Brexit: si grida al tradimento

Avanza nel Regno Unito l'ipotesi di convocare un secondo referendum popolare sulla Brexit, ed i Brexiters reagiscono tacciando di "tradimento" i più stretti collaboratori del primo ministro Theresa May, accusati di "complottare segretamente alle sue spalle".

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Avanza nel Regno Unito l’ipotesi di convocare un secondo referendum popolare sulla Brexit, ed i Brexiters reagiscono tacciando di “tradimento” i più stretti collaboratori del primo ministro Theresa May, accusati di “complottare segretamente alle sue spalle”.

Il quotidiano britannico “The Telegraph” riporta un durissimo intervento dell’ex ministro degli Esteri Boris Johnson, uno dei capifila dei ribelli Tory. La fronda conservatrice punta apertamente sulla “hard Brexit”, che scatterebbe il 29 marzo 2019 senza alcun accordo tra il Regno Unito e l’Ue sui rapporti commerciali e doganali. Conti alla mano, i “Brexiters” sono convinti che l’accordo sulla Brexit, siglato dal governo il 25 novembre scorso con il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, così com’è non passerebbe mai il vaglio dei deputati.

E pure se nel governo si fa avanti l’ipotesi di sottoporre alla Camera dei comuni tutte le diverse opzioni presenti sul tavolo per il divorzio dall’Unione europea. Secondo i ribelli Tory guidati da Johnson, dietro questa procedura si nasconderebbe l’insidia di un secondo referendum che, appunto, tradirebbe il voto popolare espresso a favore della Brexit nel giugno 2016.