Cattolici in campo contro il populismo

Anche monsignor Gastone Simoni, vescovo di Prato, ritiene che si debba costruire una rappresentanza politica alternativa

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Articolo già apparso sulle pagine di 9 Colonne a firma di Paolo Pagliaro

 

A cento anni dalla nascita del Partito Popolare, fondato da Luigi Sturzo, e a 25 dalla fine della Democrazia Cristiana, ci sono molti segnali che fanno pensare a un possibile ritorno dei cattolici sulla scena pubblica. Con una presenza organizzata, forse con un nuovo movimento politico. E’ stato molto esplicito, qualche giorno fa, il cardinale Severino Poletto, arcivescovo emerito di Torino: “Svegliatevi, non c’è più tempo, agite al più presto” ha detto il cardinale parlando alle associazioni cattoliche che in Piemonte hanno dato vita al network della Rete Bianca. E le ha invitate a costruire se non un partito almeno un manifesto programmatico. Poletto pensa a un’iniziativa politica esplicita, in grado in grado di contrapporsi a sovranismi e populismi.

Anche monsignor Gastone Simoni, vescovo di Prato, ritiene che si debba costruire una rappresentanza politica alternativa, non confessionale ma di chiara ispirazione cristiana. Monsignor Zuppi, arcivescovo di Bologna, ne chiarisce la natura: questa politica – dice – deve ritrovare la sua dimensione di «arte e professione», deve farsi ambito per il pensiero complesso, non per quello semplice, deve essere luogo del dialogo e non della ricerca del nemico.

Negli ultimi mesi sul tema si sono pronunciati sia il presidente della Cei cardinale Bassetti, sia il segretario di Stato cardinale Parolin. Il primo ha ricordato che i cattolici sono tra i soci fondatori della Repubblica, il secondo ha detto che occorre sottrarre la presenza cattolica nella società alla tentazione dell’indifferenza e al rischio dell’irrilevanza, che è poi la parola che meglio riassume la condizione dei cattolici nella nuova stagione politica.