“Centro necessario”. Con qualsiasi legge elettorale.

Il dibattito sulla nuova legge elettorale langue perchè in un’epoca in cui dettano l’agenda i sondaggi si aspetta sino all’ultimo per verificare quale potrebbe essere il miglior sistema elettorale per il proprio partito.

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Il dibattito sulla nuova legge elettorale langue perchè in un’epoca in cui dettano l’agenda i
sondaggi si aspetta sino all’ultimo per verificare quale potrebbe essere il miglior sistema elettorale per il proprio partito. Il caso del Pd, al riguardo, è persin troppo emblematico. Dopo l’ubriacatura proporzionale con la segreteria Zingaretti si è ripassati misteriosamente al maggioritario con l’arrivo di Letta dalla Francia per poi nuovamente riprendere la tentazione del proporzionale appena è fallita clamorosamente l’alleanza in quasi tutti le principali città italiane con i 5 stelle.

Appunto, la legge elettorale – che ormai cambia ad ogni legislatura – è il frutto e la conseguenza dei sondaggi e degli ultimi risultati elettorali, amministrativi, che pervengono alle sedi centrali dei partiti. Certo, ogni confronto con il passato, più o meno recente, è semplicemente impossibile nonchè impraticabile. E questo per un motivo molto semplice. La politica ha perso la visione del futuro e qualsiasi ragione sistemica di lungo respiro. Tutto è strettamente legato al contingente e all’indomani. Del resto, in un contesto politico dominato dal trasformismo, dal populismo e dall’opportunismo di marca grillina non può che essere così. È una costante che dal 2018 caratterizza il confronto politico nel nostro paese e l’alleanza con il partito di Grillo e di Conte – ieri con la Lega per convenienza e oggi con il Pd per motivi sempre più indecifrabili – non può che rafforzare questa deriva impolitica e nociva per la stessa salute della nostra democrazia.

Comunque sia, qualunque sistema elettorale sarà individuato prima della prossima consultazione nazionale, un dato è certo. E cioè, le forze che non si riconoscono in questo bipolarismo muscolare e sempre più innaturale, hanno il dovere di unirsi e di contribuire, insieme, a costruire una lista/soggetto politico capace di condizionare e di orientare la stessa dialettica politica. Parlo, come ovvio, di quel “centro” da molto tempo decanato, auspicato, desiderato e richiesto che può essere il vero elemento di stabilizzazione e di moderazione del sistema politico italiano. E questo a prescindere dal profilo del sistema elettorale. Un “centro” che poi, inesorabilmente, sarà destinato ad allearsi con una delle due coalizioni in campo. Ad una sola condizione, però. Che non stringa alleanze con coalizioni dominate da quel populismo, che poi si intreccia fatalmente con il
giustizialismo, che sono e restano i veri detonatori per una democrazia autenticamente
costituzionale, repubblicana e socialmente avanzata. Ma quel luogo politico non può non
decollare.

Certo, il cantiere è aperto da tempo e non mancano le munizioni politiche, culturali e anche
programmatiche capaci di farlo diventare un luogo politico organizzato e strutturato. Il tutto, però, è subordinato ad una sola condizione metodologica. Ovvero, lavorare per costruirlo con la massima unità possibile. Ogni ridicola e grottesca primogenitura va bandita alla radice e qualsiasi tentativo di rappresentare in modo esclusivo un’area culturale va rispedito al mittente, pena la compromissione dello stesso progetto.

Ecco perchè, sia proporzionale o sia maggioritario – a seconda delle convenienze momentanee dei partiti, come abbiamo detto – il “centro” deve scendere in campo. Senza preclusioni ideologiche e senza pregiudiziali preconcette, se non quella del veto a qualsiasi deriva populista e giustizialista di origine grillina. Verrebbe da dire, “se non ora quando”?