Cattolici e politica, da Poletto un invito esplicito e diretto

Dopo il profondo cambiamento della geografia politica italiana e il superamento della tradizionale architettura politica, anche per i cattolici democratici e popolari si è aperta una nuova pagina.

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“Svegliatevi, non c’è più tempo, agite al più presto. Alle prossime politiche sarà troppo tardi, dovete cominciare subito a far vedere che una luce si accende, non importa quanto piccola. Nessuna deriva confessionale: costruite un soggetto politico laico, se non un partito almeno un manifesto programmatico per chi come noi crede che è ora di voltare pagina. Abbiamo delle responsabilità, a partire dalla colpevole afonia dei cattolici negli ultimi anni”. Con queste parole precise, responsabili e secche, il cardinale Severino Poletto, già arcivescovo di Torino, ha segnato il dibattito organizzato da Rete Bianca del Piemonte sul tema molto dibattuto della presenza politica dei cattolici nella società contemporanea. Un invito, quello del cardinal Poletto, che ha richiamato i cattolici ad una nuova ed inedita assunzione di responsabilità dopo aver individuato e rimarcato la sostanziale irrilevanza politica dei cattolici stessi nell’agone politico italiano. Una denuncia che non potrà passare sotto silenzio non solo per l’autorevolezza e il prestigio di Poletto ma anche, e soprattutto, per il coraggio e la coerenza nell’aver individuato una strada concreta e lineare da percorrere. Certo, una riflessione che è partita da una premessa altrettanto netta: e cioè, la presenza dei cattolici nei vari partiti si è rivelata progressivamente inesistente, se non del tutto irrilevante. Una denuncia che condividiamo sino in fondo perché conferma, come diciamo da tempo, anche il fallimento e l’archiviazione dei cosiddetti “partiti plurali” – a cominciare dalla concreta esperienza del Partito democratico – e la progressiva irrilevanza politica di quest’area culturale nei vari partiti. Ed è lo stesso Poletto a sottolineare che adesso occorre dire “basta all’afonia, basta all’irrilevanza”.

Ora, dal convegno di Torino arriva anche un messaggio preciso a tutti quei cattolici che continuano, anche in buona fede, a sostenere che occorre attendere almeno 20 anni prima di “scendere in campo”, a coloro che continuano a predicare, sempre più stancamente, che ci si deve impegnare solo nel prepolitico, nella formazione di coscienze, nel lievitare i vari settori della società, nel continuare ad esercitare quel discernimento critico che rischia solo di produrre testimonianza e, purtroppo, impotenza politica e progettuale. Perché tutto ciò rientra più nella finalità dell’Azione cattolica e di altri movimenti ecclesiali che non di chi nutre e coltiva passione e vocazione alla politica.

Ha ragione, quindi, il cardinal Poletto. Dopo il profondo cambiamento della geografia politica italiana e il superamento della tradizionale architettura politica, anche per i cattolici democratici e popolari si è aperta una nuova pagina. E una nuova stagione. Adesso si tratta di far accompagnare i fatti alle enunciazioni. Il tempo della testimonianza, degli approfondimenti accademici e delle esercitazioni intellettuali deve cedere il passo alla stagione dell’azione politica concreta e della organizzazione politica. Cioè ad una nuova assunzione di responsabilità fatta di coraggio e di coerenza. Come ci ha detto, giustamente, il cardinal Severino Poletto a Torino.