Colpi di solleone. Le polemiche di Sallusti e Feltri contro tutto ciò che appare di sinistra, senza rispetto per la verità.

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Anche l’Afghanistan è definito un problema della sinistra, dimenticando però che Biden porta a termine le scelte risalenti addirittura a George W. Bush. Il giornalismo è fatto di libertà, ma…anche di verità.

Ѐ vero che l’estate in corso rappresenta una tra le più torride che mente umana ricordi, ma sembra che questo solleone abbia dato alla testa anche ai due direttori di “Libero” Vittorio ed Alessandro. Per la verità l’accoppiata direttoriale spesso fa a gara tra chi le spara più grosse: Sallusti vede compagni comunisti dappertutto; Feltri, invece, sembra aver smarrito anche il dono dell’intelletto o, meglio, della memoria storica. Entrambi al servizio della causa: centrodestra da sostenere a tutti i costi nei prossimi appuntamenti elettorali per scalzare quello che giudicano essere il Governo delle sinistre.

Senonché, Draghi non è certamente una persona di sinistra (al pari di Mattarella); se poi i comunisti sono Franceschini, Guerini, Di Maio, allora la fantasia va su con le ali del vagheggiare inutile su argomenti che non hanno nulla di concreto. Ma forse entrambi i direttori di “Libero” (quello editoriale e quello responsabile) dimenticano che dell’attuale governo fanno parte anche i due partiti per i quali lavorano giornalmente: la Lega di Salvini e Forza Italia di Silvio Berlusconi.

Feltri dovrebbe ricordare, da buon giornalista, che quello che sta accadendo oggi in Afghanistan viene da molto lontano, ossia dalla politica guerrafondaia di tale George W. Bush all’inizio degli anni Duemila. L’allora presidente USA aveva deciso che la politica estera della maggiore democrazia mondiale doveva basarsi sull’annientamento della religione islamica e, soprattutto, sull’instaurazione coatta della democrazia in territori, culture, popoli che avevano e hanno altri sistemi di vita economica, politica, sociale.

Di questo anche Vittorio Feltri è consapevole, solo che invece di scavare alla radice della storia, preferisce l’attualità politica addossando a Joe Biden la colpa che con il ritiro delle truppe USA dal territorio afghano si è in un certo modo favorito il sopravvento dei talebani e la loro presa del potere. I talebani, piaccia o non piaccia, rappresentano una realtà concreta del territorio afghano, per cui la presenza militare occidentale è comunque una sorta di autoritarismo rispetto a legittime posizioni politiche.

Ma a cosa serve avere un dispiegamento di forze militari se un popolo ha le proprie convinzioni, i propri usi, le proprie abitudini, oltre alla propria religione, che differiscono totalmente dalla cultura e dalla mentalità occidentale? È forse un peccato per questi popoli? O forse il terrorismo islamico è intrinseco alla maggioranza del popolo afghano?

Appunto perché la democrazia non è un sistema che può essere esportato, ma direi neanche imposto a popoli che hanno altre concezioni ed altri sistemi di vita sociale e politica, è necessario ritrovare il senso di uno stare insieme a livello mondiale che parta dalle diversità di ciascuno. La diversità non è una barriera al dialogo e al confronto, anzi è l’humus che alimenta e arricchisce le posizioni diverse per farle confluire nella tramoggia dove tutto è finalizzato alla costruzione del bene comune, ma soprattutto ad una nuova mondialità che sappia ripudiare la cultura della guerra e dell’odio razziale e religioso.