Cesare Trebeschi: Lettera al figlio Andrea in occasione del battesimo

Se il tuo Dio è alla testa di un esercito conquistatore, diserta senza paura: il vero Dio ha deposto i potenti. 

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Questa lettera, scritta in occasione del battesimo del figlio primogenito Andrea, permette di conoscere un po’ più da vicino la spiritualità di Cesare Trebeschi, sindaco dc di Brescia negli anni ’70.

Cellatica, 1963 

Eccoti di nuovo in braccio alla mamma, Andrea: con una lampada che vorrai portare accesa e viva lungo tutta la tua strada. I tuoi genitori ti hanno portato senza esitazioni nella loro Chiesa, per farla diventare anche tua com’è stata dei tuoi nonni, senza attendere che tu potessi sceglierla “liberamente” più tardi: ti hanno dato la vita, non potevano negartene la pienezza fin dai primi giorni, proprio perché anche la tua libertà fosse più piena, e più ricca possa diventare ogni giorno che la luce ti dà maggior consapevolezza di ciò che oggi acquisti. 

Perché i tuoi genitori credono che la verità ti fa libero e ti dà gioia: la verità che tu stesso saprai cercare ogni giorno, e fare tua, faticosamente, nella carità. 

Abbi paura di una libertà infeconda, come di una verità sterile, che non ti portino ad amare, a liberare chi è intorno a te. 

“Più della servitù temi la libertà recata in dono”: vale anche per te, se non saprai conquistarla nella tua vita, liberandoti prima di tutto da ciò che muore dentro di te. 

Oggi la chiesa bianca di fiori ti consegna una veste candida; il coro luminoso dei tuoi cuginetti, tutta la tua famiglia, ti consegna una fiaccola accesa: è un giorno di gioia, soprattutto per papà e mamma. 

Questa veste candida ti restituisce oggi la tua più vera natura: come il primo Adamo, sei rinato a somiglianza di Dio; e se chi ti è intorno cerca oggi di scoprire su te lineamenti cari, tu cerca domani e coltiva su te l’immagine di Dio, di un Dio infinito. 

La tua famiglia cercherà che tu non vada nudo e solo nel mondo: una città, una lingua, una patria, una civiltà: in una cornice naturale stupenda, troverai tesori meravigliosi frutto di lacrime e sangue e lavoro di tante generazioni. Ma tu non annegare in nessuno di questi tesori: senti e vivi tutta la carica di infinito che il battesimo ha riscoperto. 

Assimila e rigenera dentro di te quanto ti sembra vivo: rispetta quanto è vivo per gli altri; onora quanto è stato vivo ieri; ma lascia cadere senza rispetti umani ciò che ha fatto il suo tempo: non precludere al tuo spirito la conquista del nuovo, non imprigionare un Dio infinito in un paese, o in un’epoca, o in una civiltà. 

Se il tuo Dio resta chiuso in una basilica sfavillante di miserabili ricchezze, scaglialo in terra lontano da te: non è più Dio, ma un vitello d’oro. 

Se il tuo Dio è alla testa di un esercito conquistatore, diserta senza paura: il vero Dio ha deposto i potenti. 

Se non ti lascia tempo per la fame dei popoli, se non ti svela la vera sete degli uomini; se non ti rimprovera quando passi indifferente vicino a chi cade, o superbo vicino a chi è caduto, quando spegni il lucignolo che fumiga, quando non piangi sulla tua città che si disperde e decompone; se vuol essere adorato soltanto sul monte Garizim1 o sui colli romani; se in un gregge ben ordinato vuol tacitare la tua ansia per l’agnello perduto; se lascia che tu gli chieda di far piovere soltanto sui giusti, o di tagliar subito la zizzania nel campo; se ti ordina di restituire occhio per occhio, dente per dente, se riduce la tua giustizia alla feroce difesa di qualche diritto, se imperioso ti ricorda cosa ti ha fatto Amalec2: abbi paura di lui e per te, Andrea, e cerca subito il vero Dio, che non hai ancora trovato. 

Non cercarlo nella legge, nella scienza, nella bellezza, nella potenza: Dio supera ogni dimensione nessun valore – altissimo che sia – può essergli comparato. 

