Consiglio europeo, le Comunicazioni del Presidente Draghi in Parlamento

Il Presidente Draghi ha tenuto le Comunicazioni al Senato in vista del Consiglio europeo del 25 e 26 marzo. Nel pomeriggio, alle ore 15.30 interverrà alla Camera dei Deputati.

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Onorevole Presidente.
Onorevoli Senatrici e Senatori.

Le comunicazioni del Governo alle Camere prima del Consiglio Europeo consentono un pieno coinvolgimento del Parlamento nei temi di discussione con i nostri partner.
Si tratta di un passaggio importante, per dare conto a voi delle posizioni che intendiamo assumere.

Nelle mie comunicazioni, intendo descrivere i principali temi all’attenzione del Consiglio che inizierà domani: la risposta alla pandemia di COVID-19; l’azione sul mercato unico, la politica industriale e la trasformazione digitale; le relazioni con la Russia e la situazione nel Mediterraneo orientale.

Prima di tutto, vorrei però esprimere forte soddisfazione per la partecipazione del Presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ad un segmento del Consiglio europeo.
La sua presenza conferma la reciproca volontà di imprimere, dopo un lungo periodo, nuovo slancio alle relazioni fra l’Unione Europea e gli Stati Uniti.

Nel mio primo discorso in Senato ho indicato come l’ancoraggio alle relazioni transatlantiche sia, insieme all’europeismo, uno dei pilastri della politica estera di questo Governo.
Intendiamo perseguirlo sia sul piano bilaterale, sia negli ambiti multilaterali, come la presidenza italiana del G20.

COVID-19

Il 26 marzo 2020, il Consiglio Europeo riconosceva la pandemia di COVID-19 come una sfida senza precedenti per l’Europa.
A un anno di distanza, dobbiamo fare tutto il possibile per una piena e rapida soluzione della crisi sanitaria.
Sappiamo come farlo: abbiamo quattro vaccini sicuri ed efficaci.

Tre sono già in via di somministrazione, mentre un quarto, quello di Johnson & Johnson, sarà disponibile da aprile.
Ora il nostro obiettivo comune deve essere quello di vaccinare più persone possibile, nel più breve tempo possibile.
Voglio trasmettere un messaggio di fiducia a voi, e a tutti gli italiani.

Ho ripetuto in queste settimane il Governo è determinato a portare avanti la campagna vaccinale con la massima intensità. E siamo già all’opera per compensare i ritardi di questi mesi.
Dobbiamo farlo per la salute dei cittadini, per l’istruzione dei nostri figli, e per la ripresa dell’economia.

L’accelerazione della campagna vaccinale è già visibile nei dati.
Nelle prime tre settimane di marzo, la media giornaliera delle somministrazioni è stata di quasi 170.000 dosi al giorno, più del doppio che nei due mesi precedenti.
Questo è avvenuto nonostante il blocco temporaneo delle somministrazioni di AstraZeneca, che sono state in parte compensate con un aumento delle vaccinazioni con Pfizer.

Ma il nostro obiettivo è portare presto il ritmo di somministrazioni a mezzo milione al giorno.
Accelerare con la campagna vaccinale è essenziale per frenare il contagio, per tornare alla normalità e per evitare il sorgere di nuove varianti.

Se paragonate al resto d’Europa, le cose qui già ora vanno abbastanza bene. Per vaccini fatti, l’Italia è seconda dopo la Spagna, ma per i noti motivi l’Unione Europea si colloca dietro molti altri Paesi.
Nel Regno Unito, giusto per fare un esempio, la campagna vaccinale procede più rapidamente, anche se bisogna dire che le persone che hanno ricevuto entrambe le dosi in numero sono paragonabili a quelle dell’Italia.

Però vediamo cosa abbiamo da imparare da quell’esperienza e anche da quella di altri Paesi.
Ovviamente hanno iniziato due mesi prima, anche questo per i noti motivi. Ma lì si utilizza un gran numero di siti vaccinali e un gran numero di persone è abilitato a somministrare i vaccini.

