C’è in Italia un “partito” del Presidente: maggioritario

Una adesione popolare quasi spontanea che supera e trascende le stesse appartenenze politiche e partitiche

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Il lungo ed interminabile applauso – per non dire una vera e propria ovazione – rivolto al concerto alla Scala di Milano per la festa di Sant’Ambrogio al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella non può passare sotto silenzio. Si tratta di una libera e convinta adesione al magistero politico ed istituzionale – ovviamente super partes – che il Presidente esercita ormai da 3 anni.

Un ruolo ne’ notarile ne’ protocollare ma, semmai, un costante e vigile punto di rifermento per milioni di italiani che vedono nel comportamento quotidiano del Presidente una bussola politica e costituzionale insostituibile. E questo soprattutto in una fase politica e storica dove il rispetto delle regole da un lato e la fedeltà alla Costituzione dall’altro rischiano di essere sacrificati sull’altare di una concezione politica ispirata solo dalla propaganda e dal raggiungimento immediato del consenso.

A prescindere, come si suol dire. Una adesione popolare quasi spontanea che supera e trascende le stesse appartenenze politiche e partitiche se è vero, com’è vero, che Mattarella continua ad essere in cima al gradimento degli italiani in tutti i sondaggi che vengono commissionati. Ma c’e’ di più. Almeno per chi cerca, seppur tra mille difficoltà del tutto oggettive, di rideclinare nella dialettica politica italiana una rinnovata presenza pubblica dei cattolici democratici e popolari. Sotto questo aspetto, il magistero di Sergio Mattarella nell’adempiere al suo dovere costituzionale, non può non essere un autentico punto di riferimento anche per questo mondo culturale e politico che storicamente ha svolto un ruolo decisivo nella politica italiana. In tutti i tornanti che hanno segnato la crescita e il consolidamento della nostra democrazia. E se oggi da più parti si invoca e quasi si richiede la presenza di una classe dirigente politica che recuperi la specificità e la peculiarità della cultura cattolico democratica e popolare ci sarà pure una motivazione.

E la ragione è persin troppo semplice da spiegare: si tratta, cioè, di recuperare ed inverare una cultura che in questi ultimi anni si è pericolosamente ed irresponsabilmente eclissata. Nessuno pensa di “tirare per la giacchetta” il Presidente ma, al contempo, non possiamo non pensare che proprio dal suo magistero imparziale, super partes ed ancorato radicalmente ai principi costituzionali, può scaturire un comportamento politico concreto di chi è impegnato in prima linea per far vincere idee e principi altrettanto fedeli alla Costituzione e rispettosi della profonda cultura democratica del nostro paese.

E le ovazioni che accompagnano, liberamente, la presenza del Presidente Mattarella nel suo pellegrinaggio istituzionale nelle cento città italiane, e’ la plateale conferma che c’è una Italia, largamente maggioritaria, che condivide quell’approccio, quello stile e quel modo di affrontare i problemi che di volta in volta sono sul tappeto. Un consenso, quello rivolto a Mattarella, che non può non far riflettere. Tutti. A cominciare da noi cattolici democratici e popolari.