Caudo e Raimo, aspiranti Sindaci di Roma, scatenano la guerra in terzo municipio. Perchè vezzegiarli?

Visto da vicino, lo spettacolo rivela un accumulo di piccole astuzie e speciose controversie.

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Nel terzo Municipio di Roma si consuma una stana guerra. Il Presidente Giovanni Caudo minaccia fuoco e fiamme perché la delibera istitutiva di una casa per i diritti delle donne è stata emendata con voto trasversale dei membri dell’Assemblea consiliare. Il Pd ha dovuto registrare, nella circostanza, che due suoi consiglieri votassero con Lega e Fratelli d’Italia. Lo stato maggiore del Nazareno si è prontamente espresso a favore di Caudo, subito ricevuto con tutti gli onori nella sede nazionale del partito.

Cosa dice l’emendamento incriminato? Nulla di straordinario. In pratica restringe l’uso dei locali pubblici, destinati alla nuova istituzione. per evitare che possa trasformarsi in un “circolo” in mano a gruppi (di sinistra) già attivi sul territorio. Di per sé non rappresenta quel declassamento dell’operazione, che denuncia lo stesso Presidente del Municipio. Sembra dunque la classica tempesta in un bicchier d’acqua, tanto sono labili o pretestuose le motivazioni alla base della polemica.

Sta di fatto che Caudo, già in pre-riscaldamento per la corsa alla candidatura a sindaco di Roma, intende sfruttare l’episodio per chiarire i rapporti all’interno della maggioranza (o più precisamente del Pd). Oggi, secondo le intenzioni che ha lasciato trapelare, potrebbe agitare lo spettro delle dimissioni dinanzi ai quadri di zona del partito. Con questo piglio tanto risoluto mira a disinnescare perlomeno l’ordigno che l’assessore Christian  Raimo – scrittore molto attivo, coccolato dai media, anch’egli intenzionato a correre per la massima carica del Campidoglio – vuole far esplodere tra le gambe dei dirigenti locali del Pd. Un suo post, a dir poco feroce, ieri denunciava come traditori gli artefici del blitz in consiglio municipale.

Visto da vicino, lo spettacolo rivela un accumulo di piccole astuzie e speciose controversie. È difficile prendervi parte con passione. Resta da osservare, semmai, che la pretesa di addomesticare le assemblee elettive mostra il carattere negativo del sistema di elezione diretta dei sindaci e in particolare dei Presidenti di municipio. Perché i traditori dovrebbero essere quelli che non si attengono alle disposizioni di Caudo e Raimo? Forse sono loro, con la tracotanza degli autocrati, a violare una regola fondamentale, che assegna la funzione di indirizzo e controllo agli eletti nei Consigli.

Un po’di rispetto non dovrebbe mai mancare. Una volta nei partiti si considerva intangibile un codice non scritto, in base al quale l’esercizio del potere si specchiava in un sistema di equilibri, con la precauzione di non divinizzare il possesso di una responsabilità istituzionale. Ai Caudo e ai Raimo un partito serio, stile Prima Repubblica, avrebbe già comunicato che tutte le loro ragioni non danno tuttavia ragione di un comportamento inadatto ad aspiranti Sindaci. Al Nazareno, con serietà, dovrebbero rimediare in fretta. Altro che sperticati elogi e rassicurazioni a tutto campo!