Centro, che può essere? Non la replica della Dc, ma qualcosa che ne costituisca la ripresa in termini di valori e contenuti.

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Questo nuovo centro non sarà una Dc bonsai o una banale replica delle esperienze politiche del passato, ma un soggetto politico – probabilmente una sorta di federazione e culturalmente plurale – che non potrà non assomigliare, quanto a metodo e a condotta pratica, a quello che è stata per decenni la Democrazia Cristiana.

Il cantiere del Centro è ormai decollato e ognuno piazza la sua tenda. Come da copione. Certo, conosciamo perfettamente le obiezioni al riguardo: ci vuole un leader riconosciuto in cui tutti i vari spezzoni si riconoscano; un programma minimo di governo e, soprattutto, dar vita ad una federazione che sappia unire le esperienze, i movimenti e i partiti che non sono più riconducibili al “bipolarismo selvaggio” che caratterizza la nostra cittadella politica da ormai qualche lustro. Nodi che, cammin facendo, saranno comunque sciolti anche perchè non si tratta di mettere insieme decine di sigle ma, al massimo, 4/5 partiti e movimenti che affollano quest’area politica. Un progetto politico, culturale ed organizzativo che, comunque sia, quasi si impone dopo il sostanziale fallimento delle due tradizionali coalizioni denominate centro destra e centro sinistra. Soprattutto dopo l’irruzione del populismo grillino che ha definitivamente fatto saltare un impianto che ormai, lo possiamo dire tranquillamente, era arrivato al capolinea da tempo. Del resto, tutti sanno che i due principali schieramenti sono ormai ridotti a due cartelli elettorali dove al proprio interno si coltivano ricette programmatiche diverse e prospettive politiche addirittura alternative. Tenute insieme esclusivamente dalla volontà di liquidare e di annientare il corrispettivo avversario/ nemico.

Ora, di fronte ad un panorama del genere, è addirittura scontato che il quadro politico italiano cambi. Non a caso le prime avvisaglie già si intravedono a proposito della scomposizione e della ricomposizione delle varie forze politiche. E una forza di centro che sia in grado di declinare anche e soprattutto una “politica di centro” più che un esercizio è ormai una necessità politica concreta.

Certo, non sarà una Dc bonsai o una banale replica delle esperienze politiche del passato. Ma è indubbio che questo nuovo soggetto politico – che sarà una sorta di federazione e culturalmente plurale – non potrà non assomigliare, nel metodo e nel comportamento concreto, a quello che è stata per decenni la Democrazia Cristiana. Su più versanti: dalla valenza della politica estera al respingimento della radicalizzazione della lotta politica; dal rifiuto pregiudiziale della deriva populista e anti politica all’importanza della cultura della mediazione; dalla centralità del Parlamento alla valorizzazione del pluralismo sociale e culturale; dalla qualità ed autorevolezza della classe dirigente al rispetto delle istituzioni democratiche; dall’efficacia dell’approccio e della cultura riformista alla conservazione e al perseguimento dei valori democratici e costituzionali alla valenza della cultura delle alleanze.

Insomma, un patrimonio culturale, valoriale, politico e programmatico che ci fa oggettivamente ricordare il ruolo, la mission e la funzione che storicamente ha avuto la Dc pur senza replicare quella esperienza politica ed organizzativa. Ma quel che più conta, in questa particolare situazione storica, non è scimmiottare i partiti del passato – che, come ovvio, non torneranno più – ma, al contrario, riuscire a recuperare da quell’immenso patrimonio le ragioni politiche e culturali che siano in grado di ridare serietà, autorevolezza e qualità alla politica contemporanea e, in particolare, alle due dinamiche concrete e alle stesse scelte politiche. E, per centrare questo obiettivo, proprio dal percorso storico della Democrazia Cristiana si possono recuperare idee, metodi, cultura e scelte politiche che conservano una bruciante attualità anche nella stagione contemporanea.

Ecco perchè il nuovo e futuro Centro non è più la Dc ma assomiglierà alla Dc. Contro il “nulla della politica” da un lato e contro la “deriva populista e massimalista” che ha provocato solo danni e cadute verticali della stessa credibilità della politica, della sua classe dirigente e delle istituzioni democratiche.