Conflitto Russia-Ucraina: alcune osservazioni sotto il profilo delle ricadute economiche e finanziarie.

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Il tema degli ‘oligarchi’ e delle sanzioni a loro carico interessa i media, la politica e la pubblica opinione, ma non è tale da poter veramente influire sul corso della guerra. Più interessanti sono le ricadute della guerra e delle sanzioni comminate dal mondo occidentale sulla Russia, sui mercati finanziari e la vita dei cittadini

 

 

Francesco Provinciali

 

Una interessante videoconferenza promossa dal Bristol Talk (TRC Bologna) e condotta da Lorenzo Benassi Roversi ha proposto il tema dell’invasione dell’Ucraina, osservato dal punto di vista dell’Europa. Ospiti illustri il teologo Vito Mancuso, il politologo Gianfranco Pasquino e l’economista ed esperto finanziario Rudi Bogni. In questa sede, tra i temi trattati vorrei riproporre particolarmente le considerazioni di natura economica e finanziaria.

 

Secondo Bogni — che vive da anni nella City e si divide tra Londra e Basilea — il tema degli ‘oligarchi’ e delle sanzioni a loro carico è un problema di interesse per i media, la politica e la pubblica opinione, ma non tale da poter veramente influire sul corso della guerra. Più interessanti sono le ricadute della guerra e delle sanzioni comminate dal mondo occidentale sulla Russia, sui mercati finanziari e la vita dei cittadini, in ordine alle preoccupazioni finanziarie.

 

Le riserve della Banca Centrale russa sono circa 600 e più miliardi dollari equivalente, di cui la metà in titoli e obbligazioni occidentali, 150 miliardi sono invece con banche dell’Occidente, il 20% in oro depositato materialmente in Russia ed il resto in valuta cinese. Bloccata sul fronte dell’Occidente, quello che la Russia può fare è continuare ad esportare gas e petrolio: il petrolio più facilmente e con maggiore resa, il gas con minori introiti. Ma anche queste fonti di entrate potrebbero essere bloccate. Così, se entro un anno Putin non avrà concluso la faccenda con l’Ucraina e le diplomazie internazionali e se non si configurerà una soluzione allo stato di belligeranza, l’ipotesi di una bancarotta finanziaria della Russia diventa altamente probabile. Ne conseguirebbe uno scenario di un allargamento mondiale del conflitto e della guerra nucleare in cui Putin gioca il tutto per tutto.

 

L’Italia importa 17 miliardi equivalenti di petrolio: sul fronte europeo conta chi compra, quali rischi corre. Ma se il flusso delle vendite russe in Europa si fermasse avremmo dei problemi noi, ma li avrebbe anche la Russia che non potrebbe contare sulle entrate finanziarie per far fronte alle spese correnti di funzionamento dello Stato, per le spese militari e per l’economia del Paese. Questa situazione in atto – acquisto di gas e petrolio ad es. – impone continue revisioni di scelte, si può dire minuto per minuto. Ci sono in assoluto due fondamentali problemi di cui ogni Governo si deve preoccupare: l’approvvigionamento di cibo per la sua popolazione e l’approvvigionamento delle fonti di energia. Un cambiamento in atto c’è già ma si imporrà tassativamente per il futuro.

 

Un altro problema riguarda l’organizzazione della guerra moderna, che è basata soprattutto su logistica e software. Per questo un esercito europeo senza gli USA non esiste ad oggi. Si può contare sugli americani fino a quando il loro interesse permane sul fronte europeo. Per 75 anni abbiamo contato su questo appoggio: difficile che venga meno, anche se le preoccupazioni degli USA sono volte più sul versante del Pacifico già dai tempi di Obama.

 

Quanto al nostro PNRR esso ha un legame che riconduce ad una progettazione europea, ma il tema ecologico non si sa se sia ancora programmabile o se sia velleitario: tutto adesso è rimesso in gioco, in Gran Bretagna se ne sta già riparlando, ovvero si sta rivedendo alle radici il piano della transizione ecologica. Se guardiamo agli USA il fatto saliente è che le più grandi società multinazionali hanno fatto contratti a termine per l’acquisto di energia sostenibile. Questo è positivo in quanto potrà aiutare a far diminuire i costi dell’energia verde, limitando parzialmente l’impatto dell’aumento dei costi di gas e petrolio.

 

Conclude Rudi Bogni: “Bisogna infine — e ci tengo a sottolinearlo — essere sensibili e attenti alla resistenza del popolo ucraino: stanno combattendo la nostra guerra e gli stiamo dando troppo poco”.