Nonché ovviamente il richiamo della seconda dose è stato spostato nel tempo rispetto a quanto avviene in Europa.
Insomma quello che abbiamo da imparare è che una volta che abbiamo una logistica efficiente, e l’abbiamo, con meno requisiti formali e con un maggior pragmatismo, si arriva anche ad una maggiore velocità.
Procedere spediti con le somministrazioni è importante.

Ma è altrettanto cruciale vaccinare prima i nostri concittadini anziani e fragili, che più hanno da temere per le conseguenze del virus.
Abbiamo già ottenuto degli importanti risultati: l’86% degli ospiti nelle residenze sanitarie assistenziali ha già ricevuto una dose di vaccino e oltre due terzi ha completato il ciclo vaccinale.

Un recente studio dell’Istituto Superiore di Sanità ha stimato che il numero di nuovi casi di Covid-19 diagnosticati nelle RSA tra fine febbraio e inizio marzo è rimasto sostanzialmente stabile, a fronte di un chiaro aumento dell’incidenza nella popolazione generale.

Per quanto riguarda la copertura vaccinale di coloro che hanno più di 80 anni, persistono purtroppo importanti differenze regionali, che sono molto difficili da accettare. Mentre alcune Regioni seguono le disposizioni del Ministero della Salute, altre trascurano i loro anziani in favore di gruppi che vantano priorità probabilmente in base a qualche loro forza contrattuale.
Dobbiamo essere uniti nell’uscita dalla pandemia come lo siamo stati soffrendo, insieme, nei mesi precedenti.
Tutte le regioni devono attenersi alle priorità indicate dal Ministero della Salute.

In tempo di pandemia, anche se le decisioni finali spettano al governo, come ha ricordato anche una recente sentenza della Corte Costituzionale, sono pienamente consapevole che solo con una sincera collaborazione tra Stato e Regioni, in nome dell’Unità d’Italia, il successo sarà pieno.

Il governo intende assicurare la massima trasparenza ai dati sui vaccini e renderà pubblici tutti i dati sul sito della Presidenza del Consiglio Regione per Regione, categoria di età per categoria di età.

Mentre la campagna di vaccinazione prosegue è bene cominciare e pensare e a pianificare le riaperture. Noi stiamo guardando attentamente i dati sui contagi ma, se la situazione epidemiologica lo permette, cominceremo a riaprire la scuola in primis. E cominceremo a riaprire le scuole primarie e la scuola dell’infanzia anche nelle zone rosse allo scadere delle attuali restrizioni, ovvero speriamo subito dopo Pasqua.

In sede europea, dobbiamo esigere dalle case farmaceutiche il pieno rispetto degli impegni contrattuali.
L’Unione Europea deve fare pieno uso di tutti gli strumenti disponibili, incluso il Regolamento Ue per l’esportazione dei vaccini, approvato il 30 gennaio.

Questo regolamento fa chiarezza sulla distribuzione dei vaccini al di fuori dell’Ue, in particolare verso Paesi che non versano in condizioni di vulnerabilità, e riteniamo e lo abbiamo dimostrato va applicato quando necessario.
La pandemia rende evidente l’opportunità di investire sulla capacità produttiva di vaccini in Europa.

Dobbiamo costruire una filiera che non sia vulnerabile rispetto agli shock e alle decisioni che vengono dall’esterno.  E abbiamo già iniziato, sostenuti dal Governo, a stabilire accordi di partnership con case internazionali per la produzione in Italia.

La Commissione Europea ha istituito una Task Force, guidata dal Commissario Thierry Breton, per rafforzare la produzione continentale.
Si parla spesso di autonomia strategica. Spesso se ne parla in riferimento alla difesa e alla sicurezza, al mercato unico. Ma io credo che la prima autonomia strategica sia in fatto di vaccini oggi.

La sicurezza riguarda anche le materie prime e le catene del valore della transizione ecologica.
La salute pubblica globale richiede un impegno comune da parte di tutti i principali attori internazionali, nei confronti dei Paesi più vulnerabili.
D’altronde, con un virus così insidioso, nessuno sarà davvero al sicuro finché non lo saremo tutti.

