Cambogia: 40 anni fa la caduta del regime dei khmer rossi

Il 7 Gennaio del 1979 truppe vietnamite entrano in Cambogia e depongono il regime di Pol Pot

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La storia dei Khmer rossi è una delle più cruente mai viste in tutto l’emisfero orientale. Il regno di Cambogia ancora oggi soffre per tutte le vittime, gli orrori e le tremende guerriglie sostenute da questo movimento che ha tenuto in ostaggio l’intero paese dal 1975 al 79, quando l’esercito vietnamita tentò di riportare l’ordine.

Il 17 aprile 1975: le truppe dei khmer rossi entrano a Phnom Penh. L’obiettivo del regime, che persegue l’ideologia marxista, è di creare una società agraria attraverso il cosiddetto processo di “purificazione della Cambogia”. Al loro arrivo, le truppe dei khmer sono acclamate dalla popolazione. Ma è l’inizio di una tragedia. Nel giro di poche ore, gli abitanti di Phnom Penh sono costretti a lasciare la città. Inizia una delle più grandi migrazioni forzate della storia recente. La capitale cambogiana diventa una “città fantasma” e si apre per la popolazione un tragico capitolo segnato da massacri e lavori forzati.

Iniziò così la “purificazione della Cambogia”, che avenne, massacrando qualunque appartenente alle classi più colte (l’uso degli occhiali era segno di acculturamento sufficiente per essere eliminato), venne distrutto ogni legame familiare in quanto incompatibile con la creazione della nuova società cambogiana.

Complessivamente furono massacrati dagli khmer rossi 1,6 milioni di Cambogiani, equivalenti a quasi un quarto dell’intera popolazione.

Solo il conflitto tra Cambogia e Vietnam determinò la fine del regime dei khmer rossi: nel 1979 i soldati vietnamiti, meglio equipaggiati, occupano la Cambogia e venne deposto il sanguinoso governo di Pol Pot.

Ancora oggi, però, la Cambogia sta cercando di risolvere la complicata questione di chi sono i colpevoli e chi sono gli innocenti: in quegli anni molti ragazzini furono costretti ad arruolarsi nell’esercito di regime o furono indottrinati allo scopo di impedirgli di scegliere diversamente.