Cattolici in politica. Programma. Sant’Egidio. Rete Bianca.. e tanti altri

Al Seraphicum di Roma è stata vissuta una mattinata di ristoro mentale.

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L’intervento di Alessandro Risso su www.associazionepopolari.it, ripreso da Il Domani d’Italia sotto il titolo “ Oltre la contrapposizione, prima il programma”, giunge opportuno, in occasione dello svolgimento, a Roma, di un evento organizzato da Sant’Egidio e, a Susa, dell’incontro piemontese della Rete Bianca.
Risso fa un colto lavoro di sintesi e ripropone in modo ricco ed articolato il dibattito sulla “ vera contrapposizione” interna al mondo cattolico italiano. Un confronto avviato sulla divisione individuata tra i cattolici dell’etica e quelli del sociale.
A suo avviso, essa andrebbe definita invece tra “ democratici” e ”conservatori”.
Mi chiedo se meglio non sarebbe parlare dei primi come “ progressisti” e/o “ popolari”, visto che l’essere conservatore non esclude la possibilità di compiere, al tempo stesso, una scelta davvero di democrazia. Fu forse anche questa una delle considerazioni che portarono Sturzo a convincersi a favore del termine “ popolare”. Anche se non gli fu indifferente la grave crisi precedentemente vissuta con l’esperienza della Democrazia cristiana di Murri.

Con la Democrazia cristiana di De Gasperi il primo termine assorbì anche il carattere progressista e quello popolare, come del resto confermano le importanti scelte fatte in agricoltura, con l’edilizia popolare, lo Statuto dei lavoratori , la scuola aperta a tutti, il servizio sanitario nazionale, la politica estera. Oggi, così, parliamo di cristiani democratici e sappiamo bene a cosa ci riferiamo.
Non è un caso, però, che Jaques Maritain, mi pare in Cristianesimo e democrazia, sotto il profilo istituzionale, constati come sia possibile che quest’ultima assicuri gli adeguati livelli di partecipazione popolare anche in una monarchia costituzionale, ad esempio. I regni del nord Europa, a partire da quello Unito, ce lo stanno a confermare.

E’ la prospettiva insita nella visione sociale, dunque, che fa la distinzione. Questo spiega perché un po’ dappertutto vi siano cattolici o cristiani “ conservatori” e “ progressisti”.
Recenti vicende, non solo italiane, hanno poi portato nel campo della destra molti cattolici e cristiani, quelli cosiddetti dell’etica, pur animati da forte attenzione ai problemi sociali.
Risso sostiene che, in realtà, il vero discrimine sia posto dal programma e che solo sulla base di una sua definizione si possa andare “ oltre la contrapposizione”.
Egli pone dei quesiti concreti su cui, a ben guardare, però, sono già presenti risposte adeguate.

Mi riferisco ai lavori delle Settimane sociali della Cei, a quelli di amici come Becchetti, Magatti e Zamagni, e di molti altri politici, economisti e sociologi di ispirazione cristiana i quali hanno già prefigurato un insieme generale programmatico possibile per una risposta precisa che, credo, lo possa rassicurare. Aggiungo l’impegno dell’ex ministro Giovannini sull’Agenda 2030, così sottovalutata da molti cattolici, nonostante la “ Laudato si”.
Non c’è un incontro di cattolici durante il quale si senta sostenere la flat tax, non si ricordino le crescenti disuguaglianze sociali, la precarietà del lavoro, il lavoro precario, le condizioni della famiglia, dei giovani e degli anziani.
Questo mi porta a ritenere che il problema vero sia, allora, quello dell’iniziativa politica su cui latitano i cattolici o che li vede impegnati solo su alcuni temi specifici, come quelli della famiglia.

Manca , allora, il “ soggetto” e senza di esso non si porta a sintesi e non si organizza una proposta politica, nonostante essa possa essere disponibile.
Tutto ciò è in diretta connessione con le iniziative odierne di Sant’Egidio e della Rete Bianca.
Al Seraphicum di Roma è stata vissuta una mattinata di ristoro mentale. Abbiamo visto, attraverso le riflessioni di Andrea Riccardi e di Paolo Ciani, il quadro attuale di un Paese, e di un contesto internazionale, cui mancano le “ visioni”.
Abbiamo sentito dire che c’è bisogno che la politica ritrovi l’innamoramento per la cultura, che c’è bisogno di recuperare il “ passato collettivo” e che si scopra la necessità di “ connettere, rammendare”.

Così nasce l’idea della rete Demos che gli amici di Sant’Egidio lanciano per costruire “Un’altra idea di paese per una nuova proposta politica”. Nasce adesso perché, è stato spiegato, questo è il momento.
Forte è stata la rappresentazione della preoccupazione. I toni garbati, di coloro che non credono in una politica urlata, non hanno attutito le sottolineature dei rischi che stiamo correndo di fronte a politiche deficitarie, destinate a non risolvere i problemi, anzi ad aggravarli. Questo vale per i migranti, per i rapporti con l’Europa, per la risposta alla crisi sociale ed economica.
Tra gli oratori vi è stato anche l’ex Presidente Gentiloni, accolto da una squillante voce femminile che ha gridato: “ Basta Renzi!”. Un siparietto davvero simpatico che non è stato utilizzato dall’ex Capo del Governo per raccontare della grave crisi in cui è finito il Partito democratico.