L’Italia ne è pienamente consapevole, come è anche consapevole che sia necessaria una rafforzata credibilità europea sui vaccini perché si abbia un’autentica solidarietà internazionale in questo campo.
Il Dispositivo COVAX è lo strumento migliore per raggiungere questo obiettivo.

Gli Stati aderenti includono Stati Uniti e Cina.
L’Unione Europea vi partecipa in modo cospicuo: la Commissione Europea ha infatti impegnato 1 miliardo di euro.
L’Italia è stata tra i primi Paesi a contribuirvi nel 2020, con 86 milioni di euro.

Il grande merito di COVAX è garantire la distribuzione dei vaccini secondo le effettive necessità dei Paesi riceventi, e non in base all’interesse politico o economico o geopolitico dei donatori.
Finora, ha già assicurato consegne di quasi 30 milioni di dosi di vaccini a 50 Paesi.
Il nostro auspicio è rafforzare questo meccanismo e renderlo sempre più efficace.

La Presidenza italiana del G20 ha posto al centro della sua agenda la salute globale e il rafforzamento della cooperazione internazionale in materia sanitaria.
In questo giocherà un ruolo di primo piano il Vertice Mondiale sulla Salute, che ospiteremo a Roma il 21 maggio, insieme alla Commissione Europea.

Intendiamo confrontarci con gli altri Paesi sulle esperienze fatte nella lotta contro il COVID-19.
Vogliamo lavorare fin da ora per migliorare la nostra preparazione di fronte a futuri eventi pandemici e sostenere le capacità internazionali per la ricerca.
La ricerca e l’industria italiana nel settore delle scienze della vita sono già in prima linea a livello europeo e mondiale, e faremo di tutto perché continuino a restarvi.

Il 17 marzo 2021 la Commissione europea ha presentato una proposta volta a creare un “certificato verde digitale” per permettere una libera e sicura circolazione dei cittadini nell’Ue.
L’obiettivo è dare, entro 3 mesi, un certificato digitale a coloro che sono stati vaccinati, che hanno effettuato un test diagnostico per il SARS-CoV-2, o che sono guariti.

La libertà di movimento deve andare di pari passo con la garanzia della salute.

Occorre raggiungere questo obiettivo però senza discriminazioni e nel rispetto della tutela dei dati sensibili dei cittadini europei. È un progetto complesso. La Commissione dovrà presentare delle linee guida dettagliate, e gli Stati membri dovranno essere in grado di renderlo operativo.

LO SVILUPPO: MERCATO UNICO, POLITICA INDUSTRIALE, DIGITALE

Al Consiglio europeo verranno trattati anche temi relativi al mercato unico, alla politica industriale e alla digitalizzazione.
Non c’è per me veramente bisogno di ribadire l’importanza del mercato unico per il nostro sviluppo e per il processo di integrazione europea.
Dal 1992 al 2018, le esportazioni tra Paesi europei sono cresciute fino a raggiungere il 20% del prodotto interno lordo dell’Unione.

Dimostrando quindi che un mercato europeo unico, coeso, con stessi standard, permette anche uno sviluppo delle esportazioni intraeuropee, quindi dovremo gradualmente dipendere sempre meno dal resto del mondo per le nostre esportazioni, come avviene a tuti i grandi mercati, tutti i grandi Paesi.

E poi sono cresciute moltissimo le catene del valore, attraverso i vari Paesi europei.
Anche gli investimenti diretti esteri dal resto dell’UE verso l’Italia, con il rafforzarsi del mercato unico, sono aumentati.
In sostanza, difendere l’unicità del mercato significa difendere le aziende italiane, che ne beneficiano in grande misura.

Alcune iniziative di politica industriale comune possono contribuire a rafforzare la capacità d’innovazione in Europa, soprattutto in quei settori in cui l’Ue è rimasta indietro.
Penso alla crescita di nuove grandi imprese che operino nel settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT).
La cosiddetta “Bussola Digitale”, proposta dalla Commissione Europea il 9 marzo, elenca gli obbiettivi per rafforzare il ruolo dell’Europa nell’economia digitale, in termini di competenze e infrastrutture.
Non sarà facile, visto il divario accumulato con gli Stati Uniti e la Cina.

