Centro, si può andare avanti con le invidie e i rancori?

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Un progetto di Centro riformista, democratico, di governo e innovativo decolla se si superano tutte le pregiudiziali di carattere personale che qualcuno simpaticamente pone come ostativi. Guai ad operazioni camuffate da solenni impegni, ma condizionate nel concreto da piccoli giochi di potere.

Parliamoci chiaro senza alcuna divagazione politologica. Ma davvero il progetto centrista, democratico e riformista nel nostro paese rischia di saltare per ridicole, grottesche e sciocche pregiudiziali o pregiudizi di natura personale? O meglio, per motivazioni dettate esclusivamente da rancori, invidie e gelosie? Lo dico perchè, come tutti ormai sanno, è sufficiente sfogliare i quotidiani per rendersi conto che questo, purtroppo, è il tarlo che corrode la credibilità dell’intero progetto. E quindi far saltare un progetto che, com’è altrettanto evidente, sta riscuotendo consensi crescenti nella pubblica opinione per questioni futili e addirittura inspiegabili. E questo perché da un lato si registra il fallimento definitivo ed irreversibile del progetto populista grillino e del sovranismo leghista e, dall’altro, perchè il ‘bipolarismo selvaggio’ a cui siamo ormai abituati da anni non regge più di fronte alle sfide e alle domande che caratterizzano la nostra società. Sempre più complessa e articolata.

Ora, però, se la riscoperta del Centro, o meglio di una ‘politica di centro’, quasi si impone di fronte a questa doppia crisi politica, è altrettanto vero che lo spettacolo a cui assistiamo non può proseguire come se nulla fosse. E questo per due ordini di motivi, persin troppo semplici da ricordare.

Innanzitutto un partito di Centro – serio, credibile e rappresentativo – decolla se i partiti, i movimenti e il civismo che non condividono più i meccanismi e le regole del ‘bipolarismo selvaggio’, confluiscono sotto lo stesso tetto politico. Sembra una affermazione talmente banale ed elementare da non essere neanche presa in considerazione. Eppure tocca ripeterlo perché, almeno così pare, non è del tutto scontata. Speriamo che il semplice buon senso e le norme basilari della politica abbiano il sopravvento rispetto ad altre pseudo categorie.

In secondo luogo – altra osservazione altrettanto banale, elementare e scontata – un progetto di Centro riformista, democratico, di governo e innovativo decolla se si superano tutte le pregiudiziali di carattere personale che qualcuno simpaticamente pone come ostativi. Anche questa considerazione pare persin surreale da menzionare eppure così non è. Ora, per evitare di entrare nei meandri e nei dettagli di chi sostiene, purtroppo, queste amenità, mi basta ricordare che nella tanto biasimata e criminalizzata prima repubblica, quando si parlava, ad esempio, di “preambolo” era sempre e solo la politica a dettare le condizioni. Cito, appunto, il famoso “preambolo” vergato dal leader e statista della Dc Carlo Donat-Cattin nel congresso del partito democristiano del febbraio 1980 che sbarrava la strada all’accordo con i comunisti per motivazioni squisitamente ed esclusivamente di valenza politica. Nessun pregiudizio di natura personale, nessun veto sui singoli esponenti e, men che meno, nessun giudizio sulla nomenclatura comunista dell’epoca.

Ecco, ho voluto fare solo queste due rapide – e almeno a mio parere scontate – riflessioni per arrivare ad una semplice conclusione. Il progetto centrista alternativo al populismo e al sovranismo decolla solo se si abbandonano al loro destino qualsiasi forma di pregiudizio personale verso chicchessia. Ovviamente parlo di leader e di esponenti politici nazionali e non di altre categorie. Se, invece, questi sciocchi e grotteschi pregiudizi dovesse avere il sopravvento, allora dovremmo prendere amaramente atto che l’obiettivo dei paladini delle “pregiudiziali” personali è un altro. Ed anche molto più banale. Ovvero, alzare sempre di più la posta in gioco del proprio partito e delle proprie ridicole motivazioni semplicemente per ottenere più posti e più seggi parlamentari dall’azionista politico di maggioranza della coalizione che si vuol scegliere. Un obiettivo persin troppo semplice da capire, al di là dei pubblici pronunciamenti politici e dei solenni giuramenti di fedeltà di natura programmatica. Il tutto sarebbe una banale operazione di potere. E questo lo capiremo solo strada facendo.