Centro, una scommessa vincente se plurale e riformista.

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S’affaccia all’orizzonte la formazione di un’area politica e culturale, nonchè programmatica – appunto quella di centro – che non potrà non rispondere a due prerequisiti di fondo: dev’essere un’area plurale al suo interno e deve saper dispiegare un progetto politico autenticamente riformista, di governo, con una classe dirigente qualificata e non improvvisata.

 

Giorgio Merlo

 

Che il quadro politico italiano vada incontro ad una scomposizione/ricomposizione è abbastanza evidente a tutti. Salvo a quelli che pensano, ingenuamente, che la precarietà di oggi sia destinata a consolidarsi per i prossimi lustri. Certo, il tutto è anche e soprattutto il frutto e la conseguenza di uno sfacciato trasformismo politico e parlamentare che ha travolto e ridicolizzato l’intera politica italiana. È appena sufficiente osservare il percorso, incredibile ma vero, del partito dei 5 stelle per rendersene conto. Nell’arco di pochissimo tempo hanno radicalmente rinnegato tutto ciò che hanno predicato, scritto, urlato e giurato in tutte le piazze italiane per molti anni. L’elemento simpatico di questo singolare trasformismo è che la conversione è avvenuta incredibilmente per tutti e nello stesso tempo. Tutto ciò che è stato detto per anni appartiene ormai al passato e se qualcuno lo rinfaccia viene anche attaccato e contestato.

 

Attenzione: i protagonisti sono sempre gli stessi perchè tutti quelli che facevano parte dei 5 stelle prima maniera sono quelli che si sono poi convertiti misteriosamente al nuovo corso. Ma questo non è l’unico esempio, anche se è il più eclatante e paradossale. Molti altri partiti hanno vissuto questa metamorfosi. Basti pensare alla Lega, almeno quella di rito Salviniano. E allo stesso Pd che ormai ha accentuato, seppur legittimamente, la sua natura e il suo profilo di partito della sinistra italiana. E con la prossima, e del tutto possibile, confluenza del partito di Bersani nello stesso Pd, si avrà anche il marchio di questa certezza politica.

 

Ma, al di là dei percorsi individuali dei singoli partiti, legittimi e anche comprensibili per svariate motivazioni, è indubbio che esiste un’area politica, culturale e sociale – come ormai dicono tutti i sondaggisti e vari opinionisti e commentatori politici – che si presenterà alla prossima competizione elettorale. Un’area genericamente definita di “centro riformista” che sarà sempre più competitiva dopo il fallimento clamoroso del populismo anti politico, demagogico, qualunquista e manettaro dei 5 stelle e il lento tramonto dello stessa scommessa salviniana che ha dato l’illusione, per qualche anno, di poter sbaraccare tutto e vincere a mani basse tutte le elezioni. La realtà concreta, come si è poi progressivamente snodata, è andata però in un’altra direzione. E dunque, un’area politica e culturale, nonchè programmatica – appunto quella di centro – che non potrà non rispondere a due prerequisiti di fondo: dev’essere un’area plurale al suo interno e deve saper dispiegare un progetto politico autenticamente riformista, di governo, con una classe dirigente qualificata e non improvvisata come abbiamo sperimentato negli ultimi anni dominati dal populismo grillino e che abbia un alto senso dello stato e delle stesse istituzioni democratiche. Un’area, cioè, capace di ridare nobiltà alla politica da un lato e una visibile qualità alla nostra democrazia dall’altro. Una sorta, appunto, di Margherita 2.0 opportunamente rivista e aggiornata rispetto a quella conosciuta molti anni fa ma, comunque sia, un progetto politico che non si limiti ad essere vagamente identitario. Tentativi, del resto, che sono miseramente e ripetutamente falliti a livello politico ed elettorale.

 

Ecco, quindi, la vera scommessa politica in vista delle prossime elezioni. Il resto, almeno ad oggi, è abbastanza stabile. Accanto al recente e progressivo massimalismo della sinistra e al tardo populismo dei 5 stelle si affianca uno stanco sovranismo della destra che non hanno saputo infiammare, appassionare e coinvolgere i cittadini. Che, non a caso, sono sempre più disincantati e lontani dalla politica e quindi anche dalla partecipazione al voto. Si tratta, quindi, di scommettere sino in fondo su questo nuovo progetto politico. Che, ad oggi, è francamente l’unica novità che emerge da un sempre più sfilacciato e confuso dibattito politico e culturale.