Capodanno forever

Una poesia del grande Yeats per riflettere sulla rigenerazione che ogni inizio propone. E la fine di un anno non rappresenta rimpianto o invecchiamento, piuttosto, per l’anima poetica, un’affermazione di vita. Ecco il migliore augurio per il 2019

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Articolo già apparso sulle pagine di Succede Oggi a firma di Roberto Mussapi

Capodanno. Festa gioiosa e incosciente e alcolica da ragazzi. Alcolica un tempo non significava drogata e persa in partenza come ora. Significava ebbrezza, felicità superficiale, musica e festa. Brivido giovanile dell’effimero. Poi, con gli anni, Capodanno come festa obbligata, ma sempre un colpo di tappo di champagne al minuto esatto, che esplode e svanisce nella troposfera. E quando un anno finisce l’uomo che non è più ragazzo svuota il suo passato. Se è triste lo rimpiange, come in una canzone nostalgica. Se ha anima poetica lo rigenera: questo anno non segna il mio invecchiamento di un anno, ma la mia vita che prosegue. Il grande Yeats scrive una poesia in un giorno qualunque, che è un capodanno quotidiano: ogni giorno muori un poco, ma intanto, ogni giorno, stai vivendo. Onora la vita, onora la tua vita che prosegue. E se l’occasione segna il passaggio del tempo, non rimpiangere: resta un vecchio imbecille e appassionato: vivi, per quanto ti è dato, vivi e innamorati. Non lo sai, ma così stai vivendo perennemente.

 

Preghiera per la vecchiaia

Dio mi liberi da quei pensieri elaborati

soltanto nella mente, e basta:

chi canta un canto duraturo

pensa nel midollo.

 

Mi liberi da tutto ciò che fa di un vecchio

un saggio lodabile sempre, e da chiunque!

Che cosa sono io per non sembrare

per amore del canto, un idiota?

 

Io prego, – non usano più termini di moda

e sta ritornando la preghiera –

prego di poter sembrare, anche se muoio vecchio

un vecchio imbecille appassionato.

William Butler Yeats

(Traduzione di Roberto Mussapi)