Centro, serve oggi. Senza nostalgie

Un centro anche plurale dove però la componente cattolico democratica e popolare deve essere sufficientemente visibile

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Guido Bodrato con la consueta intelligenza e capacità di analisi, ci ha ammonito che un centro in Italia, oggi, può rinascere solo con la “cultura politica” e non sicuramente come una “categoria astratta tra la destra e la sinistra”. Una riflessione intelligente che non ci esime, però, dall’affrontare seriamente la concreta situazione italiana con cui dobbiamo fare i conti, oggi. Soprattutto dopo le primarie del Partito democratico che hanno dato una decisa, e del tutto giustificata, sterzata a sinistra.

Una sterzata politica e culturale interpretata con intelligenza ed autorevolezza dal neo segretario Nicola Zingaretti che, non a caso, proviene dalla antica e gloriosa tradizione del Pci/ Pds/Ds. Ma, al di là di questa filiera, e’ indubbio che se si vuol perseguire l’obiettivo, come ci ricorda appunto Guido Bodrato, di un “centro che guarda a sinistra” non si può fare a meno di ridare sostanza politica e caratura programmatica ad un movimento/partito/forza di centro.

Certo, un luogo politico che non può limitarsi ad essere un luogo puramente geografico o di semplice e banale posizionamento di potere. Ma un dato e’ certo, come ci ha ricordato l’Istituto Cattaneo dopo le primarie del Pd. E cioè, oltre il 60% di chi si è recato ai gazebo lo ha fatto perché rivuole un partito di sinistra. Chiaro, dichiarato, netto, palese e senza titubanze. Cioè, direbbe un commentatore non di parte, vuole una sorta di neo Pds 2.0. E’ del tutto evidente, di conseguenza, che questo partito non potrà non rideclinare un progetto di una forza politica dichiaratamente di sinistra.

E le prime avvisaglie le abbiamo già notate con il ritorno del caravanserraglio dei “testimonial progressisti”: i soliti noti milionari, elitari, aristocratici e alto borghesi. E, oltre a loro, la ricerca del nemico da abbattere, come è capitato per oltre 20 anni contro Berlusconi e il berlusconismo: adesso è il turno di Salvini e del cosiddetto “salvinismo”. Ossia, il progetto politico si basa più sulla demonizzazione politica e morale dell’avversario da distruggere che non sulla credibilità del proprio progetto. Ho voluto ricordare solo due aspetti, peraltro marginali ma significativi, per arrivare ad una conclusione politica.

E cioè, il ritorno della sinistra implica anche il ritorno di un partito di sinistra. Sarebbe inutile e anche un po’ ipocrita, sostenere il contrario o fingere che tutto ciò sia solo una invenzione giornalistica. Detto questo, e se si vuol perseguire il disegno di ricostruire una coalizione ampia e plurale, la questione del “centro” non potrà più essere banalmente elusa.

Certo, un centro anche plurale dove però la componente cattolico democratica e popolare deve essere sufficientemente visibile con un suo profilo politico, culturale e programmatico. Ne’ accessorio e ne’ marginale. Ecco, per arrivare alle “nuove sintesi” richiamata da Bodrato, non possiamo non partire però da queste considerazioni. Per questo motivo la questione di un centro moderato e riformista e’ attuale e pertinente oggi, pur senza nostalgie. E ritorna decisivo per l’agenda politica italiana.