Come il covid sta cambiando la geopolitica mondiale

Il direttore di Orbisphera, sito di comunicazione e approfondimento di area cattolica, con il quale “Il Domani d’Italia” ha stretto uno speciale rapporto di collaborazione, fa il punto sulle trasformazioni indotte a livello planetario dalla pandemia. Dopo il G7 la sfida con la Cina diventa cruciale.

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Il direttore di Orbisphera, sito di comunicazione e approfondimento di area cattolica, con il quale “Il Domani d’Italia” ha stretto uno speciale rapporto di collaborazione, fa il punto sulle trasformazioni indotte a livello planetario dalla pandemia. Dopo il G7 la sfida con la Cina diventa cruciale.

 

 

Nell’Incontro del G7 svoltosi a Carbis Bay in Cornovaglia si è molto discusso di come liberare il mondo dalla pandemia di Covid-19.

 

Ricordiamo che il G7 è un’organizzazione intergovernativa composta da Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito e Stati Uniti d’America. L’Unione Europea partecipa alle riunioni del G7 in qualità di invitato permanente con una propria rappresentanza. Si tratta dunque degli Stati più sviluppati del pianeta, il cui peso politico, economico, industriale e militare riveste una centrale importanza su scala globale.

 

La grande notizia è che verranno donati un miliardo di dosi di vaccino ai Paesi poveri. Il che significa che il mondo intero potrebbe essere vaccinato già nei primi sei mesi del 2022.

 

A questo proposito Joe Biden, presidente degli Stati Uniti, ha promesso che il suo Paese da solo intende donare 500 milioni di dosi di vaccino. Al di là delle promesse che sono comunque gradite e benvenute, un contributo decisivo alla vaccinazione di tutti gli abitanti del pianeta sta venendo dalla Cina.

 

Le società cinesi “Sinovac” e “Sinopharm” hanno triplicato la loro produzione. Al momento attuale, la Cina è il primo produttore mondiale di vaccini anti Covid. Al ritmo di 20 milioni di vaccinati al giorno, con una media di 600 milioni di vaccinati al mese, la Cina vaccinerà tutta la sua popolazione (1,4 miliardi di abitanti) entro la fine di agosto.

 

Inoltre, da settembre, almeno mezzo miliardo di dosi del vaccino cinese saranno disponibili per la distribuzione al mondo intero. Se ai vaccini cinesi si aggiungono le donazioni dei Paesi del G7, si calcola che l’immunità di gregge a livello mondiale potrebbe essere raggiunta prima di marzo 2022.

 

Se il Covid verrà sconfitto, le attività economiche mondiali potranno tornare a crescere superando i livelli raggiunti nel 2019, quando la pandemia non si era ancora manifestata.

 

Nel contesto nella grande crescita economica e commerciale che si prospetta, gli Stati Uniti hanno cercato di convincere l’Europa a contenere l’espansione economica e tecnologica della Cina, perché potrebbe mettere in pericolo la sicurezza dei Paesi del G7.

 

L’Europa ha condiviso le preoccupazioni in merito all’espansione cinese, ma non ha accettato l’idea di congelare le politiche commerciali e di collaborazione economica e ambientale con Pechino.

 

Gli esperti sostengono che, mentre gli Usa vedono nella Cina una minaccia alla sicurezza del mondo, l’Europa ha una visione diversa ed intravede una possibilità di collaborazione economica soprattutto nel campo dello sviluppo infrastrutturale e della rivoluzione verde per lo sviluppo sostenibile.

 

Gli Stati Uniti temono la concorrenza della Cina in campo economico e nel settore tecnologico e spaziale. Non è così per l’Europa, che ha ben chiaro come la Cina stia offrendo opportunità e investimenti nel campo dei trasporti, dello sviluppo civile, dell’innovazione telematica e della trasformazione verde della produzione energetica.

 

Gli Stati Uniti sanno che la competizione con la Cina si è spostata sul piano delle politiche di sviluppo. Per questo Biden ha proposto agli Europei un progetto alternativo alla “Nuova via della seta” cinese, parlando di centinaia di miliardi di dollari di investimenti. Ma mentre la Cina sta realizzando molti progetti, gli Stati Uniti per ora hanno solo prospettato eventuali investimenti senza presentare un piano progettuale preciso.

 

Per avere un’idea di quanto siano avanti i cinesi nelle connessioni commerciali con l’Europa, basta citare alcuni dati. Oggi vi sono 39 linee ferroviarie che collegano 15 città europee con 20 città cinesi. Nell’agosto del 2019 il numero di treni merci Cina-Europa ha raggiunto le 10mila unità.

 

Nel nodo ferroviario di Duisburg (Germania), attivato nel 2011, arrivano ogni settimana circa 30 treni cinesi carichi di container, con prodotti da distribuire in tutta Europa. A giugno 2017 è partito il primo treno fra il porto di Zeebrugge, in Belgio, e la città cinese di Daqing.

 

A settembre 2018 il primo treno merci da Pechino è arrivato alla stazione logistica di Saint-Priest, vicino a Lione, in Francia. Sono in corso di realizzazione i collegamenti tra Belgrado, Budapest e la Cina.

 

Nonostante la pandemia, il commercio della Cina con 17 Paesi dell’Europa centrale e orientale è aumentato, nel primo trimestre del 2021, del 50,2% su base annua, arrivando a 30,13 miliardi di dollari. Mentre le importazioni cinesi dai Paesi dell’Europa centrale e orientale sono aumentate del 44,7%.

 

In questo contesto, il Presidente del Consiglio italiano Mario Draghi ha mostrato ancora una volta di essere tra i leader più illuminati, ed ha spiegato che non si può fare a meno della Cina per vincere sfide come il cambiamento climatico e la minaccia della pandemia. Soprattutto nel progetto mondiale di transizione ecologica non si può fare a meno dell’alleanza con Pechino.

 

In merito al futuro dell’economia, Draghi ha affermato: «Ci sono ottimi motivi per avere una politica di bilancio espansiva». Ed ha aggiunto: «Bisogna assecondare la crescita per rafforzarla, ma senza dimenticare la protezione dei lavoratori in un momento che registra transizioni anche drammatiche».

 

Secondo Draghi, «questa crisi va gestita in maniera differente rispetto alle crisi precedenti, quando ci siamo dimenticati della coesione sociale». Per questo motivo – ha sottolineato – «è un dovere morale agire diversamente, concentrandosi sulle politiche attive del lavoro, sui giovani e sulle donne».

 

Per visitare il sito di Orbisphera e leggere in originale l’articolo

https://www.orbisphera.org/Pages/PrimoPiano/5122/Come_il_Covid_sta_cambiando_la_geopolitica_mondiale