CHE FARE? CONTINUA IL CONFRONTO, IN PIENA CAMPAGNA ELETTORALE, SUL PROFILO E LA FUNZIONE DE “IL DOMANI D’ITALIA”.

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Riportiamo alcuni interventi – più o meno elaborati – che hanno alimentato la discussione sull’articolo di Massimo Papini (http://www.ildomaniditalia.eu/massimo-papini-quale-funzione-puo-svolgere-il-domani-ditalia-e-tempo-di-aprire-un-dibattito/). Ieri aveva scritto sullo stesso e fomento Giorgio Merlo (http://www.ildomaniditalia.eu/cattolici-popolari-e-sociali-il-ruolo-decisivo-de-il-domani-ditalia-una-prima-risposta-a-massimo-papini/). Data la natura colloquiale del dibattito, si è preferito lasciare “a metà”, omettendo il cognome, l’identità degli amici.

 

Redazione

 

Luigi F.

 

Il periodo elettorale è il peggiore per gli approfondimenti politici. Nel “nostro campo” vi è un Letta che non propone nulla se non di votare contro la Meloni e il futuro attacco alla Costituzione (con il presidenzialismo alla francese, che era la proposta di Ceccanti-PD!!!), mentre il duo Calenda-Renzi – cioè Calenda – è tecnocrazia pura (fare, fare, fare, ma qual è il progetto di società?). La politica-politica è governata dalla burocrazia europea, che ci ha salvato dalla nostra tendenza alla spesa populista, ma che non ha una logica se non quella dei conti e della mediazione. Il vuoto politico, cioè di riflessione politica, è enorme. Sì, rileggere Galloni e ripartire, cercando di allargare il dibattito: un Forum dell’associazionismo d’ispirazione cristiano democratica.

 

Alessandro F.

 

Credo che “Il Domani d’Italia” non utilizzi una denominazione di fantasia, ma si richiami alle precedenti esperienze  che hanno visto all’opera questa testata, quella di Murri ai primi del Novecento, quella di Ferrari negli Anni 20, quella di Galloni del ‘75.

Ebbene, pur nella diversità dei contesti storici, come credo si evinca anche dalla ricostruzione di Papini, l’intento, il fattore comune di questa pubblicazione mi sembra possa ravvisarsi nella salvaguardia di una forma efficace di unità politica del segmento democratico-cristiano e/o cattolico-democratico.

Sarebbe troppo lungo spiegare in modo analitico questo assunto in un whatsapp, ma il concetto fondamentale è questo. L’idea, alimentata negli Anni ‘90, dopo la fine della Dc, anche da autorevoli voci del campo ecclesiale ed associativo, che i cattolici avrebbero dovuto costituire il lievito degli altri partiti, perché l’unità non era più necessaria, è fallita miseramente.

Al di là di strapuntini generosamente distribuiti da destra e sinistra ad esponenti ex dc, la nostra cultura politica si è rivelata, soprattutto nell’ultimo decennio, subalterna e marginale, rispetto a tendenze che invece prendono il sopravvento, dall’una e dall’altra parte.

Lo so che ormai è diventato tutto molto difficile per noi, ma credo che “Il Domani d’Italia” debba perseguire questo obiettivo di ricomposizione, prima culturale e più politica; invece come semplice voce critica di una delle parti attualmente in campo riscuoterebbe scarso interesse, rasenterebbe l’irrilevanza.

E oggi i cattolici-democratici sono effettivamente irrilevanti, tanto che mi pare ci siano state lamentele anche sulla scarsità di candidature in queste elezioni. Quindi io credo che la testata debba operare per la rinascita di una Forza distinta ed autonoma, priva dei consueti complessi di inferiorità.

 

Umberto L.

 

Un giornale ben fatto può sempre esercitare un ruolo positivo, culturale e politico. A differenza degli anni 70 però, ora non c’è una legge elettorale che consenta l’esistenza nel Parlamento di rappresentanze, ancorché minoritarie, di istanze provenienti dalla base popolare o espressioni dei filoni di pensiero sociale e politico che hanno caratterizzato la storia del nostro Paese. E soprattutto mancano i Partiti o altre modalità organizzative e partecipative che possano fungere da corpi intermedi.

 

Antonio P.

 

L’intervento di Papini mi sembra più stimolante che interessante. La conclusione, a dir poco, mi sembra fuori luogo e fuori contesto.

È una grande opportunità per un partito cattolico il pontificato di Francesco. Che senso ha l’affermazione di Papini secondo cui “paradossalmente, un papato tanto protagonista come quello di Bergoglio ha tolta molta voce ai cattolici in politica”?