CALO DELLE IMPORTAZIONI: LA RUSSIA CORRE AI RIPARI CONFERENDO ALLA FIGLIA DI PUTIN UN INCARICO SPECIALE.

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Secondo quanto si legge nelle statistiche della Banca centrale russa, rispetto ai primi tre mesi dell’anno il valore delle esportazioni è diminuito da 166 a 153 miliardi. L’intero settore industriale sta vivendo un momento di blocco totale. Dietro la facciata di sicurezza esibita da Putin, a Mosca incombe la crisi.

La figlia più giovane del presidente Vladimir Putin, Katerina Tikhonova, è stata nominata supervisore del programma delle importazioni in difficoltà della Russia. Un gruppo formato da varie lobby d’affari. La creazione di queste nuove figure è stata resa necessaria in seguito agli effetti prodotti dalle sanzioni occidentali; le importazioni russe, infatti, sono crollate al minimo nei mesi successivi all’invasione dell’Ucraina e da allora hanno mostrato pochi segni di ripresa.  

La Banca centrale ha affermato, lo scorso anno, che quasi due terzi delle imprese russe dipendono dalle importazioni e, dall’inizio dell’attacco all’Ucraina, ci sono state segnalazioni regolari di scarsità di forniture e di beni chiave. E non sono pochi i beni che la Russia importa. I proventi del proprio export (gas e petrolio) servono per acquistare soprattutto prodotti lavorati, spesso ad alta tecnologia. Computer (3,3 miliardi), parti di macchinari da ufficio (2,4 miliardi), macchine pesanti (2 miliardi), auto per 11 miliardi e prodotti farmaceutici per 8, 10 miliardi di dollari.

Secondo quanto si legge nelle statistiche della Banca centrale russa (prima che smettessero di pubblicarle), rispetto ai primi tre mesi dell’anno il valore delle esportazioni è diminuito da 166 a 153 miliardi ma le importazioni sono scese ancora di più passando da 88,7 a 72,3 miliardi. Questo rende forte il rublo. La moneta è forte, di fatto perché la Russia non riesce a spendere in importazioni. E uno stato che non importa diventa uno stato debole.

Proprio per questo, il nuovo gruppo delle importazioni è in difficoltà e, secondo quanto riferito dal capo dell’RSPP Alexander Shokin, dovrà redigere proposte legislative, creare servizi digitali ed evidenziare le migliori pratiche nei tentativi di ridurre la dipendenza della Russia dai beni di fabbricazione estera.

Sarà una dura lotta per tutti loro rimpiazzare la tecnologia occidentale. L’automobile, uno dei settori dell’economia più importante per la Russia, dopo l’uscita dei gruppi stranieri, si sta pian piano avvicinando a una vera e propria paralisi.  Lada, il brand più importante, ha subito un crollo delle vendite pari all’84% e un aumento dei prezzi di listino pari al 30%. Ma non è tutto: l’intero settore industriale sta vivendo un momento di blocco totale, con il 40% dei camion prodotti in meno, e anche locomotive ed elettrodomestici come lavatrici e frigoriferi in calo del 60%.

Non ci resta che augurare buona fortuna, come a tutte le economie in via di sviluppo e sperare che anche loro possano prima o poi voltare pagina e dirigersi verso la scelta di un sistema finalmente libero e democratico.