Gentiloni ha, anch’egli, parlato del “ rischio”. Quello che insiste sullo scenario mondiale e domestico, sulla possibilità che si esca da quel “ sentiero di ripresa” lungo cui pure ci si era incamminati. Quello che l’Italia si trovi isolata con l’Europa, la Germania, persino, con la Tunisia sul tema dei migranti.
Gentiloni ha colto nella manifestazione del Pd a Piazza del Popolo “un segno di risveglio” prima di sostenere che devono essere salvaguardate le articolazioni sociali, sia doveroso rasserenare, offrire competenza, cambiare linguaggio. La conclusione? E’necessario esser “ in campo”, mettersi insieme: “ facciamolo insieme”.
E’ chiara la scelta fatta dagli amici di Sant’Egidio: quello di avanzare una proposta politica dalla netta impronta cristiana, ma comunque diretta oltre. Altrettanto chiaro appare la tendenza al collegamento con il mondo della sinistra. Magari, ripenso a quel grido “ Basta Renzi!”, con quella sinistra più presentabile dopo i tanti guasti fatti, anche socialmente, negli ultimi anni.

Questa nuova proposta politica è già un partito? O vuole crearne i presupposti?
Mi auguro che si tratti della seconda ipotesi. Perché in questo caso ci sono ancora i margini perché essa si aggiunga ai tanti “ laboratori” oggi aperti in campo cattolico.
Tra di essi vi è la Rete Bianca riunita in un contemporaneo convegno nel nord Ovest. Vi è la Democrazia cristiana di Gianni Fontana che prova a rinascere. Vi è un “ Insieme” attivo da mesi, fatto da ex parlamentari, professori universitari, economisti, rappresentanti di gruppi ed associazioni che, già prima del 4 marzo, hanno cominciato a fare prove di dialogo e di “ convergenza”. A partire dalla delineazione di un programma.
Si tratta di un mondo che comincia ad articolarsi nel territorio, dove è più facile superare le distanze che a livello nazionale segnano gruppi ed organizzazioni, da decenni impossibilitati a definire un progetto politico comune fatto di proposte concrete ispirate alla solidarietà, alla sussidiarietà, alla necessità di dare nuova linfa alle articolazioni istituzionali e alla cittadinanza.
Un elemento che molti partecipi di questa realtà sentono importante è costituito dal definire una presenza nel segno dell’autonomia.

Come già più volte spiegato, essa non significa autoreferenzialità o settarismo, bensì consapevolezza che oggi il Paese ha bisogno di quella iniziativa solidale che solo dei cristiani sono in grado di assicurare davvero. 25 anni non sono passati invano e dobbiamo riflettere sul perché moltissimi cattolici oggi forniscano voti al principale dei partiti: quello delle astensioni.
Il secondo elemento è costituito dalla necessità, altrettanto fortemente avvertita, che la dimensione dell’impegno politico ed istituzionale, assieme all’attenzione al sociale, sia diretto anche verso ciò che riguarda la Persona e la famiglia, visti non solo nelle loro dimensioni economiche.
Oggi, al Seraphicum, non si è parlato del caso di Verona dove la capogruppo del Pd ha votato i provvedimenti diretti a finanziare le associazioni che aiutano le donne a non fare la scelta dell’aborto.

Mi rendo conto che su certi temi vi sono i momenti giusti per individuare i luoghi e gli interlocutori.
La cosa, però, mi ha portato a riflettere sul fatto che troppo poco è messo in campo perché anche i cattolici in smottamento verso la destra trovino delle ragioni per seguire altre opzioni. Sta mancando una adeguata riflessione su questo fenomeno che rischia di assumere dimensioni preoccupanti, così come le ha assunte la deriva di altri cattolici verso i 5 Stelle.
Le questioni etiche fanno parte di una preoccupazione più ampia, più sottile, più insidiosa perché anche il nostro mondo risente delle conseguenze della globalizzazione, del sovvertimento dei tradizionali punti di riferimento economici e sociali, della liquefazione della società. In questo senso, il superamento della divisione tra cattolici dell’etica e quelli del sociale è cosa preparata dai fatti.

Anche il popolo di Dio, dunque, è smarrito perché non riceve, sul piano della vita quotidiana e sociale, valide, coerenti ed organiche risposte alle proprie ansie.
Il rivolgesi, contraddittorio ed imbarazzante quanto vogliamo, verso chi sembra assicurare, magari con la proposizione di una pulsione nazionalistica, la difesa di ciò che sembra perduto e di ciò che può essere ulteriormente perso non dobbiamo sottovalutarlo.

La risposta adeguata, allora, è solo quella di partecipare alla logica di “ fronti” contrapposti? Oppure mettersi pazientemente a lavorare a quel “ rammendo” di animi e di interessi concreti che appare oggi più che mai impellente e che non può non partire per prima cosa dal nostro accampamento?