Come Putin informa il popolo russo sulla guerra

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La mistificazione, l’alterazione della realtà fino a capovolgerla per presentare un’immagine innocente e difensivista del regime, che da carnefice si fa vittima, ci danno una narrazione e una rappresentazione iconica distorta e falsificata La preoccupazione fondamentale di Putin è quella di legittimare la propria intrapresa militare distorcendo e rovesciando la realtà “fotografica”.

La ciliegina sulla torta (si fa per dire) della manipolazione e distorsione dell’informazione sull’operazione militare in Ucraina è stata la gestione della notizia del bombardamento dell’ospedale pediatrico di Mariupol: Putin deve avere un conto in sospeso con questa città visto l’accanimento con cui l’ha fatta letteralmente massacrare e radere al suolo, uccidendo un numero impressionante di civili. Ma anche il Ministro degli esteri Sergej Viktorovič Lavrov si è speso per raccontare al mondo una realtà (per quanto asserito) mistificata dai media ucraini, come una sorta di macabra messinscena, compresa la “finta partoriente” trasportata in barella tra le macerie fumanti.

Nel discorso con cui aveva annunciato l’operazione militare, Putin aveva detto che la Russia non intendeva occupare l’Ucraina ma che l’obiettivo sarebbe stato quello di «difendere le persone che sono state vittime degli abusi e del genocidio del regime di Kiev, per demilitarizzare e de-nazificare l’Ucraina». Questo è il messaggio che i media russi autorizzati hanno trasmesso a più riprese anche successivamente, a cominciare dal canale televisivo Russia 1, il principale canale della rete pubblica Vgtrk. In un regime democratico la libertà di informazione è il cardine del rapporto tra istituzioni e popolo. La mistificazione, l’alterazione della realtà fino a capovolgerla per presentare un’immagine innocente e difensivista del regime, che da carnefice si fa vittima, ci danno una narrazione e una rappresentazione iconica distorta e falsificata: ciò conferma – se mai ce ne fosse stato bisogno – che a parte la parentesi della speranza nella perestroika e nella glasnost voluta da Gorbaciov, una linea neanche tanto sottile di continuità unisce la concezione del potere dall’autarchia degli Zar, alla lunga parentesi del comunismo e alla dittatura di Putin.In un servizio giornalistico ricco di dettagli ed estremamente preciso e documentato l’agenzia “Globalist syndication” ha reso onore e credito alla verità dei fatti, con coraggio e dovizia di informazioni a cui tutti dovrebbero attingere. Dobbiamo essere grati a chi si spende per mostrare la cruda verità dei fatti: purtroppo il batti e ribatti delle false notizie alimentate da teoremi complottisti e da alibi inesistenti miete vittime tra il nichilismo che declina verso il negazionismo, accusando di complicità con un immaginifico nemico, depositario del potere forte, chi fa del dovere di cronaca il primo presidio della libertà.

Nel 2019 in Russia era sta approvata una legge che punisce quasi ogni forma di dissenso contro il governo. Nel caso della situazione in Ucraina la libertà di informare si è ancora più ristretta:, l’agenzia che controlla e filtra le  comunicazioni che possono circolare in Russia –  Roskomnadzor –  ha diramato un monito ideologico rivolto a tutti i media  (stampa, radio, TV, internet) che si stanno occupando della questione Ucraina, stigmatizzando e bollando come non vere o come fake le molte “informazioni non verificate e inesatte” invitando le agenzie informative ad  utilizzare solo le fonti ufficiali russe” che, manco a dirlo, sono solo ed esclusivamente quelle governative. «L’invasione è iniziata, ma non è stato Putin a invadere l’Ucraina. È l’Ucraina che è entrata in guerra con la Russia e il Donbass». Più tardi nel corso di un programma televisivo che stava raccontando le prime ore dell’invasione, la presentatrice Olga Skabeyeva ha detto che l’operazione serviva a “liberare” la popolazione del Donbass «dopo otto anni di attesa in cui ha pagato con il sangue». Nel corso della trasmissione, mentre venivano mostrati video degli attacchi russi nell’Ucraina orientale, in sovrimpressione era scritto “La Russia non sta bombardando le città ucraine,  firmato il  Ministero della Difesa”. I funerali in Russia sono stati vietati: sia per impedire di risalire al numero dei morti in guerra sia per non dare un’immagine triste e perdente del Paese. Addirittura la Chiesa ortodossa si è mobilitata al “vertice” giustificando l’iniziativa di Putin: il patriarca di Mosca, Kirill, ha difeso la guerra in Ucraina in quanto avviata come lotta contro la promozione di modelli di vita anti cristiani, primi colpevoli i gay, bollati con un anatema senza scampo.

