Centro, due ingredienti per partire. Finalmente.

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Si susseguono incontri, con intenti generosi e formule ancora fragili, che attestano il lento maturare di un ritorno alla politica dell’area di matrice cristiano popolare. C’è voglia di centro, ma di un centro con idee chiare (anche senza preventive dichiarazioni di adesione a questo o quello schieramento). Si può guardare, in termini nuovi, all’ipotesi di una “Margherita 2.0”?

 

(Giorgio Merlo)

 

Fioccano gli incontri e i confronti nella galassia cosiddetta centrista e cattolica del nostro paese. Sarebbe persin inutile ricordarli tutti. Incontri e confronti che, – al di là di chi pensa fanciullescamente di poter raggiungere con la propria piccola sigla consensi strabilianti – comunque sia, hanno prodotto analisi importanti e di tutto rispetto. Ma che richiedono, adesso, un passo in avanti decisivo in vista delle prossime elezioni politiche. Anche se il quadro generale è in forte movimento e, come prevedibile, arriveranno altri partiti e altre liste in vista della consultazione elettorale. Nel 2022 o nel 2023, a seconda di come finisce la partita, sempre intricata e complessa, della elezione del prossimo Presidente della Repubblica.

 

E, sotto questo versante, sono almeno due le vere scommesse attorno alle quali si può costruire un serio e credibile soggetto politico capace, al contempo, di declinare una altrettanto credibile e convincente “politica di centro”. Senza rincorrere, come ovvio e scontato, sigle e siglette che, ieri come oggi, sono politicamente irrilevanti ed elettoralmente del tutto insignificanti se procedono in modo autonomo e autarchico. Come l’esperienza concreta ha ripetutamente e quasi scientificamente confermato in questi lunghi anni. A livello locale come a livello nazionale.

 

Innanzitutto dev’essere un partito/soggetto politico che antepone il suo progetto e la sua personalità al capitolo delle alleanze. Sarebbe semplicemente ridicolo se non addirittura lesivo della propria dignità dare la priorità al “con chi ci si deve alleare” rispetto al “chi siamo e che cosa vogliamo”. Definire il proprio progetto “centrista” e “riformista” non significa, come ovvio, accontentarsi di una altrettanto ridicola autosufficienza politica e numerica. Ma, al contrario, elaborare il proprio progetto per poi, democraticamente, valutare negli appositi organismi il tema dell’alleanza politica ed elettorale. Ben sapendo che il populismo anti politico e demagogico dei grillini, alleati con la sinistra, e il sovranismo sono due ingredienti non particolarmente compatibili con le ragioni politiche e culturali riconducibili ad una seria e severa “politica di centro”.

 

In secondo luogo questo partito/soggetto politico non potrà che essere il più possibile unitario sul fronte delle varie esperienze esistenti e che puntano a recuperare una ricetta centrista, democratica e riformista. Ma, al contempo, non può limitarsi ad una sola riedizione della galassia cattolico popolare e cattolico sociale. Certo, questa cultura e questo patrimonio politico, culturale e valoriale sono e restano decisivi per la credibilità di questo protetto. Ma la vera scommessa è ancora un’altra. E cioè quella di allargare il campo ad altre esperienze centriste, democratiche e riformiste. Se la vogliamo paragonare con una esperienza del passato, e quindi non replicabile, penso ad una sorta di una “Margherita 2.0” che sia in grado di elaborare una strategia con tutte quelle forze che non si rassegnano alla deriva populista e di sinistra da un lato o con la sovraesposizione della impronta sovranista dall’altro. Un progetto, quindi, che non si accontenta di una autosufficienza politica e culturale ma che riscopre anche nel pluralismo della composizione dello strumento partito una delle ragioni fondanti per la credibilità complessiva.

 

Due elementi, quindi, decisivi e discriminanti per favorire al più presto il decollo di un campo politico capace di raccogliere energie fresche ed innovative per rafforzare la nostra democrazia da un lato e consolidare la spinta riformista dall’altro. Il tutto, come ovvio, con l’appoggio decisivo e qualificante della cultura cattolico popolare e cattolico sociale.