Da soli di fronte alle sfide globali? No, abbiamo bisogno di un’Europa più forte e solidale

Possiamo pensare, ad esempio, che la grande partita dell’Intelligenza Artificiale possa essere affrontata con autorevolezza da un singolo Paese, invece che dall’Europa unità? 

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Più le spinte nazionaliste e sovraniste indeboliscono l’idea europeista, più la realtà si incarica di dimostrare l’assoluta necessità di una Europa unita e forte.
Questa realtà dovrebbe indicarci la strada maestra: solo attraverso l’Europa potremo cercare di garantire quella domanda di sicurezza (politica, sociale ed economica) che sembra dare origine e forza ad una parte rilevante dello stesso vento politico del momento.
Ideali e interessi concreti si mescolano oggi, in direzione dell’Europa, così come si sono mescolati nel dopoguerra nella visione dei Padri Fondatori.
Il problema è che oggi non ne abbiamo adeguata consapevolezza. E – diversamente da allora – non disponiamo di leader lungimiranti e coraggiosi.
Pensiamo un attimo alle sfide che ci preoccupano.
Già in tema di gestione dei flussi migratori abbiamo visto – al di là delle polemiche domestiche – che cosa significa il “deficit” di Europa.
Ma oggi emergono con maggiore evidenza altri scenari che, senza Europa, potrebbero compromettere il nostro futuro.
Si discute di “via della seta”. Ma come possiamo immaginare che un Paese europeo da solo possa reggere un rapporto di cooperazione con la Cina, con la sua colossale economia, le sue strategie globali di conquista dei mercati, la sua forza “geo-politica”?
Come si può pensare che un Paese da solo possa negoziare una comune strategia con la Cina nel campo delle grandi infrastrutture di trasporto e di interscambio commerciale, che per loro natura hanno carattere globale?
Ci si interroga giustamente sui pericoli di una “colonizzazione tecnologica” cinese.
Ma i cinesi corrono, in questo come in altri campi; e non si fermeranno. Come non si fermeranno gli altri vecchi e nuovi protagonisti della rivoluzione scientifica e tecnologica.
L’Europa può pensare di “fermare il mondo” perché è in ritardo? Non credo.
E se gli investimenti (necessari e urgenti) in conoscenza e in tecnologia non li fa l’Europa nella sua globalità, quanti singoli Paesi Europei possono pensare di farli da soli? Con quali risorse? Con quale capacità di attrazione di cervelli e di capitali? Sulla base di quali piattaforme?
Possiamo pensare, ad esempio, che la grande partita dell’Intelligenza Artificiale possa essere affrontata con autorevolezza da un singolo Paese, invece che dall’Europa unità?
Occorre puntare alla crescita, si dice. Certo. Ma come si può ritenere che un singolo Paese – poniamo il nostro – possa trovare risorse pubbliche adeguate per finanziare investimenti strategici e di sistema, senza i quali la crescita non avviene, considerate le condizioni della propria finanza e visto il cumulo del proprio debito pubblico?
Solo un piano strategico sostenuto da tutta la Zona Euro e finanziato con Bond emessi con garanzia della BCE, sotto la regia di una comune Autorità Politico-Finanziaria, può puntare a questo obiettivo. Ma come potrà accadere questo, senza una coesione politico-istituzionale forte e con i crescenti rigurgiti nazionalisti ?
Siamo preoccupati per il disordine politico e militare in Medio Oriente e nella sponda Sud del Mediterraneo, nonché dei possibili effetti della bomba sociale e demografica africana.
Ma sappiamo bene che, agendo da soli, i singoli Paesi Europei non potranno che continuare a combinare guai (per rincorrere interessi di bottega, come ha fatto sopratutto la Francia) e in ogni caso le loro iniziative appariranno sempre più patetiche a fronte della dimensione dei fenomeni e delle forze globali in campo su questi scenari.
Volgiamo parlare dei rischi derivanti da cambiamento climatico? C’è forse una qualche misura di reazione al rischio ambientale che non preveda – come soglia minima – comportamenti e politiche comuni almeno a livello europeo?
Purtroppo, a pochi mesi dal rinnovo del Parlamento Europeo, sembra che tutto ciò non esista e che si stia viaggiando al buio, verso l’ignoto.
Anzi, sembra che l’Europa sia diventata terreno di spartizione di nuove influenze, con l’ausilio dei soliti “utili idioti”. La Cina negozia separatamente; la Russia costruisce proprie aree di alleanza anche politica; Tramp offre al Regno Unito, in preda alla follia fuori controllo della Brexit, un accordo politico-economico bilaterale.
Questi grandi competitori globali hanno ormai scommesso sulla dissoluzione dell’idea europea. E, se vincono questa scommessa, nessuna Nazione Europea avrà un futuro, se non quello del vassallo di turno.
Ha ragione Mario Draghi, quando afferma che nessun Paese europeo potrà mantenere la sua sovranità se non la condividerà con coraggio a livello comunitario.
È questa la vera partita in corso. Ma molti non lo hanno capito. O, se lo hanno capito, giocano in realtà con un’altra squadra. Lo capiscono forse di più le nuove generazioni europee; lo capivano giovani come Antonio Megalizzi. Speriamo che si facciano sentire con forza e determinazione.

Forse – è presto per dirlo – l’enorme partecipazione dei giovani italiani ed europei alle manifestazioni per il cambiamento climatico di venerdì è un segnale incoraggiante.