Papa Francesco – tanto per dire – sta agli antipodi: tutti ricordiamo la famosa frase … “chi sono io per giudicare una persona con tendenze sessuali diverse?”. Da una parte i “fratelli ucraini (ma secondo le parole di Putin…“bestie senza razza”) da liberare dal demonio della perversione”, dall’altra l’enciclica “Fratelli tutti”: come dire che le vie della convivenza interreligiosa parlano lingue diverse ed arduo e irto di difficoltà insuperabili è il cammino per perseguirla (ove mai si possa un giorno realizzare). La preoccupazione fondamentale di Putin è quella di legittimare la propria intrapresa militare distorcendo e rovesciando la realtà “fotografica”: ora con immagini di città ucraine con la gente a passeggio, con le strade in ordine e i palazzi edificati e abitati.

Sappiamo bene che la realtà è tragicamente diversa, i nostri inviati nelle città ucraine si trasmettono e descrivono minuziosamente scene di distruzione e di morte, gente in fuga con una borsa o un trolley, le abitazioni che bruciano dentro edifici che sono avvolti dalle fiamme. Globalist Syndication riferisce ancora  “su Russia 1 Dmitry Kiselev, uno dei giornalisti più noti del canale, nel suo programma ha paragonato ciò che stava accadendo nel Donbass alle atrocità commesse dalla Germania nazista nella Seconda guerra mondiale e ha difeso Putin per aver usato la parola genocidio per definire la situazione delle popolazioni di Donetsk e Luhansk.

In Ucraina, ovviamente, non sta avvenendo né è avvenuto in questi anni nessun tipo di genocidio. Anche su un altro canale televisivo pubblico, Pervyj Kanal (Primo Canale), l’invasione è stata raccontata come una liberazione degli abitanti del Donbass. Un inviato da Donetsk ha raccontato che per gli abitanti della zona l’invasione «è stata la migliore notizia degli ultimi anni di guerra» e che «ora hanno fiducia nel futuro e che una guerra durata anni finalmente finirà». Le televisioni non hanno mostrato nessuna immagine degli attacchi russi compiuti in questi giorni in varie città ucraine, in alcuni casi in zone abitate da civili. «Le strade sono tranquille e calme nella capitale ucraina», ha detto il conduttore di una trasmissione su Pervyj Kanal, mostrando filmati realizzati nelle strade di Kiev. «Ed è un giorno normale anche a Kharkiv. […] Al contrario delle bugie dei media occidentali, noi vi stiamo mostrando esattamente qual è la situazione in questo momento nelle città ucraine», ha detto il presentatore.

Questo quanto alle TV, ma non diverso è stato l’imprinting informativo della carta stampata, in primis Rossiyskaya Gazeta, quotidiano ufficiale del governo russo, come era prevedibile che ha pubblicato tra l’atro un articolo scritto dallo stesso Putin, in cui riferisce delle minacce dell’Occidente alla Russia e afferma che i leader della Nato hanno infranto la loro promessa di non espandersi a est. Assai rare le eccezioni: la stampa del dissenso ha dovuto subire il bavaglio del regime anche se Novaya Gazeta ha titolato a tutta pagina “La Russia bombarda l’Ucraina” rincarando nel sottotitolo «Novaya Gazeta considera la guerra una follia, non vede il popolo ucraino come un nemico e la lingua ucraina come una lingua nemica».

Il dissenso esiste anche se soffocato: molte emittenti private e magazine hanno dovuto chiudere i battenti. Ciò nondimeno molta gente – specialmente tra i giovani- ha espresso il proprio orrore per un’operazione aggressiva e sanguinaria: sono migliaia le persone incarcerate, persino due bambini sono stati sorpresi a depositare dei fiori davanti all’Ambasciata Ucraina e chiusi in cella. Ecco, questa crudeltà riservata ai bambini ci dice quanto sia tenero il cuore del regime, quanto sia rispettoso dei diritti civili, quando indifendibile sia ogni menzogna costruita per rendere colpevoli persino i minori, i piccoli, i neonati.

Una questione di razza o meglio di “bestie senza razza”. Insomma, nonostante il mondo sia scandalizzato e terrorizzato per questa mattanza, per la considerazione degli esseri umani come carne da macello (non dimentichiamolo: anche i ragazzi russi militari di leva mandati allo sbaraglio e tornati indietro dalle loro madri, chiusi in migliaia di bare) , tutto si tratta meno che di una guerra spietata che ci ricorda il volto peggiore del nazismo.

Ma quale guerra!? E’ solo il casting mediatico di un film dell’orrore, con un regista, molti attori e milioni di comparse.