Corbyn e l’antisemitismo

L'intero dibattito in corso sulla definizione esatta di antisemitismo è spesso collegato a questioni legate alle critiche a Israele e fino a che punto ci si può spingere al riguardo.

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Articolo già apparso sulla rivista “Il Mulino a firma di John Foot

La sconfitta subita dal Partito laburista alle elezioni del maggio 2015 ha portato alle dimissioni del segretario Ed Miliband, e quindi alla necessità di scegliere un nuovo leader. Il sistema di scelta è complesso; benché la candidatura richieda il supporto di un certo numero di parlamentari, il corpo elettorale è costituito dagli iscritti al Partito, non dai parlamentari. Tutti presumevano che avrebbe prevalso uno dei candidati più tradizionali.
All’ultimo minuto, però, per “allargare il dibattito”, si è candidato il veterano della sinistra Jeremy Corbyn, grazie al supporto di un numero di parlamentari appena sufficiente a convalidare la sua candidatura. A Corbyn si attribuivano scarsissime possibilità di vittoria, tuttavia, appena iniziata la campagna, è stato chiaro che la sua candidatura, imperniata sulla forza della sua personalità e sull’attacco alle misure di austerity, esercitava un ascendente non trascurabile su un’ampia fascia del Partito. Molti, anzi, si sono iscritti espressamente per votare per lui, tanto che nel mese di settembre, incredibilmente, Corbyn è stato eletto leader del Partito laburista con quasi il 60% dei voti.

Immediatamente molti parlamentari hanno iniziato a lavorare contro di lui per spingerlo alle dimissioni. Pur forte di una netta maggioranza tra gli iscritti, Corbyn era in minoranza tra i parlamentari. Alle sue spalle aveva una lunga storia di battaglie per svariate cause, compresa quella palestinese. Ben presto hanno cominciato ad apparire sulla stampa, su iniziativa di alcuni parlamentari, accuse di antisemitismo rivolte non allo stesso Corbyn, ma solitamente ad alcuni dei suoi sostenitori. Nell’aprile del 2016 questa situazione ha indotto Corbyn a incaricare l’avvocato e sostenitore dei diritti umani, Shami Chakrabarti, di condurre un’inchiesta sull’antisemitismo e su altri tipi di pregiudizi all’interno del Partito laburista. Chakrabarti ha prodotto un rapporto nel giugno del 2016. La polemica era stata innescata da dichiarazioni di Ken Livingstone (membro del Partito laburista ed ex sindaco di Londra) su Hitler e Israele. Livingstone è stato sospeso e successivamente ha presentato le proprie dimissioni dal Labour. Pur concludendo che l’antisemitismo non era diffuso tra i laburisti, il rapporto Chakrabarti formulava una serie di dettagliate raccomandazioni sul linguaggio e sul codice di condotta del Partito.

Nel frattempo, non si chetava lo scontro tra Corbyn e i suoi parlamentari, culminato nel cosiddetto “golpe” seguito al voto su Brexit, quando oltre 170 parlamentari laburisti hanno invitato il loro leader a dimettersi. Nel settembre del 2016, si è quindi tenuta un’ulteriore elezione, con il moderato Owen Smith contrapposto a Corbyn, ma quest’ultimo ha nuovamente prevalso con facilità (questa volta incassando il 61% dei voti). Considerato che i conservatori erano in vantaggio nei sondaggi, Theresa May ha voluto convocare elezioni anticipate per il giugno 2017, ma le cose sono andate molto male per lei. I laburisti hanno raccolto ampi consensi tra la popolazione, mentre i conservatori hanno condotto una pessima campagna elettorale. Il Partito di Corbyn ha ottenuto 12,9 milioni di voti – il livello più alto dal 1997 – con un incremento in termini percentuali che è stato il più alto dal 1945. Questo risultato, che ha privato Theresa May della maggioranza in Parlamento, ha comportato una temporanea cessazione delle ostilità all’interno dei Labour.