Questo processo richiederà profondi cambiamenti nella formazione dei lavoratori, nella cultura degli imprenditori e nei processi della pubblica amministrazione.

In Italia, il programma Next Generation EU offre un’enorme opportunità: come ricordato dal ministro Colao nella sua audizione parlamentare, il 20% dei fondi destinati a finanziare i piani europei di ripresa e resilienza riguarda proprio la trasformazione digitale.
Ma lo sviluppo di questi nuovi settori non può prescindere da un’equa distribuzione dei loro proventi.
Riteniamo che il Consiglio Europeo debba procedere verso una soluzione globale e consensuale sulla tassazione digitale internazionale, entro metà 2021, nell’ambito dell’OCSE.

Credo sia un approdo possibile, grazie proprio alla collaborazione con la nuova amministrazione degli Stati Uniti, e quindi su questo fronte noi intendiamo impegnarci. In altre parole, si vede una certa quale apertura, una certa quale disponibilità dall’amministrazione di un Paese che in passato invece aveva dimostrato completa chiusura sulla possibilità di avere una tassa digitale.

La presidenza italiana del G20 è un’occasione particolarmente adatta per farlo.

RUSSIA E TURCHIA

Nel corso del Consiglio, avremo anche un punto informativo sul futuro dei rapporti tra l’Unione Europea e la Federazione Russa.
E anche dibatteremo poi dello stato del Mediterraneo orientale, un’opportunità per fare il punto sulle relazioni tra l’Unione Europea e la Turchia.

Il Consiglio Europeo si baserà sul rapporto sulle relazioni Ue-Turchia presentato dall’Alto rappresentante Josep Borrell, a seguito delle conclusioni del Consiglio Europeo di dicembre 2020.

Occorre che l’Unione Europea lavori a proposte concrete per una “agenda positiva” che favorisca una dinamica costruttiva, anche in chiave di stabilità regionale. In altre parole è facile coltivare le contrapposizioni in questi campi, è molto meglio cercare di costruire i rapporti futuri.

Ci sono molti i temi su cui questo atteggiamento positivo è importante. Il primo è lo spazio di collaborazione sulle migrazioni, sulla lotta al terrorismo, sull’unione doganale.
A questo proposito, ho esaminato ieri con il Presidente Erdogan l’importanza di evitare iniziative divisive e l’esigenza di rispettare i diritti umani.

L’abbandono turco della Convenzione di Istanbul rappresenta un grave passo indietro.
La protezione delle donne dalla violenza, ma in generale la difesa dei diritti umani in tutti i Paesi, sono un valore europeo fondamentale. Direi anche di più, sono un valore identitario per l’Unione europea.

CONCLUSIONI

Dobbiamo ribadire l’impegno, come governi e parlamenti nazionali, a costruire un’Europa che accolga i giovani e li formi come figli, non come riserva di lavoro spesso sottopagata.
Un futuro migliore per l’Europa unita passa attraverso un’azione concreta sull’occupazione, soprattutto giovanile, sulle pari opportunità, sui diritti sociali.

Vogliamo organizzare e occuparci di questi temi in un “Vertice Sociale” che sarà organizzato il 7-8 maggio dalla Presidenza di turno portoghese del Consiglio dell’Unione europea.

Ed è il tema che dobbiamo mettere al centro della Conferenza sul Futuro dell’Europa che prenderà il via il 9 maggio. I giovani e l’occupazione giovanile: questo è al centro del futuro dell’Europa. Per questo appuntamento sollecitiamo la partecipazione attiva di tutti i cittadini europei e dei parlamenti nazionali.

L’uscita dalla pandemia rappresenta la principale sfida di tutti i governi europei, ma non è l’unica. E noi abbiamo ora un atteggiamento di coloro che spronano gli altri partner e sono essi stessi consapevoli della necessità di agire urgentemente, con efficacia, senza perdere un attimo.

Sono certo che, grazie al vostro sostegno, potremo meglio indirizzare e sicuramente rendere molto più forte la voce dell’Italia in Europa e negli altri contesti internazionali. Grazie.