CARO PIERLUIGI…LETTERA APERTA A CASTAGNETTI SULLA NECESSITÀ DI RIPORTARE ALLA LUCE “IL POPOLO”.

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Il sistema culturale che si è andato affermando non consente una necessaria libertà di pensiero. “(…) non abbiamo più una casa, né un parlatorio – osserva l’autore – che non sia quello che ogni tanto e a fatica qualcuno ci concede e solo se ci esprimiamo in modo “allineato” al pensiero egemone ampiamente diverso, se non contrario, al nostro”. E dunque, “Il Popolo”? Quello che un tempo fu il quotidiano della Dc potrebbe tornare ad essere la voce dei democratici cristiani. “Allora, troviamo il modo di farlo uscire dall’armadio dei ricordi”.

 

Caro Pierluigi, ti scrivo come persona a cui mi lega amichevole conoscenza, simpatia e tanta stima, nonché come ultimo Segretario politico del Partito popolare italiano e, credo, depositario dei simboli, dell’organo di stampa e di altre ragioni risultanti di quello di cui non ho conoscenza. Mi spinge a scriverti e a interrompere il mio apparente (e nei limiti delle mie possibilità, esibito) disinteresse alla politica una incomprimibile esigenza di chiarezza nella confusa situazione presente.

Come ricorderai cercai di oppormi nell’ultimo Congresso del Ppi (Roma, 2002) alla confluenza dei popolari nella Margherita e con un residuo manipolo di delegati (che come me non avevano nulla da perdere) votai contro quella decisione. Nonostante questa mia scelta tuttavia fui nominato condirettore del quotidiano del nuovo partito, “Europa”, ed ebbi così occasione di vedere più da vicino i grandi cambiamenti politici che portarono alla nascita del Partito Democratico al quale senza entusiasmo diedi la mia adesione. Da due o tre anni però non ho rinnovato la tessera e (oltre alla famiglia) mi sono dedicato al mio lavoro di consulenza e un po’ alla scrittura creativa e alla pittura. Per un democristiano, nell’attuale sistema della rappresentanza e delle scelte di governo, manca l’aria per respirare e sopravvivere.

Il quadro generale entro cui potere sviluppare un coerente impegno politico per i cristiani negli ultimi anni si è insieme arricchito e complicato dalla fluida corrente di un Magistero abbondante di spunti, ma al tempo stesso molto (troppo?) mediatico. Quindi con la conseguenza di una rarefazione di quelle relazioni personali che per anni hanno contribuito all’individuazione di obbiettivi e comportamenti con l’impressione condivisa da molti di una rottura con il passato a cui corrisponde l’emersione di soggetti estranei e diversi dagli interlocutori conosciuti prima. Dunque tante “novità” e molte calate dall’alto, spesso con un entrismo non sempre gradito agli attori delle precedenti stagioni per i quali le urgenze erano soprattutto quelle di recuperare uno spazio per il sacro arginando e affrontando seriamente la dilagante crisi di secolarizzazione dietro la quale si apre il territorio sconfinato della non credenza e dell’oblio della fede (Europa del nord docet). Né, e lo aggiungo per doverosa chiarezza, queste sensibilità possono essere confuse con il tradizionalismo religioso del tutto privo di relazioni con quell’umanesimo cristiano al quale abbiamo sempre fatto riferimento. E credo di non essere solo a coltivare questi pensieri.

Ti scrivo anche queste cose perché so che, magari non condividendole, puoi però ben comprenderle e discuterle liberamente così come tra democristiani si è sempre fatto. Il sistema culturale che si è andato affermando invece non consente questa libertà di pensiero, né concede soprattutto a noi la possibilità di esprimere i nostri pensieri (non necessariamente univoci). Soprattutto ai cristiani, infatti, non sono facilmente consentite sfumature di giudizi, né si offrono loro spazi di presenza e di discussione se non quelli residuali e funzionali per obbiettivi a noi estranei.

Sì caro Pierluigi, non abbiamo più una casa, né un parlatorio che non sia quello che ogni tanto e a fatica qualcuno ci concede e solo se ci esprimiamo in modo “allineato” al pensiero egemone ampiamente diverso, se non contrario, al nostro. Con un paragone (forse banale) è come se nel congresso di confluenza dei Popolari nella Margherita, tu avessi venduto la casa senza esserti preoccupato di acquistarne un’altra. Hai scelto di andare in affitto e quindi, inevitabilmente, nel Pd in subaffitto. Te lo dico con rispetto e amicizia, ma quella scelta di venti anni fa fu un errore; e non lo dico io, ma è la situazione nella quale ci troviamo a dimostrarlo. Tu però hai ancora in mano qualcosa che può aiutarci a trovare se non una casa, almeno un rifugio. Meglio un milieu culturale: hai la testata de “Il Popolo”. Non più l’organo di un partito che non c’è, ma un luogo di confronto di idee e di “letture” diverse della realtà. Un luogo di libertà.

Troviamo il modo di farlo uscire dall’armadio dei ricordi del quale sei custode (magari aprendo una sottoscrizione popolare). Già una volta te lo chiesi e mi rispondesti di no. Allora forse quella “concessione” poteva sembrare un rinnegare le tue scelte. Oggi credo che non sia più così. C’è davvero bisogno di un luogo dove i democristiani possano ritrovarsi e parlare e scrivere liberamente, senza censure, senza timori, senza obblighi di ospitalità o di convenienza. Il momento è adesso e tu che hai fiuto politico lo puoi capire meglio di ogni altro. Poi sicuramente qualcosa nascerà anche con la nostra voce libera.

Scusa la formula della “lettera aperta”, ma ormai non ne abbiamo altre. Almeno io. caramente. In Attesa di una tua risposta, o meglio di una tua iniziativa, ti saluto

Pio C.