospeso anche il vertice straordinario del 17-18 novembre fino a quando non ci saranno evidenti passi concreti in avanti. Difatti, nonostante l’ottimismo di circostanza, le divergenze non sono state appianate. Se May ha detto arrivando nella capitale belga che «l’accordo è a portata di mano, può essere raggiunto nei prossimi giorni», il capo negoziatore dell’Unione europea, Michel Barnier, un’ora dopo ha subito puntualizzato che invece manca «molto tempo» per arrivare alla soluzione.

Il 29 marzo 2019, il limite massimo entro cui l’accordo dovrà essere approvato e votato dai parlamenti britannici ed europei, è sempre più vicino. Fonti britanniche parlano di «un 85 per cento di obiettivi raggiunti», Merkel si è spinta addirittura al novanta per cento. Tuttavia, sulla carta, mancano ancora dettagli fondamentali. Innanzitutto, la risoluzione dell’annosa questione irlandese e del ritorno dei confini tra nord e sud, con tutte le conseguenze politiche ed economiche che questo comporterebbe.