Ma se ti guardi intorno, e vedi un artista che crea, uno scienziato che scopre, un tecnico che trova e costruisce; se vedi lo zio Franco3 dare tutto se stesso al faticoso travaglio della città nuova che nasce per te e per i tuoi fratelli: e a questo dono proprio in questi giorni, lo vedi consacrare dal consenso del popolo; 

o don Costa4, eletto vescovo per generare alla Chiesa di Cristo nuovi sacerdoti; 

o due grandi Papi5, che in un nuovo Genesi scrollando antiche incrostazioni svelano agli uomini il fascino dell’acqua sorgiva; 

o nella vita di ogni giorno, giorni grandi come quello d’oggi per papà e mamma: 

c’è in tutti questi attimi – che danno vita e vita nuova a qualcosa che ha pur in se stesso una sua ragion d’essere – una scintilla della paternità di Dio, ex quo omnis paternitas in coelis et in terra nominates6: e nella gioia di questi momenti un pallido riflesso di gaudio che in Dio ci attende. 

Dio voglia donare anche ai tuoi occhi la meraviglia, la gioia, l’entusiasmo di assistere all’esplosione della vita: l’alba in un bosco, con gli uccelli che si svegliano e richiamano l’un l’altro; il primo sole sul mare o tra le Dolomiti; una rosa che sboccia; un bimbo che sorridendo comincia a conoscere la mamma; un popolo che prende coscienza di sé; una Chiesa che ritrova la sua anima. 

Dio ti conceda di essere partecipe – teste ed artefice – di questa sua luce, di questo suo manifestarsi nel tempo e di godere la vita, di essere tu stesso in qualche modo all’origine di una vita nuova: che tu riesca a trovare una strada nuova sui monti, o a creare una varietà di fiori, o a 

scrivere un libro, a stampare le tue impronte nelle opere, o ad assaporare l’estrema dolcezza di questa paternità che oggi ci rende felici. 

Dio ti faccia trovare nella vita il germe dell’eterno, e ti aiuti a renderne gioiosa testimonianza: la tua fede non dev’essere un diaframma fra Dio e il mondo: ama con tutto il tuo cuore i tuoi fratelli che cercano Dio sulla tua stessa strada. Ma non chiudere la tua anima, non spegnere i tuoi occhi su orizzonti angusti: ama sopra tutti chi cerca l’infinito su strade diverse dalla tua, chi vede in te un limite e nella tua fede un ostacolo alla sua ricerca. 

Abbi ribrezzo di una fede tiepida, incapace di riflettersi nella vita quotidiana: ma abbi paura anche di una fede farisaica, di un angelismo non incarnato. Se credi nel Cristo che oggi ti ha redento, cerca di portarlo nel tuo tempo come messaggio di redenzione: guai se la tua fede è così alta da sotterrare il germe di speranza che la resurrezione di Cristo ha reso legittima per l’ultimo peccatore. 

Sii fedele al tuo nome, Andrea, sii uomo: il tuo programma è grande anche se disarmato – da oggi il tuo piccolo cuore è più grande del mondo – il tuo dolce destino non può essere sconvolto neanche dalla più amara sublimazione dell’odio. 

Sii fedele a questo dolce destino come chi ha portato il tuo nome prima di te: l’inferno di Mauthausen ha bruciato un corpo che già ardeva di speranza. Morte, dov’è la tua vittoria? 

L’acqua e lo Spirito Santo ti hanno dischiuso oggi una vita che non conosce la morte: possa dire anche tu un giorno lontano, nel chiudere gli occhi al tempo: oggi è un giorno di festa. 


1 Monte della Palestina dove i Samaritani eressero un tempio rivale di quello di Gerusalemme. 2 Nazione descritta nella Bibbia come nemica del popolo di Israele: lo attaccò durante la fuga dall’Egitto e perciò è considerata come un simbolo del male. 3 Franco Salvi (1921-1994), protagonista della Resistenza bresciana, eletto deputato nel 1963, stretto collaboratore di Aldo Moro. 4 Franco Costa (1904-1977), assistente nazionale della FUCI, dal 1963 vescovo di Crema e assistente nazionale dell’Azione Cattolica. 5 Papa Giovanni XXIII, Papa Paolo VI: i papi del Concilio Vaticano II. 6 Efesini 3,15: “dal quale ogni paternità nei cieli e sulla terra prende nome”.