Le accuse di antisemitismo sono però ben presto riaffiorate. Questa volta, le polemiche si sono concentrate su un vecchio post pubblicato da Corbyn su Facebook (nel lontano 2012), “ripescato” proprio mentre iniziava, a marzo 2018, la campagna elettorale per le elezioni amministrative. Il post di Corbyn su Facebook era stato scritto a sostegno di un murale generalmente ritenuto antisemita, anche se nulla di antisemita era presente nel testo del post. Ammettendo di non aver valutato correttamente il murale all’epoca della pubblicazione del messaggio, Corbyn si è pubblicamente scusato.

Nonostante ciò, davanti al Parlamento è stata indetta, su iniziativa tra l’altro di parlamentari laburisti ebrei, una manifestazione al grido di “Enough is Enough” (Ora basta!), cui hanno preso parte diversi parlamentari laburisti, alcuni conservatori e altri uomini politici. Ne sono seguiti titoli cubitali sulla stampa nazionale e lunghe polemiche, oltre a dibattiti parlamentari. Nello scorso luglio i laburisti sono stati sollecitati da molti – tra cui 68 rabbini autori di una lettera aperta – ad adottare nel proprio codice di condotta il testo integrale della definizione di antisemitismo proposto dalla International Holocaust Remembrance Alliance. Il Partito aveva deciso di discutere questo testo in dettaglio rielaborando alcuni degli esempi impiegati nel testo (ma accettandone sostanzialmente la definizione). Questo “fallimento” (come è stato etichettato, anche se per molti il nuovo codice proposto dal Labour è più robusto e praticabile di quello dell’Ihra) è culminato nelle accuse di antisemitismo lanciate contro Corbyn in Parlamento dalla veterana Margaret Hodge, la stessa che aveva guidato il “golpe” contro Corbyn dopo il referendum su Brexit. Il testo elaborato sarà sottoposto al voto dei parlamentari laburisti nel mese di settembre.

E dunque, che cosa c’è in ballo? Di cosa tratta questa disputa o, piuttosto, questa serie di dispute? Cosa si intende per antisemitismo? Non vi sono semplici risposte a queste domande, e i membri del Partito laburista e il pubblico in generale sono profondamente divisi, così com’è spaccata la cosiddetta “comunità ebraica” del Regno Unito. Alcuni sostengono che tutto ciò ha a che fare con la politica, e che l’unico modo per sbarazzarsi di Corbyn che hanno i suoi avversari all’interno del Partito è di fare dell’antisemitismo un’“arma”. I sostenitori di quest’idea sottolineano anche il fatto che molti di quanti criticano Corbyn sono sostenitori di Israele. Quello in corso è dunque, in realtà, un dibattito su Israele piuttosto che sull’antisemitismo: le due questioni possono essere separate?

L’intero dibattito in corso sulla definizione esatta di antisemitismo è spesso collegato a questioni legate alle critiche a Israele e fino a che punto ci si può spingere al riguardo. Sarebbe ingenuo pensare che tutta questa controversia riguardi interamente, e soltanto, l’antisemitismo. Il passato di Corbyn lo ha visto impegnato in una serie di iniziative anti-razziste. Egli ha condannato l’antisemitismo in numerose occasioni. Pertanto, coloro che affermano che Corbyn è antisemita sostengono che il problema sta nella sua incapacità di reprimere l’antisemitismo, oppure che egli finge di essere anti-antisemita (e lo ha fatto per tutta la sua vita politica), o ancora che dà man forte agli antisemiti. Un ultimo, cruciale problema è da porsi con riferimento ai social media. Facebook e Twitter sono colmi di ogni genere di insulti, ma sappiamo forse da dove provengono? Possiamo incolpare i leader politici degli insulti razzisti e antisemiti? Dovremmo attribuir loro una colpa per associazione? Che dire allora dell’islamofobia e degli altri partiti politici? Le reazioni istintive dei frequentatori dei social media non ci sono di alcun aiuto. Si tratta di un problema complicato, che divide le persone e infiamma gli animi. È un problema che va anche al cuore dell’identità del Partito laburista di Corbyn e che riguarda il profondo divario che esiste tra gli iscritti al Partito e molti dei suoi parlamentari. In tanti sembrano aver già preso una decisione al riguardo, senza aver veramente compreso la natura multi-livello delle questioni in gioco.