COSA C’È SOTTO LA PARSIMONIA DI GRILLO? È PERLOMENO SOSPETTA UNA CERTA RETORICA NEO-PAUPERISTICA.

9751

 

Il Manifesto della parsimonia per il 2050” presentato di recente da Beppe Grillo costituisce una sollecitazione per i vari filoni culturali e politici del Paese a confrontarsi con una riflessione di prospettiva sui temi della sostenibilità, dell’energia e della transizione ecologica.

 

Giuseppe Davicino

 

L’economia circolare e la definizione di nuovi standard tra i tempi di lavoro e i tempi di vita sono certo obiettivi largamente, per non dire unanimemente, condivisi. Non altrettanto sembra potersi dire in merito a vari dettagli che rivelano una visione dell’uomo e della società sulla quale sembra opportuno esprimere delle riserve e definire un diverso approccio.

 

L’elogio, politico, della parsimonia che plurimilionari come il comico genovese intonano con insistenza, insieme a quello della resilienza, può risultare quantomeno sospetto alla crescente fascia di popolazione che fatica a procurarsi il necessario per sé e per la propria famiglia o per mandare avanti la propria attività. Rischia di esser funzionale ad una strategia della “decrescita felice” che vede i miliardari girare con i loro jet privati a cherosene a predicare ai ceti lavoratori la rinuncia all’uso dell’auto, a un riscaldamento adeguato delle loro abitazioni, ai cibi a base di carne sostituiti da prelibatissimi pasti a base di insetti.

 

Un dubbio che diviene una certezza quando Grillo vagheggia il dimezzamento dell’uso di energia di qui al 2050, rispetto al consumo pro capite, e dunque mantenendo e accentuando le disuguaglianze, perché il taglio dei consumi non potrebbe che ricadere interamente sulla classe media. Un obiettivo che risulta anche in contraddizione con la transizione digitale per quale l’energia è necessaria come l’aria che si respira.

 

Questa provocazione di perseguire un taglio del 50% all’energia necessaria all’economia e alla vita del genere umano, rende maggiormente evidente che su un punto così decisivo e colmo di implicazioni di ogni tipo come il fabbisogno energetico sia opportuno invece procedere in direzione del tutto opposta a quella malthusiana del fondatore del Movimento Cinque Stelle. Infatti, il teorema della riduzione programmata della disponibilità di energia, così caldeggiata in alcuni think tank che recepiscono i desideri dei miliardari globali, contiene come corollario inevitabile il progressivo indebolimento della classe media, sulla quale storicamente si fondano le democrazie, fino alla sua possibile scomparsa.

 

Una classe media ritenuta in quegli ambienti (che sono divenuti per anni più interessati a condizionare le banche centrali per avere politiche monetarie compiacenti, in grado di consentire loro di fare soldi dai soldi, che a continuare a far profitti da mercati rivolti ai consumi delle masse) ormai superflua dal punto di vista economico, perché sostituibile con l’intelligenza artificiale e dunque da colpevolizzare come inquinante. E lo strumento da usare per imporre la decrescita economica rischierà di essere, come già viene sperimentato qua e là, un uso distopico delle tecnologie digitali che verranno applicate per il contenimento forzato di consumi non più liberamente scelti ma imposti attraverso il sistema dei crediti sociali e della moneta digitale non più convertibile in contante, con il pretesto di contenere l’impronta ecologica delle classi subalterne.

 

Per evitare questi rischi, e soprattutto un sotterraneo sfaldamento delle basi su cui poggiano i sistemi democratici, che sono costituite da una ampia classe media e da un livello accettabile di coesione sociale,  serve definire un approccio assai diverso. L’innovazione sta aumentando a dismisura la domanda di energia. L’obiettivo sul quale far convergere tutti gli sforzi, finanziari, tecnici, scientifici è quello di investire su nuove forme di energia, come l’idrogeno, la fusione fredda, il nucleare di nuova generazione, e altre ancora, rispetto alle quali le energie rinnovabili con i loro noti limiti, sono da considerarsi importanti e complementari. L’obiettivo di energia illimitata, pulita e a buon prezzo non è affatto utopistico ma appare essenzialmente bloccato per ragioni geopolitiche. Chi raggiungerà o semplicemente implementerà a livello di infrastrutture e di distribuzione, per primo nuovi sistemi di generazione di energia, si assicurerà una rilevante quota di egemonia mondiale. Ecco perché la partita delle nuove fonti di energia, sulle quali l’Italia è tra le nazioni leader nel mondo, la si deve giocare in strettissimo raccordo con gli Stati Uniti.

 

È chiaro che su temi come questi emerge una differenza di impostazione che rende complicata la ricerca di accordi che non siano meramente di tecnica elettorale, fra la parte più popolare del centrosinistra, quella legata al mondo del lavoro, e soggetti come il M5S, i verdi e la sinistra radicale e comunque quella componente della sinistra trasversale ai vari partiti, che a volte dà l’impressione, come ha scritto il sociologo Luca Ricolfi, di negare “l’esistenza stessa dei problemi che la gente sente come prioritari”. Non rimane che la strada del confronto per definire prima o poi, se si riesce nonostante tutto, un programma comune.