Coronavirus: serve un servizio psicologico

Figure deboli, con vissuti piuttosto fragili, possono risentire di questa condizione esistenziale obbligata ad insolite ristrettezze.

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Il Corona virus ha messo in ginocchio gran parte della nostra economia; ci ha costretto a starcene rinchiusi; ha fatto abbassare ogni genere di saracinesca. Il primo guaio è quello relativo alla salute. Solo rammentare le tantissime persone che hanno perso la vita, mette una intollerabile tristezza addosso. Al secondo posto è collocata la dimensione economica; la sofferenza ha raggiunto livelli quasi insopportabili. L’uomo esprime se stesso attraverso il lavoro, impedirglielo significa colpirlo nella sua essenzialità. Se il tempo di chiusura si protrae a lungo, c’è il fondato rischio che quella sofferenza possa anche intaccare equilibri di altra natura.

Figure deboli, con vissuti piuttosto fragili, possono risentire di questa condizione esistenziale obbligata ad insolite ristrettezze.

Già qualcuno ha correttamente pensato di istituire dei servizi, per affiancare ed aiutare questi soggetti da un punto vista squisitamente psicologico. Bene ha fatto l’azienda sanitaria triestina e isontina a promuovere quell’iniziativa e a pubblicizzare adeguatamente i canali per poterne usufruire.

Non so se altrettanto stiano facendo le altre due aziende sanitarie regionali. È ben vero che i numeri più impietosi di questa crudele malattia, si sono riscontrati nella città capoluogo di regione, ma è pur vero che anche gli altri territori, pur essendo meno sfiancati, ne potrebbero aver bisogno.

Questa terribile vicenda ha sicuramente intaccato i nostri consueti modi di essere al mondo. Il fatto stesso di limitare fortemente la possibilità di stare con gli altri produce malanni di carattere psicologico di grande portata. Si è in salute proprio perché ci si contorna di altre persone, per dialogare, per trasmettere sentimenti, per soggiornare nella sfera comune.

L’isolamento è già di per se stesso una sorta di malanno mentale. Poi, ciascuno di noi, è equipaggiato per cavarsela, ma bisogna tener conto del fatto che una certa percentuale non sempre è in grado di togliersi da questi guai.

Il mio intervento vuol essere semplicemente un suggerimento alle aziende sanitarie, che non hanno ancora debitamente promosso questo nuovo servizio, di farlo quanto mai prima. Comprendo che tutto questo dipende dalla volontà politica. Perché quella funzione richiederebbe un’azione che preveda l’aumento del personale, ancorché a contratti a tempo determinato, per poter far funzionare l’intero dispositivo.

Mi rivolgo pertanto alla classe politica regionale, che so essere fortemente oberata da quanto sta capitando e che quindi comprendo quanto sia costantemente impegnata in prima linea, giorno dopo giorno, a tener presente anche questa necessità, sapendo che se ne dovrà far purtroppo uso anche a Covid19 finito.

Tutto questo perché i disagi psichici non hanno nulla a che vedere con quanto accade per le malattie organiche, in quanto il loro decorso presenta tempi di guarigione, per solito prolungati.