Cattolici, il dovere di esserci. Comunque sia. La risposta di Merlo a Campanini.

718

 

La categoria della “imprevedibilità”, come ricorda spesso Guido Bodrato, è sempre dietro l’angolo in politica. Ma il tramonto, seppur lento ma irreversibile del populismo grillino, invoca e richiede il ritorno anche delle tradizionali categorie politiche: e cioè, la destra, la sinistra e il centro. Ed è proprio all’interno di questa cornice che il patrimonio del cattolicesimo politico, sociale e democratico può e deve rivestire una importanza decisiva ai fini della riqualificazione della politica.

 

Giorgio Merlo

 

La suggestiva riflessione di Sandro Campanini pubblicata ieri su queste colonne in merito al ruolo politico dei cattolici nella società contemporanea merita di non cadere nel vuoto. Certo, il tema è antico ma, al contempo, sempre attuale. Per una ragione molto semplice, al di là delle modalità organizzative con cui si può tradurre nella cittadella politica italiana. E cioè, dice Campanini riprendendo un vecchio dilemma, i cattolici devono lievitare con la propria cultura e i propri valori le formazioni politiche che li vedono protagonisti e presenti oppure pensano ancora di riproporre una formazione autonoma, ovviamente laica ma ispirata ad una precisa cultura? Cioè a quella del cattolicesimo politico, popolare e sociale?

 

Detta così, la risposta appare quasi scontata. Ovvero, chiunque di noi – almeno coloro che provengono da quel patrimonio culturale e da quella esperienza politica maturata e praticata concretamente nel passato – sceglierebbe la seconda strada. C’è solo un piccolo particolare – e lo dico con una sciabolata, della qual cosa mi scuso in anticipo – che non possiamo e non dobbiamo trascurare. E cioè, in questi lunghi 20 anni – dalla fine, forse troppo frettolosa, del Partito Popolare Italiano di Marini e Martinazzoli in poi – tutti i tentativi che sono stati messi in campo per un partito il più possibile identitario sono miseramente falliti. Politicamente irrilevanti ed elettoralmente insignificanti. Al di là della buona volontà e della tenacia dei vari protagonisti che in questi lustri hanno dato tempo ed energia per far decollare il più possibile questo progetto politico e culturale.

 

Perchè è capitato tutto ciò? Ci sarà pure una risposta a questa domanda che non è nè secondaria e né, soprattutto, astratta. Probabilmente la risposta risiede nel fatto che i partiti identitari, o vagamente identitari, non intrecciano più le domande dei cittadini elettori travolti prima dall’antipolitica e poi dal populismo. Due sub culture entrambe di marca grillina. Ma le fasi storiche cambiano, e cambiano anche rapidamente. Il fallimento del populismo grillino è sotto gli occhi e, non a caso, si intravede all’orizzonte un timido ritorno della politica. E con la politica, anche il possibile ritorno dei partiti organizzati e democratici e delle rispettive culture politiche.

 

Certo, il tutto non avviene meccanicamente e con una pianificazione razionale. Perchè la categoria della “imprevedibilità”, come ricorda spesso Guido Bodrato, è sempre dietro l’angolo in politica. Ma il tramonto, seppur lento ma irreversibile del populismo grillino, invoca e richiede il ritorno anche delle tradizionali categorie politiche: e cioè, la destra, la sinistra e il centro. Ed è proprio all’interno di questa cornice che il patrimonio del cattolicesimo politico, sociale e democratico può e deve rivestire una importanza decisiva ai fini della riqualificazione della politica, della qualità della democrazia e della stessa autorevolezza della classe dirigente. Ma tutto ciò, purtroppo, non è direttamente funzionale alla formazione di un soggetto politico strettamente identitario. Salvo ripercorrere la strada fallimentare che ricordavo all’inizio e che ha costellato i vari tentativi – purtroppo tutti falliti – di riproporre nello scenario politico italiano una formazione identitaria o, comunque sia, di chiara ispirazione cristiana e cattolica.

 

Ecco perchè, essendo alla vigilia di una nuova fase politica dopo l’eclissi – per fortuna e finalmente – del verbo e del dogma grillino, cioè dell’ideologia populista e demagogica, giustizialista e manettara, antiparlamentare e anti politica, abbiamo il dovere di contribuire al ritorno del ruolo e della funzione della politica, dei partiti e delle culture politiche. Dopodichè si vedrà se i partiti identitari avranno ancora uno spazio concreto o se, invece, si cercherà di condizionare il corso e il progetto nei rispettivi partiti di appartenenza. Lo decideranno gli eventi certamente, ma anche la buona volontà e l’azione concreta di molti di noi. Non tutto è legato al fatalismo, alla casualità e alla improvvisazione.