Città e solidarietà nell’enciclica «Fratelli tutti». Una lezione per le archistar

«È necessario curare gli spazi pubblici i quadri prospettici e i punti di riferimento urbani che accrescono il nostro senso di appartenenza, la nostra sensazione di radicamento, il nostro “sentirci a casa” all’interno della città che ci contiene ci unisce».

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«È necessario curare gli spazi pubblici i quadri prospettici e i punti di riferimento urbani che accrescono il nostro senso di appartenenza, la nostra sensazione di radicamento, il nostro sentirci a casaallinterno della città che ci contiene ci unisce». Nel suo articolo sullOsservatore Romano, lautore pone a fondamento di unanalisi a tutto campo questa frase emblematica dellenciclica di Francesco.

 

(Enzo Scandurra)

In un articolo pubblicato nel 1944 su «Rinascita», lurbanista Luigi Cosenza scriveva: «I piani regolatori sono problemi di solidarietà umana, di coerente valutazione delle possibilità e degli ostacoli. Essi devono rappresentare la condanna delle ambizioni egoistiche, il ritorno nellora critica alla solidarietà e alla comprensione, la manifestazione di una volontà tesa verso scopi coerenti, costruttivi, creativi».

Analogo messaggio di fratellanza e solidarietà delle città è quello dichiarato dallallora sindaco di Firenze, Giorgio La Pira, che nel 1955, in un convegno che riuniva tutti i sindaci del mondo, tenutosi nella sua città, disse: «Le città non sono cumuli occasionali di pietra: sono misteriose abitazioni di uomini e, più ancora, in un certo modo misteriose abitazioni di Dio».

Circa 75 anni dopo Raniero La Valle, a proposito dellenciclica di Papa Francesco Fratelli tutti ci rinnova linvito «del passaggio da una città (società” nel testo] di soci ad una di fratelli».

Queste affermazioni hanno sempre albergato nelle coscienze delle persone, tuttavia politici e amministrazioni (salvo qualche rarissima eccezione) ne hanno fatto scempio utilizzando la sacralità di una città come vetrina per esporre merci per attrarre turisti e flussi di denaro, vanificando ogni segnale di solidarietà e di accoglienza tra i suoi abitanti. È prevalso laspetto economico, il fare profitto a ogni costo, su altri criteri che pure erano, allorigine, nel Dna di ogni città. Sempre Raniero La Valle, raccogliendo il messaggio contenuto in Fratelli tutti e capovolgendo il paradigma economico, ci ricorda che: «I migranti non si devono accogliere perché possono essere utili, ma perché sono persone, e i disabili e gli anziani non si devono scartare perché una società dello scarto è essa stessa inumana».

Ma le città sono diventate il luogo del conflitto più aspro dove laccoglienza si è trasformata in una darwiniana lotta per la sopravvivenza e, al tempo stesso, i luoghi degli «scarti umani» dove una gran quantità di persone vive nella miseria senza alcuna speranza di riscatto.

Siamo di fronte, almeno nella cultura occidentale, a un collasso narrativo. Le città nate come luogo di accoglienza (laria della città rende liberi) si sono trasformate in luoghi di competizione globale dove lurbanistica e larchitettura fanno a gara per escogitare soluzioniche gli consentono di scalare improbabili classifiche di attrazione e ricchezze, delle quali nessun vantaggio viene ai loro abitanti. Modernizzare, innovare, sono le nuove parole del dogma della competizione internazionale a scapito della fratellanza, della uguaglianza e della libertà.

Competizione ed egoismi che mettono a repentaglio anche la stessa stabilità della nostra biosfera, il luogo che ospita la vita e che costituisce la nostra casa comune, nella più totale discontinuità con il messaggio del santo di Assisi, come riportato nella Laudato si: «Costruire un sentimento di intima unione con gli altri esseri della natura, con una preoccupazione per lambiente unita ad un costante impegno per i problemi della società».

Le conseguenze di questo trionfo del mercato che domina le nostre esistenze è che esso produce la cultura dello scarto e in quanto tale degrada le nostre città e lo stesso ambiente fino a paventare la stessa sopravvivenza del genere umano. Ed è ancora la Laudato siche ci ricorda che: «Non ci sono due crisi separate, una ambientale ed una sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale».

Molte altre, e importanti, sono le raccomandazioni contenute nella Laudato si, agli indirizzi degli urbanisti e degli architetti chiamati a pianificare le città: «La sensazione di soffocamento prodotta dalle agglomerazioni residenziali e dagli spazi ad alta densità abitativa, viene contrastata se si sviluppano relazioni umane di vicinanza e calore, si creano comunità». E più oltre: «Per gli abitanti di quartieri periferici molto precari, lesperienza quotidiana di passare dallaffollamento allanonimato sociale che si vive nelle grandi città, può provocare una sensazione di sradicamento che favorisce comportamenti antisociali e violenza».

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https://www.osservatoreromano.va/it/news/2021-06/quo-137/una-lezione-br-per-le-archistar.html