CON IL CENTRO SI PUÒ RIPARTIRE.

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La radicalizzazione violenta del conflitto politico non può essere la stella polare della dialettica democratica. Urge pertanto un cambiamento. In questa prospettiva s’inserisce, già nell’imminente passaggio delle elezioni, il potenziale e decisivo ruolo del Centro; sicuramente un Centro che per molti decenni è stato interpretato dalla tradizione del cattolicesimo popolare, democratico e sociale. Da qui è necessario ripartire. Dunque, una nuova stagione politica di annuncia.

Al di là del risultato elettorale, ormai imminente, è indubbio che lo spazio politico del Centro e al Centro quasi si impone per il futuro politico del nostro paese. E questo non solo perchè le rispettive coalizioni maggioritarie – e cioè la destra e la sinistra – subiranno profonde modificazioni dopo il voto del 25 settembre. Ma anche per la semplice ragione che le motivazioni che supportano il “bipolarismo selvaggio” difficilmente potranno ancora reggere a lungo. Anche se la vittoria politica ed elettorale del centro destra è quasi certa – vedremo con quale consistenza numerica – è altrettanto evidente che la radicalizzazione violenta del conflitto politico non può essere la stella polare a cui ci si deve aggrappare per disciplinare le regole della stessa dialettica politica. E, di conseguenza, l’obiettivo della distruzione e dell’annientamento del nemico/avversario politico diventa un’anomalia che si dovrà rimuovere quanto prima. Altrochè proseguire con una prassi che ha provocato una profonda dequalificazione della politica, una decadenza dell’autorevolezza della classe dirigente e, soprattutto, una secca perdita di credibilità delle nostre istituzioni e di qualità della nostra democrazia.

Ed è proprio in questo contesto che si inserisce il potenziale e decisivo ruolo del Centro. Un Centro che, subito dopo il responso delle urne, dovrà avviare un processo costituente affinchè il “Terzo polo” che si è presentato sotto la guida di Calenda e di Renzi si trasformi in un vero e proprio partito. Democratico, plurale, riformista, di governo e autenticamente di governo. Un partito che sappia intrecciare non solo le domande e le istanze che provengono dai ceti popolari e dal ceto medio sempre più impoverito per trasformarli in un progetto politico e di governo, ma anche e soprattutto che sappia incarnare quella “politica di centro” e quella “cultura di centro” che storicamente hanno contrassegnato e caratterizzato le migliori stagioni della politica italiana.

Un Centro che, va pur detto, è stato interpretato per molti decenni da quella tradizione del cattolicesimo popolare, democratico e sociale che poi è stato quasi cancellato dopo l’irruzione di un becero populismo coinciso con la vittoria dei 5 stelle di Grillo e di Conte. Ma il Centro e la politica di Centro hanno un ruolo da giocare nella misura in cui riescono a fare trionfare, e a far ritornare, le ragioni della politica contro la subcultura populista, anti politica, qualunquista, demagogica e manettara. Cioè contro la deriva di quel populismo grillino, con cui non è possibile alcuna alleanza e convergenza per motivazioni quasi di natura antropologica.

Per questi semplici motivi l’area cattolico popolare, cattolico sociale e cattolico democratica è alla vigilia di un rinnovato protagonismo. Sotto il profilo politico e culturale ma anche sul versante organizzativo. Si aprirà quasi sicuramente una nuova stagione politica. E il progetto politico, culturale, programmatico e di governo del Centro non potrà che essere importante, qualificante e forse anche decisivo ai fini del rinnovamento della politica, dell’efficacia dell’azione di governo e per la stessa credibilità delle nostre istituzioni democratiche.