Cerco un centro di gravità permanente… Cosa possiamo fare noi?

Solo così, un giorno, ci troveremo un “ centro” capace di dare una più realistica e sostenibile direzione di marcia a un Paese impossibilitato a trovare da anni quella stabilità di una prospettiva

1798

E’ persino banale pensare alla canzone di Franco Battiato seguendo il dibattito che riprende nuovamente sulla creazione di un “ centro” politico.
Tema annoso. La canzone risale al 1981, la questione politica è molto più antica.
La nascita del Zentrum tedesco, il Partito di Centro Tedesco, ispirato cristianamente, risale al 1870.

Fu la prima organizzazione a nascere con questo riferimento a una “ centralità” da assumere in una realtà parlamentare già allora tracciata tra le istanze socialdemocratiche progressiste e quelle feudali o liberal conservatrici.
La conferma di quanto lunga sia la ricerca di una collocazione che interessa i cristiani sensibili alla realtà politica e intenzionati a dispiegare, anche nella cosa pubblica, la forza vivificatrice del messaggio evangelico.

Come hanno dimostrato l’esperienza popolare e quella democratico cristiana italiane, non si tratta di una mera alchimia di posizione “ a metà”, di mera equidistanza geometrica tra destra e sinistra. Bensì, di metodo politico e di costruzione di una progettualità capace di aggregare sempre più larghe parti del corpo sociale.
Siamo di fronte ad una lettura specifica delle cose del mondo e delle esigenze dell’uomo, della loro complessità, con la certezza che la tavolozza dei colori conosce e rende possibile una gamma infinita di tonalità.

Non è possibile racchiudersi in una sola dimensione economicistica, così come non solo in quella sociale. La sostanza del pensiero popolare e dc va alla Persona, alla famiglia, ai nuclei naturali intermedi di una società non delineata e ridotta a solo dato statistico o a corpo indistinto, ma sommatoria di esigenze concrete legate alla dignità umana, alla crescita economica, alla dimensione etica di una vita da dispiegare e favorire nella sua integralità, tendenzialmente indirizzata verso la ricerca della felicità, per quel poco e quel tanto che può consentire la dimensione dell’uomo.

Questo credo possa voler dire veramente costruire un “ centro” politico. Altrimenti il termine, così come l’altro, altrettanto magico, altrettanto usato ed abusato di “ moderato”, non sortisce alcunché perché resta vuoto di sostanza.

La costruzione di un partito di centro richiede l’dea di un progetto capace di portare ad un livello superiore di sintesi costruttiva le istanze diffuse nella società, nella struttura economica produttiva, nella vita culturale, nella realtà delle autonomie. Attorno a una feconda e condivisa scelta sui problemi che richiamano le attese di una gran parte della popolazione, del mondo del lavoro, della produzione, dello scambio commerciale, dei servizi.
Il muoversi nella sola logica degli schieramenti rischia di rivelarsi inane e limitata se non è riempita di contenuti rigeneratori e di prospettiva.
L’esperienza di tanti gruppi e gruppuscoli, non solo cattolici, che hanno provato a guadagnare il “ centro” dello schieramento politico in termini di semplice giochetto dei quattro cantoni non è stata solo minata dalla sciagurata scelta bipolare degli ultimi venticinque anni.

Le insufficienze sono venute soprattutto dall’incapacità di elaborare progetti e presentare proposte a sostegno del ceto medio, delle categorie economiche e sociali, della piccola e media impresa.

Il mondo cattolico su questo ha mostrato tutti interi i propri limiti con un silenzio assordante in campo legislativo e nella gestione della cosa pubblica.
La rete da costruire, da ricostruire, dunque richiede un salto di qualità.
In primo luogo, deve essere diretta a far riaffiorare il “ sapere” in grado di individuare le questioni su cui richiamare l’interesse degli italiani e degli europei. Tutto ciò deve trovare, poi, una dimensione politico istituzionale grazie alla definizione di provvedimenti ed interventi da trasferire in proposte di legge, nelle necessarie trasformazioni dell’apparato istituzionale, nell’adeguamento delle autonomie alle nuove esigenze della partecipazione e del coinvolgimento nella cosa pubblica.

Solo così, un giorno, ci troveremo un “ centro” capace di dare una più realistica e sostenibile direzione di marcia a un Paese impossibilitato a trovare da anni quella stabilità di una prospettiva, altrimenti destinata a essere parcellizzata e indirizzata secondo gli interessi egoistici e parziali, ma alla fine più forti e più spregiudicati.