CATTOLICI POPOLARI E SOCIALI, IL RUOLO DECISIVO DE “IL DOMANI D’ITALIA”. UNA PRIMA RISPOSTA A MASSIMO PAPINI.

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Una testata come il Il Domani dItalia” continua a giocare un ruolo importante per ciò che è rimasto dellarea cattolico popolare e cattolico sociale nel nostro paese. Può apportare infatti un contributo di qualità nella stagione contemporanea. Se da un lato deve continuare ad essere la voce giornalistica e politica più autorevole nel campo del cattolicesimo popolare, dallaltro sarà necessario – almeno questo è il mio parere – caratterizzare maggiormente la propria presenza allinterno della geografia politica italiana.

 

Giorgio Merlo

 

La lettera di Massimo Papini (http://www.ildomaniditalia.eu/massimo-papini-quale-funzione-puo-svolgere-il-domani-ditalia-e-tempo-di-aprire-un-dibattito/) pubblicata su queste colonne sul ruolo della testata “Il Domani d’Italia” merita e richiede un approfondimento. Una riflessione, quella di Papini, che approfondisce le ragioni politiche e culturali della testata in un’altra epoca storica. Quella in cui il partito protagonista era la Democrazia Cristiana e il ruolo della sinistra democristiana – quella sociale di Carlo Donat-Cattin con le sue riviste e quella politica della “Base” di Galloni, Granelli, De Mita e molti altri – era altrettanto importante nello scenario pubblico italiano. Al punto che proprio le riviste politiche di quest’area culturale nel periodo storico considerato assumevano un ruolo decisivo ai fini dell’elaborazione complessiva del partito e, al contempo, riuscivano anche a contribuire a dettare l’agenda politica dell’intero paese.

 

Ora, è persin inutile ricordare che viviamo in una fase politica e storica profondamente diversa da quella richiamata da Papini. Ma un fatto è indubbio, oggi come allora; e cioè, una testata come il “Il Domani d’Italia” continua a giocare un ruolo importante per ciò che è rimasto dell’area cattolico popolare e cattolico sociale nel nostro paese. Un ruolo e uno spazio che si è guadagnato nel tempo attraverso il contributo di molti amici e l’approfondimento di temi che attengono non solo al nostro “mondo” culturale ma che sono importanti per l’intera politica italiana. Certo, oggi rispetto a quel tempo manca un partito di riferimento. In altre parole, manca “il” partito di riferimento.

 

Ma anche su questo versante il “Domani d’Italia” può tuttavia apportare un contributo di qualità nella stagione contemporanea. Se da un lato deve continuare ad essere la voce giornalistica e politica più autorevole nel campo del cattolicesimo popolare, dall’altro sarà necessario – almeno questo è il mio parere – caratterizzare maggiormente la propria presenza all’interno della geografia politica italiana. Su questo aspetto è giocoforza che la vera sfida politica non la si giocherà né sul versante della destra sovranista e né, tantomeno, su quello della sinistra massimalista. Per non parlare del mondo populista dove le diversità sono addirittura antropologiche prima che di natura politica e culturale. La vera sfida politica, cioè, sarà nel campo del Centro riformista, democratico e innovatore. Sempreché si consolidi, a partire dai risultati delle elezioni generali del prossimo 25 settembre.

 

Ecco perchè, al di là degli stessi schieramenti politici e parlamentari, il ruolo di un giornale come il “Domani d’Italia” non può non continuare la sua feconda esistenza politica e presenza culturale. E questo non solo perchè è carica di storia, ma anche e soprattutto per la sua autorevolezza politica, culturale e forse anche etica. Del resto, chi produce idee e si sforza di apportare un contributo di valenza programmatica è destinato ad essere sempre un interlocutore. Della politica nel suo complesso e anche, e soprattutto, di una singola formazione politica. Come lo erano, del resto, le grandi testate della sinistra democristiana. Della “Base” o di “Forze Nuove”, poca importa. Erano riviste che sono passate alla storia per la loro originalità e per la loro autorevolezza. Oggi ci è rimasto il “Domani d’Italia”. Difendiamolo e arricchiamolo. È il nostro dovere. Il dovere, cioè, dei cattolici popolari e dei cattolici sociali nella stagione contemporanea.